Il giorno andavamo in via di Ripetta

Europa
Breve storia di un giornale che è stato anche un network, un ambiente, un piccolo intellettuale collettivo. I nomi di chi ha lavorato, scritto, discusso, riso a Europa

«Narrare dieci anni in poche frasi» è una bellissima frase di Guccini (“Incontro”) ma è una cosa impossibile anche per un poeta come lui, e dunque figuriamoci per noi.

Nell’ultimo giorno di vita di Europa – oggi, 30 dicembre 2014 – tuttavia avvertiamo come doveroso citare i nomi di qui ha lavorato, scritto, discusso, pensato, litigato e anche riso – perché si è riso molto – lungo questi dodici anni. Tutti i nomi? Sarebbe impossibile ricordare l’universo mondo che è passato da via di Ripetta 142, terzo piano, in questo bellissimo palazzo seicentesco nel cuore della vecchia Roma: da una parte in fondo c’è piazza del Popolo, dall’altra giù giù il senato, en face si intravedono via Condotti e Trinità dei Monti, è la Roma forse più bella, dove girovagava nientemeno che Caravaggio, rione frequentatissimo dai turisti – piazza Navona è qui dietro – ci abitano tante persone importanti, puoi vedere passare il ministro o Renzo Arbore, che abita qui vicino, è la Roma politica dei ristoranti, un tempo delle trattorie frequentata da Gadda e Moravia. Per farla breve, è uno dei posti più belli del mondo.

Bene, ogni giorno siamo tutti venuti qui a via di Ripetta. Seguendo riti e tempi consolidatisi via via, il bar all’angolo, i giornali, la riunione di redazione, la pausa, i panini, le telefonate, il lavoro vero e proprio, la nevrosi serale che precede la chiusura del giornale– il “passaggio” dei pezzi, i titoli da rifare, gli articoli che arrivano tardi, gli inconvenienti tecnici. L’avvento e infine l’esclusiva attività del sito di Europa in fondo non cambiò tanto queste abitudini, anche se il recente abbandono della carta è stato un colpo al cuore per tanti di noi, che pure siamo andati avanti così in questi ultimi angosciosi ultimi mesi.

Ma insomma ora che siamo al capolinea si può dire che questo è stato un grande giornale. Il primo numero – 12 febbraio 2003 – era firmato da Nino Rizzo Nervo, il primo direttore, Stefano Menichini e Francesco Garofani erano i vice, e il grande Federico Orlando condirettore: già un team di prim’ordine. Successivamente Menichini divenne direttore, reggendo per tutto il tempo fino a oggi il timone con Federico, Pio Cerocchi, Guido Moltedo, Giovanni Cocconi e poi l’amica Chiara Geloni (con lei discussioni memorabili, passione politica vera) e poi ancora un altro grande amico, Filippo Sensi, fino a che Matteo Renzi non ce lo “rubò” sottraendoci la sua genialità e il suo spirito. Moltedo ci ha spiegato per anni le cose del mondo e dell’America in particolare, Cocconi quelle dell’informazione e dell’economia. Si remava insieme, giornalisti molto diversi fra loro, grandi professionisti che hanno insegnato molto a tutti noi.

I redattori erano più o meno gli stessi di adesso. Alcuni sono migrati verso altre testate ma il grosso è ancora qui.

E dunque: Raffaella Cascioli, Fabrizia Bagozzi, Maria Galluzzo, Valentina Longo, Rudy Francesco Calvo, Emanuela Franchini, Paola Fabi, Francesco Lo Sardo, Mariantonietta Colimberti, Gabriella Monteleone, Lorenzo Biondi, più i “collaboratori fissi” di quest’ultimo periodo, Francesco Maesano, Nicola Mirenzi, Federica Cantore. I grafici, poi: Cinzia Cardarelli, Stefano Navarrini, Giulio Fermetti; e gli amministrativi, la segreteria guidata dalla nostra Cinzia Iacoangeli. Una bellissima redazione, un collettivo multiforme, non facile da gestire, ricco di umanità: il loro lavoro è consegnato alla collezione di Europa e alla rete, per sempre.

Ma Europa è stato anche un ambiente, un network, persino un intellettuale collettivo. Lo hanno alimentato fior di collaboratori, troppi per ricordarli tutti, e in questo caso dunque è meglio non citarne nessuno. Con poche eccezioni, doverose: Stefania Carini, Massimiliano Panarari, Roberto Sommella, Fabrizio Rondolino. E Paola Casella, animatrice di Donneuropa, una bellissima esperienza di magazine online che ha dato molto a questo nostro giornale. Senza tutte queste persone non avremmo potuto andare avanti, soprattutto – come li ha definiti il direttore – in questi anni di “ritirata strategica”.

Un’ultima parola proprio sul direttore, Stefano Menichini. Come tutti sanno, Menichini è Europa. Un grande giornalista, una grande persona. Chi ha lavorato con Stefano si porta dietro un bagaglio enorme di conoscenza, curiosità intellettuale, mestiere. Ecco, come milioni di volte in questi lunghi anni, spero solo che questo articolo gli sia piaciuto.

Ora si riuscirà in qualche modo a tenere viva la fiammella di Europa? È quanto spera chi Europa ha apprezzato e, certamente, chi vi ha lavorato. Si vedrà. Come ha detto il Cdr, «non si può fare Europa senza Europa».

Ecco tutto. E ora, come dice il Regista ai tecnici del teatro nella commedia di Pirandello: «Forza, spegnete la luce».

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