I tempi dell’addio al Colle? Non negoziabili. Asse Napolitano-Renzi sulle riforme

Europa
Il timing di massima su nuovo senato e Italicum. Ma se il capo dello stato lasciasse a fine anno, gennaio sarebbe dedicato alla elezione del successore

Raffreddare un clima politico di nuovo bollente. Stendere un cordone sanitario attorno alla legislatura. Fissare un timing di massima sulle riforme istituzionali. Confermare su queste uno sforzo unitario fra maggioranza e opposizione. Sono tutti tasselli di un difficile puzzle che stamane al Quirinale Giorgio Napolitano e Matteo Renzi (presente anche Maria Elena Boschi, ministro per le riforme e per i rapporti col parlamento) hanno messo in ordine.

L’asse fra il capo dello stato e il presidente del consiglio continua a tenere bene. I due non si sono nascosti i problemi di questo delicato momento politico, problemi che che impongono al governo di accelerare sulle riforme.

E così, in linea di massima, Renzi immagina un percorso che consenta alla riforma costituzionale che prevede il superamento del senato di essere approvata a metà gennaio alla camera per tornare al senato a marzo per il voto definitivo (della prima lettura). E per la legge elettorale si pensa alla stessa tempistica: entro gennaio il sì del senato, poi di nuovo alla camera entro marzo, per la lettura, questa sì, definitiva.

A parte le varie criticità politiche, legate alle scelte di partiti alla ricerca di una linea coerente, da Forza Italia e M5S (ma preoccupa anche la tensione permanente nel Pd)  su tutto domina un grande punto interrogativo. Che riguarda proprio il presidente della repubblica. Non ci sono conferme ma è possibile che alla questione si sia fatto cenno anche nel lungo colloquio di stamane.

Nei giorni scorsi si era ipotizzato che Renzi potesse chiedere a Napolitano di restare al suo posto fino alla primavera. Ma quello che sembra certo è che il capo dello stato considera la questione non negoziabile: deciderà lui come e quando lasciare. A nulla sono valse e varranno insistenze di qualunque tipo.

Se egli dovesse optare per le dimissioni alla fine del semestre europeo, ecco allora che il timing delle riforma subirebbe per forza uno slittamento, perché in quel caso nei primi giorni del 2015 si avvierebbero le procedure previste per la convocazione delle camere in seduta comune, sotto la “reggenza” del presidente del senato Pietro Grasso: e gennaio sarebbe quindi il mese della elezione del nuovo capo dello stato, con conseguente spostamento in avanti di tutta l’agenda politico-parlamentare.

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