Due goal e due flop del Renzi pop

Europa
Gli episodi simbolo di un anno di turbopolitica, con qualche inciampo di stile che un presidente del consiglio avrebbe potuto evitare

Colpi a segno, e colpi a vuoto. Anche la contabilità performativa della politica pop presenta una sua – come definirla..? – “partita doppia”. Proviamo, allora, ragionieristicamente e implacabilmente, ad applicarla a colui che della pop-politica è l’indiscutibile campione nelle fila del centrosinistra (come lo è di un modello efficacissimo di following leadership), ovvero il premier e segretario Pd Matteo Renzi. Due tiri a segno – per avvalerci della metafora calcistica che in quanto a pop (e popolarità) non è seconda a nessuno – e altrettanti fuori dall’area. Va da sé che siamo nel campo della totale opinabilità, e pure, quindi, anche insindacabilità di chi scrive e – spostandoci ora nel campo della semantica renziana – “ci mette la faccia”.

Le famose-famigerate slides della conferenza stampa a palazzo Chigi del marzo di quest’anno su Il lavoro svolta. La svolta buona. Di cui, infatti, parlarono in tanti, e tanto. Come, allo stesso modo, molto si discusse delle 10 “diapo” (così le chiamavano in quello che oggi appare una specie di Mesozoico della comunicazione) relative ai primi 80 giorni di governo Renzi. Ritmo, velocità, semplificazione, storytelling e narrazione: turbopolitica allo stato puro, con abbondanti iniezioni di cromatismo – ed è il primo goal. Quindi, la sfilata-parata di camicie bianche della neonata Internazionale dei leader socialisti in… maniche di camicia immacolata. A settembre, alla Festa de l’Unità nazionale di Bologna, il leader dem non proveniente dalla sinistra postcomunista (o neosocialdemocratica) si impone comunicativamente, dando il la al look della riunificazione visiva del pacchetto di mischia e del gruppo di testa del socialismo (postmoderno) europeo. Certamente, su un cromatismo piuttosto lontano da quello della tradizione, ma per chi viene da tutt’altra storia (e ha portato il Pd dentro il Pse) siamo al secondo goal.

La politica pop, tuttavia, si rivela insidiosa, e può essere “biforcuta” (e lo dice uno che pensa che essa abbia anche contribuito potentemente a edificare una sorta di “egemonia sottoculturale” in questo nostro anomalo e imperfetto paese); oppure, ancora, nel corso del vantaggiosissimo inseguimento del consenso può perdere di vista certi stakeholders da trattare con un certo riguardo. E qui ritroviamo quelli che ci sono sembrati due tiri non azzeccati. L’“elettoral-confidenziale” ospitata a Pomeriggio Cinque da Barbara d’Urso (di cui Mediaset ha deciso la sospensione dei programmi fino all’anno prossimo). E le leccate al gelato in tono di replica e di sfida a una oramai celebre copertina dell’Economist. Perché, anche se disintermediatore, Matteo Renzi è il presidente del consiglio della Repubblica italiana, e la trans-tv e i coni tricolori anti-stampa anglosassone poco si addicono al ruolo. Un paio di reti, e due autogoal: la partita resta quindi lunga, e tutta da giocare…

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