Fate firmare le riforme a Napolitano

Europa
Per la politica sarebbe il modo migliore per ringraziare il presidente. Basta solo coordinare le date, ma bisogna superare le resistenze di Berlusconi

Il governo, la maggioranza, il parlamento tutto renderebbero un grande omaggio a Giorgio Napolitano consegnandogli il testo della riforma elettorale pronto per la promulgazione. Con la sua firma. Sarebbe un ultimo atto bello e pieno di significato, per l’anziano presidente che lascia il Quirinale. Il modo migliore per ringraziarlo.

La pressione di Renzi per concludere l’iter dell’Italicum entro gennaio è dunque benvenuta. Fissare il giorno esatto del dimissioni tenendo conto della data di approvazione definitiva della nuova legge elettorale non dovrebbe essere un grande problema: l’importante è la volontà politica di consentire una chiusura “in bellezza” degli otto anni di presidenza.

Giorgio Napolitano, come ha spiegato nel discorso alle Alte cariche dello stato, attende la formale chiusura del semestre di presidenza italiana della Ue per annunciare le sue dimissioni, cosa che avverrà il 13 gennaio con il discorso del premier al parlamento europeo. L’atto delle dimissioni consisterà in una semplice lettera, neppure controfirmata dal governo, con l’indicazione della data dell’uscita dal Quirinale. Quel giorno si saprà con esattezza quando l’Italicum verrà approvato in via definitiva: e sarebbe dunque logico coordinare le date.

In questo modo, al capo dello stato si renderebbe onore nel migliore dei modi, concretizzando l’auspicio da egli formulato con precisione e fermezza quando davanti al parlamento accettò di rimanere al Colle, vincolando   questo “prolungamento” alla realizzazione delle riforme istituzionali.

Parrebbe un discorso semplicissimo. Senonché alla sua logicità si contrappone il tatticismo cervellotico di Berlusconi, che vorrebbe che riforme e elezione del nuovo capo dello stato fossero cose connesse, anzi, che le riforme venissero fatte o non fatte a seconda dell’esito del big match sul Quirinale.

Peccato che l’opinione pubblica non gradisca molto i tatticismi e che al contrario abbia desiderio di una fase di maggiore stabilità e soprattutto fattività di governo e parlamento, a cominciare dalle riforme istituzionali ed elettorali. E poi probabilmente vorrebbe che non andasse in scena il brutto teatro dell’assurdo del 2013 ma si eleggesse un presidente della repubblica in un clima possibilmente unitario.

Sarebbe anche questo un bel modo, per la politica, di rendere omaggio al miglior presidente della repubblica che abbiamo mai avuto.

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