Inutile insistere, Napolitano ha già deciso i tempi dell’addio al Colle

Europa
Lungo incontro con Renzi e Boschi per fare il punto sulle riforme: il presidente raccomanda «un percorso condiviso». Il premier vorrebbe chiudere entro gennaio ma c'è l'incognita della successione al Quirinale

Raffreddare un clima politico di nuovo bollente. Stendere un cordone sanitario attorno alla legislatura. Fissare un timing di massima sulle riforme istituzionali. Confermare su queste uno sforzo unitario fra maggioranza e opposizione. Sono tutti tasselli di un difficile puzzle che stamane al Quirinale Giorgio Napolitano e Matteo Renzi (presente anche Maria Elena Boschi, ministro per le riforme e per i rapporti col parlamento) hanno messo in ordine.

Un colloquio molto importante, all’indomani delle varie fibrillazioni post-elezioni regionali e del voto sul Jobs Act che ha approfondito il solco fra Renzi e minoranza. Una volta di più, si è sancito che l’asse fra il capo dello stato e il presidente del consiglio continua a tenere bene. Probabilmente è stato anche un incontro segnato da un insieme di emozioni, non ultime quelle legate al momento personale che il capo dello stato vive.

Di certo i due non si sono nascosti i problemi di questo delicato momento politico, problemi che impongono al governo di accelerare sulle riforme. Napolitano, che annusa come nessun altro un’aria che diventa sempre meno limpida, ha voluto capire bene se il quadro politico regge, se gli accordi verranno rispettati, se i maggiori partiti sono in grado di tener fede ai propri impegni.

Il premier da parte sua conosce le incognite della situazione. La strada non ha però alternative: fare in fretta, con «un percorso condiviso», come recita il comunicato del Quirinale. Per il quale occorrerà il massimo coinvolgimento del maggior numero possibile di forze politiche per realizzare una riforma equilibrata, fatta in modo organico per portare ad un nuovo sistema costituzionale omogeneo in ogni sua parte.

E così, in linea di massima, Renzi immagina un percorso che consenta alla riforma costituzionale – quella che contiene il superamento del senato – di essere approvata a metà gennaio alla camera per tornare al senato per il voto definitivo (della prima lettura). E per la legge elettorale si pensa alla stessa tempistica: al massimo entro gennaio il sì del senato, poi di nuovo alla camera, per la lettura, questa sì, definitiva. E tuttavia la questione presenta complicazioni tecniche e politiche di varia natura, starà al governo risolverle.

L’unica cosa sicura – Napolitano lo ha fatto presente – è che l’impegno delle varie forze politiche a fare le riforme costituisce in sé una indubbia polizza sulla vita della legislatura, obiettivo a cui, si sa, il Quirinale punta più di ogni altro.

Ma a parte le varie criticità politiche, legate alle scelte di partiti alla ricerca di una linea coerente, da Forza Italia e M5S (ma come detto preoccupa anche la tensione permanente nel Pd) su tutto domina un grande punto interrogativo. Che riguarda proprio il presidente della repubblica.

Nei giorni scorsi si era ipotizzato che Renzi potesse chiedere a Napolitano di restare al suo posto fino alla primavera. Ma quello che sembra certo è che il capo dello stato considera la questione non negoziabile: deciderà lui come e quando lasciare. Il premier sa di questa determinazione dell’inquilino del Colle, e forse anche per questo non ha toccato ieri l’argomento. D’altra parte, a nulla sono valse e varranno insistenze di qualunque tipo. Napolitano lo ha detto in varie occasioni: decido io. A quanto dice qualcuno, persino nell’intenso incontro con il Papa Napolitano avrebbe messo in evidenza che la scelta spetta a lui solo.

E dunque tornano le domande su quella che appare già da adesso la questione delle questioni: il Quirinale.

Se il presidente della repubblica dovesse optare per le dimissioni alla fine del semestre europeo – come molti prevedono – ecco allora che il timing delle riforme subirebbe per forza uno slittamento, perché in quel caso nei primi giorni del 2015 si avvierebbero le procedure previste per la convocazione delle camere in seduta comune, sotto la “reggenza” del presidente del senato Pietro Grasso: e gennaio sarebbe quindi il mese della elezione del nuovo capo dello stato, con conseguente spostamento in avanti di tutta l’agenda politico-parlamentare.

È evidente che ci troverebbe alle prese con una scelta politica di primissima grandezza, per la quale ciascun player giocherebbe tutte le carte che ha in mano. E nei palazzi della politica, da qualche giorno, si stanno dipanando movimenti, sussurri e prime tattiche. Proprio come se la questione della successione a Giorgio Napolitano non fosse più questione di mesi, ma di settimane.

@mariolavia

Vedi anche

Altri articoli