Cara vecchia radio, novant’anni dopo

Europa
Le trasmissioni della Uri iniziarono con un concerto di Haydn annunciato da Ines Viviani Donarelli. La radio raccontò la nascita del fascismo e la sua fine

Il 6 gennaio 1924, iniziano ufficialmente le trasmissioni del primo gestore per il servizio di radioaudizioni circolari, la  Uri, nata dall’unione di varie società. Il nome infatti è l’acronimo di Unione radiofonica Italiana, ed è stato suggerito dal ministro delle comunicazioni Ciano al momento della gara per la scelta della società che avrebbe esercito il servizio.

Si presentavano la Sirac – Società italiana radio audizioni circolari – che era la rappresentante italiana della potentissima Rca americana e che si occupava della vendita degli apparecchi radio, senza i quali ovviamente il servizio non poteva svilupparsi.

Ma sono altri due gruppi, Radioaraldo e Radiofono, interessati al broadcasting vero e proprio. Il primo, nato dalla genialità di Luigi Ranieri, un imprenditore romano che con i figli Augusto, Raoul e Giulio aveva realizzato l’Araldo Telefonico, un sistema per trasmettere musica e notizie che utilizza il cavo telefonico al posto delle onde elettromagnetiche.

Nasce nel primo decennio del ‘900  ed in una prima fase opera a Roma fino al 1916 circa. È in questi anni, esattamente nell’ottobre 1914 che fa la sua comparsa Maria Luisa Boncompagni, assunta come “fine dicitrice” dai Ranieri e poi – la storia ce lo insegna – prima annunciatrice Uri, poi Eiar, poi Rai.

Il grande merito di Luigi Ranieri – oltre ad aver sviluppato la prima forma di broadcasting sia pure con tecnologie differenti dalla radiodiffusione – è stato quello di predisporre una serie di collegamenti – tramite cavo telefonico – con i principali luoghi di cultura a Roma: L’Augusteum, il teatro Costanzi, la Sala Sgambati, il caffè Faraglia, ove si svolgevano i concerti che venivano poi trasmessi in diretta e ad un folto numero di persone della borghesia capitolina (sappiamo che anche la regina Margherita era abbonata) secondo un preciso palinsesto.

A un quotidiano della capitale, il compito di riportare,  nella pagina degli spettacoli, la pubblicità: «L’Araldo Telefonico quest’oggi collegherà i suoi abbonati con la pagoda del Pincio, ove il concerto comunale del maestro Vessella eseguirà scelto programma», leggiamo sul Messaggero del 19 novembre1914. Dopo alterne vicende, che hanno visto il fallimento societario del primo A.T. questo rinasce nei primi anni venti sempre con la famiglia Ranieri.

Ma a questo punto, il servizio radiofonico negli altri paesi inizia a farsi realtà. E, approfittando del “dono” di un trasmettitore offerto dalla Western Electric – che aveva fiutato l’affare e che vedeva nel gruppo dell’industriale romano la struttura adatta – vengono effettuate prime prove di trasmissione a partire dal luglio 1923, dalla sede di Piazza Poli a Roma, la stessa dell’Araldo Telefonico.

I buoni rapporti col ministro delle poste Antonio Colonna di Cesarò, davano un vantaggio ai Ranieri rispetto la concorrente Radiofono, l’altra società che ambiva alla concessione governativa per gestire i servizi radiofonici. Nasce qualche mese dopo, il 15 settembre del ’23, in pieno esecutivo Mussolini su iniziativa di Luigi Solari, il braccio destro di Marconi che si attiva nel proporre un servizio simile alla Bbc inglese – che il gruppo ben conosceva, visti i sottili fili che collegavano la radio inglese alla Marcony Company – ma fortemente avversato dal ministro delle Poste  che non amava sentir odore di monopolio soprattutto con interessi ramificati in tutti il mondo, quali erano quelli del gruppo Marconi.

Nei primi giorni del ’24, i giochi sembrano fatti: l’appoggio incondizionato del ministro Di Cesarò al  gruppo Ranieri, forti del know how nel campo del broadcasting attraverso l’esperienza dell’A.T. e la corrispettiva avversità al gruppo Marconi – il cui scienziato non stava godendo di buona popolarità, coinvolto nello  scandalo della Banca di Sconto di cui era presidente – sembra aver già segnato l’avvenire della radio.

Ma la politica si mette in mezzo: nel gennaio 1924, dopo aver portato a casa la riforma della legge elettorale (Legge Acerbo), Mussolini dichiara finita la legislatura e, nelle dieci cartelle che legge alla camera a fine gennaio, indica la data del 6 aprile per le prossime elezioni proponendo a tutti i gruppi parlamentari di confluire nel cosiddetto “listone” per avere il massimo dei risultati in termini di consenso politico. Il gruppo dei demosociali, nel primo esecutivo solo alleati dei fascisti, con il loro massimo esponente proprio il ministro delle Poste, rifiuta sdegnosamente e lancia un segnale molto forte: si dimette Di Cesarò.

È il 4 febbraio 1924, il giorno dopo Costanzo Ciano sale dal Re Vittorio Emanuele  III e firma il mandato come nuovo ministro. Ciano viene da Livorno – città dove ha studiato da giovane il piccolo Marconi – ma soprattutto viene dalla Marina, lo stesso ambito  nel quale sono cresciuti sia  lo scienziato bolognese che Luigi Solari. Cambiano i rapporti, mai come in questa occasione storia politica e storia radiofonica nel nostro paese, sono state così vicine.

