Visita guidata a soldipubblici.gov.it

Europa
Viaggio nel portale con la direttrice dell'Agenzia che l'ha fatto, Alessandra Poggiani

Premessa: siamo solo all’inizio. Però dentro soldipubblici.gov.it, il sito creato dall’Agenzia della presidenza del consiglio per l’Italia digitale, si possono già trovare moltissimi dati. Scrivi il nome del comune o della regione, cosa t’interessa sapere e nella barra in basso vengono fuori i risultati.

Molti hanno già storto il naso: è poco, accusano. Si poteva fare meglio, non serve a niente. Alessadra Poggiani, direttrice dell’Agenzia per il digitale, risponde: «Quando qualcuno fa qualcosa, ci sono sempre persone che si lamentano. Ma i dati prima non li poteva leggere nessuno, ora anche una persoma che non ha particolari competenze di bilanci pubblici può fruirli».

Il sito è molto semplice. C’è una pagina che descrive il progetto e dà le informazioni base all’utente. Il resto, è lasciato all’intuito. «La nostra  è un’operazione di fruibilità dei dati esistenti per l’utente normale – spiega Poggiani – per rendere comprensibile a tutti questi dati». Non è un lavoro completo, ma un work in progress. «Mancano ancora molti dati. Abbiamo spiegato che questo è solo un primo passo: quando ci sarà la fatturazione elettronica avremo anche quelli dell’amministrazione centrale, le spese dei ministeri, i dati delle società partecipate. Man mano che saranno disponibili, li metteremo online e potremo anche incrociarli».

Per ora si possono cercare le spese che riguardano i comuni, le province e le regioni. Il maggior problema è l’interpretazione della montagna di dati che ci sono. I numeri di per sé possono dire molto, ma c’è bisogno anche di strumenti in grado di dargli un senso, leggerli.

Le segnalazioni principali degli utenti indicano questa direzione, spiega Poggiani. «Abbiamo ricevuto tantissimi commenti positivi e siamo contenti di ricevere segnalazioni che ci suggeriscono miglioramenti. Le osservazioni che abbiamo finora ricevuto sono principalmente due: gli utenti vorrebero che i dati fossero scaricabili per poterne fare delle elaborazioni, e ci vengono chiesti degli strumenti di comparazione tra i dati di un comune e quelli di un altro. Sono due cose a cui avevamo già pensato, e su cui lavoreremo, studiando uno strumento che possa permettere di comparare i comuni e gli enti. Non avrebbe senso associare le spese, per esempio, di un comune come Roma con quelle di una piccola cittadina di provincia. È evidente, no?».

Certo, capire se i soldi sono stati spesi bene o male: questo il sito non può dirlo. Comuni e regioni, poi, non pagano in maniera equilibrata mese per mese, quindi può capitare che per una data spesa – per esempio, quella della cancelleria – in un certo mese sia pari a zero, in un altro sia molto alto.

«È ovvio che sulla trasparenza il cittadino deve essere anche educato. Noi stiamo parlando di un portale di trasparenza, è uno strumento fatto di accountability. Il cittadino può trovare un dato che gli risulta anomalo, ma poi deve anche dare al comune la possibilità di spiegare il perché di quella cifra». Il retropensiero non è quello di smascherare le malefatte della politica, partendo dal principio che in utti gli enti e in tutti i comuni si ruba. Ma, al contrario, l’intenzione è quella di «ristabilire fiducia tra cittadini e istituzioni».

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