Ilva, si lavora al decreto salva Taranto. E si rivede la sintonia Renzi-Landini

Europa
Al consiglio dei ministri di domani, 24 dicembre, l’Ilva sarà più un punto all’ordine del giorno. Sarà una rivendicazione d’autonomia, unaa svolta cultural-politico-economica, una sfida. Matteo Renzi l’ha detto: «Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei […]

Al consiglio dei ministri di domani, 24 dicembre, l’Ilva sarà più un punto all’ordine del giorno. Sarà una rivendicazione d’autonomia, unaa svolta cultural-politico-economica, una sfida. Matteo Renzi l’ha detto: «Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’Ue. Faremo il risanamento ambientale».

Per il presidente del consiglio, i regolamenti europei – laddove si riducono ad astratte norme che non tengono conto della realtà – sono camicie di forza, camicie di forza che occorre allargare, dalle quali divincolarsi. E così domani, nell’ultimo consiglio dei ministri dell’anno, il decreto sull’Ilva sarà presentato. Lo stato interverrà non solo per salvare un’azienda in crisi, una delle più grandi fabbriche italiane, ma anceh per salvare una città inquinata e devastata da quella industria ceh la fa vivere. Sarà, questo, un tema di cui si parlerà molto. L’intervento statale sarà rispettoso dell’ambiente o si curerà solo di salvare la produzione?

Angelo Bonelli, segretario dei Verdi, ha attaccato: «No al settimo decreto salva-Ilva del governo. Renzi continua a seguire un modello sbagliato», proponendo «un processo di conversione industriale, come avvenuto a Bilbao», per creare un’«area “no tax”, di defiscalizzazione per le imprese innovative, un polo di ricerca e una città della Scienza, riqualificazione dei suoli e recupero urbanistico della città vecchia».

Il governo non cambiaerà idea. Ma la questione ambientale l’ha molto chiara in mente. Secondo il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, il piano sarà rispettoso e rigoroso delle prescrizioni ambientali, prevederà investimenti per la bonifica ambientale di alcune aree inquinate dell’area ionica. «Ho parlato con il sottosegretario Delrio – ha detto – e mi ha assicurato che, oltre alla conferma delle prescrizioni Aia, ci sarebbero buone notizie per la bonifica del Mar Piccolo, del quartiere Tamburi, della città vecchia e per il porto, e anche per le tutele occupazionali».

Per la bonifica ambientale dell’area inquinata di Taranto il 26 luglio 2012 venne firmato un Protocollo d’intesa tra governo, Regione Puglia ed enti locali. Il commissario per la bonifica è Vera Corbelli, mentre sulla base dell’accordo è al lavoro una cabina di regia. Fino ad oggi, però, secondo i sindacati di Cgil, Cisl e Uil, per la bonifica di Taranto è arrivato un unico investimento complessivo di 119 milioni di euro, 61 dei quali a carico dello Stato e 58 a carico della Regione Puglia.

Oggi i lavoratori delle ditte terze dell’Ilva hanno proclamato uno sciopero della durata di otto ore. Le organizzazioni sindacali denunciano in una nota che i lavoratori dell’indotto sono «stremati da una condizione inverosimile», dal monento che «ad oggi a numerosissimi di loro viene negato di fatto il sacrosanto diritto alla retribuzione». La situazione, osserva il delegato Fiom Francesco Brigati, «rischia di implodere se il governo non interviene immediatamente per garantire il pagamento degli stipendi così come avvenuto per i lavoratori
Ilva».

Sul punto dell’intervento pubblico sull’Ilva, però, Renzi e i sindacati non sono molto distanti. Certo molto dipenderà dai dettagli delle decisioni che saranno presi dal consiglio dei ministri. Però il capo della Fiom Maurizio Landini e il presidnete del consiglio hanno più volte parlato della questione. E le indicazioni di Landini andavano proprio nella direzione che poi Renzi ha deciso di percorrere. Di recente, non ci sono stati nuovi contatto. Però sul dossier Ilva, dopo quello dell’Ast di Terni, i sindacati (soprattutto la Fiom , per competenza) e il governo saranno molto più vicini di quanto non siano invece sulla questione del Jobs act.

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