Per cercare di ingraziarsi il nuovo titolare delle poste, Luigi Ranieri offre da subito la possibilità di trasmettere dalle sale collegate con l’A.T. i discorsi dei politici in previsione della prossima campagna elettorale. Ed il primo, proprio quello che Mussolini avrebbe tenuto di li a poco, il 23 marzo, al Costanzi di Roma in occasione del V anniversario della fondazione dei fasci, a Milano, nel ’19. Ciano, che al contrario di altri gerarchi e dello stesso Mussolini, comprende subito l’importanza della comunicazione politica, concede l’autorizzazione  a condizione però che anche la Radiofono di Marconi partecipi.

Chiede a Solari se sia in grado di far sentire la voce del presidente del consiglio e, rassicurato dal braccio destro di Marconi autorizza la trasmissione, anzi, le trasmissioni visto che si sarebbero divisi gli ascolti, Radioaraldo a Roma mentre Radiofono – tramite un trasmettitore montato in tutta fretta in alcuni locali della Marina a Centocelle – avrebbe irradiato in un raggio più ampio.

La storia ci racconta che finì 1 a 0,  l’esperienza della Radiofono è stata disastrosa mentre Radioaraldo  – che poteva contare sui suoi cavi telefonici predisposti per l’A.T. – riesce a trasmettere l’intero discorso di Mussolini a Roma e provincia. Il Duce ne rimane deluso e la sua ritrisìa nei confronti della radio, durerà diverso tempo.

Ma Ciano non demorde, i mesi successivi sono quelli che sono stati definiti “la guerra delle onde”, terminati con l’imposizione del ministro ad un accordo fra i due gruppi per la costituzione della Uri. Che nasce  il 27 agosto 1924, ma con un brivido nel finale: Radioaraldo, per problemi interni al suo gruppo, non è in grado di trovare i finanziamenti necessari per la partecipazione e dunque si sfila. La Uri nasce dall’accordo tra Sirac (16%) e Radiofono (84%).

Questo anniversario, che prevede la posa di una targa nel palazzo scelto da Luigi Solari come prima sede, Palazzo Corrodi, edificato nel 1905 dal pittore Hermann Salomon Corrodi che lo aveva costruito con ambienti adatti per attività artistiche – dal 1915 un  lato del palazzo era adibito allo studio-abitazione di  Trilussa – ha il pregio di ricordare l’avvenimento nato quasi in sordina, i giornali del tempo infatti non amavano molto quel nuovo media che – si pensava – avrebbe allontanato i lettori dai quotidiani.

Ma questa ricorrenza – nata su una iniziativa da chi scrive queste note, il quale mesi fa lo ha proposto ed è stato prontamente raccolto sia dai vertici Rai che dell’Amministrazione comunale –  ha il pregio anche di gettare un po’ di luce su di un’altra questione  ben più nota.

Diciamo intanto che il 6 ottobre è una data simbolica, in realtà le trasmissioni già venivano effettuate a livello sperimentale ogni giorno dalla 16.30 alle 17.30 per testare la bontà dei trasmettitori e tutti gli accessori tecnici  necessari. Il trasmettitore infatti si trovava lontano dall’auditorium di palazzo Corrodi, oltre 3,5 km coperti da fili volanti posizionati dalla Fatme (una società presente nella Radiofono) per collegare il trasmettitore allo studio. E la prima prova viene fatta il 10 giugno 1924. Ricorda nulla questa data? Neppure se diciamo che a 50 metri dal portone di via Maria Cristina si trova lungotevere Arnaldo da Brescia? Casualità varia, certo. Ma se diciamo che uno del massimi rappresentanti del governo Mussolini, Aldo Finzi, sottosegretariato agli interni, fa parte ed è attivamente coinvolto nella questione delle comunicazioni schierandosi apertamente con il gruppo Radioaraldo che i documenti trovati negli archivi ci mostrano, gli indizi cominciano a diventare corposi.

Soprattutto quando si scopre  che Finzi è coinvolto nell’affaire Matteotti a tal punto da venirne allontanato, sia dal Corriere Italiano, l’organo da lui fondato, sia dalle gerarchie vicine a Mussolini. Sono due eventi contigui per spazio e per tempo passati inosservati alle indagini storiche ma che forse necessitano di ulteriori chiarimenti anche alla luce della lettura che l’archivio Ranieri – fortunatamente giunto fino a noi per il tramite del figlio di Giulio, Marcello Ranieri e che il sottoscritto ha avuto il piacere di consultare – è in grado di intervenire su un aspetto molto importante della nostra storia.

Come alla fine è andata, è noto: i tre mesi di sperimentazione,  terminano a gennaio 1925 quando la Uri amplia i suoi spazi di trasmissione passando a  6 ore. Nasce di li a poco il Radiorario, antenato del Radio Corriere, un anno dopo apre la stazione di Milano, la direzione si sposta nel capoluogo lombardo ed il nucleo originale della prima radio si sfalda con la trasformazione in Eiar, sotto il rigido controllo dello Stato, per poi trasferirsi a Torino ed accentuarsi quel che è stata chiamata la “piemontesizzazione” dell’azienda.

Questi primi mesi sono perciò da ricordarsi come cesura con il passato:  il 3 gennaio, Mussolini getta la maschera con il discorso davanti alla Camera, il fascismo si fa regime e condizionerà per diversi anni i passaggi della politica e della cultura italiana. E la radio, nata in sordina nella sede di palazzo Corrodi a Roma, ne racconterà le vicende  come il più valido testimone.

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