La destra sconfitta, i pisquani e i bergamaschi

Europa
S C R I P T A M A N E N T


Caro amico ti scrivo
Sono giorni
di passione – e non per l’avvicinarsi della Pasqua – per Mirko Tremaglia,
l’ex ragazzo di Salò che ha lottato una vita per il voto degli italiani
all’estero. Sulle prime pagine dei quotidiani, il suo nome è molto
citato.
Si può cominciare da chi si definisce, oltreché
conterraneo, «suo amico». È il caso di Vittorio Feltri, direttore di
Libero. Già il titolo del commento è esplicito («Cinque
volte fessi ma la rivincita non è impossibile ») è piuttosto chiaro.
Imprecazioni a parte, scrive Feltri, «mi è venuto in mente Mirko
Tremaglia, vecchio e caro amico della mia terra. Benedetto uomo, da
quarant’anni mi fa la testa così con gli italiani all’estero, brava gente
che ha il diritto di votare».
Scombussolato dalla sconfitta, il
direttore di Libero aggiunge: «Gli ho sempre obiettato. Scusa, ma se
non pagano le tasse in Italia, perché mai dovrebbero votare qui? Mi
travolgeva con discorsi strani che fingevo di capire. Una volta mi ha
sussurrato all’orecchio, per sottolineare la riservatezza della
rivelazione: quelli dei nostri compatrioti emigrati sono tutti
consensi per noi. Cacchio, per fortuna ». Insomma, valeva la pena di
battersi una vita «per dei pisquani che alla prima prova si
sono fottuti il loro benefattore, cioè l’onorato onorevole Mirko
Tremaglia?». Consiglio a Tremaglia, senza voler rompere
un’amicizia «che dura da quasi mezzo secolo »: «Vai a scopare il
mare».


Una mazzata mondiale
È stato «l’abbaglio della
destra», come sottolinea il Corriere della Sera. «Nel
frontespizio del sito del ministero per gli italiani all’estero
è conficcato questo concetto: “Ovunque ci sia un italiano nel mondo,
là vi è il tricolore della Patria”. Un’idea più volte sventata dal Duce –
sottolinea Gian Antonio Stella – Portata alle estreme conseguenze da
Roberto Farinacci quando teorizzò il legame indissolubile che
avrebbe fatto delle nostre comunità all’estero la ‘quinta colonna’
del regime». Per Tremaglia il voto è stata una mazzata.
Aveva
presentato una lista – «Per l’Italia nel mondo con Tremaglia» –
nelle quattro circoscrizioni. Voleva una sua pattuglia
parlamentare.
Insomma, nome, benedizione e assistenza grazie alla
premurosa, aggiunge Stella, «collaborazione dei consolati e delle
ambasciate ». Salvo errori, ne ha eletto uno e solo grazie ai resti. Di
fronte al disastro, il suo partito gli prepara la festa. Ha detto a caldo
«con la consueta signorilità il giovin camerata Maurizio Gasparri:
dovrà spiegarsi coi vertici di Alleanza nazionale ».


Quel covo di bergamaschi
Difficilmente l’ex ragazzo di Salò potrà sorridere
di fronte alla meravigliosa battuta inventata da Bobo sulla prima pagina
de l%Unità: «Perché tanti voti all’Unione
all’estero? Merito della Moratti: la famosa fuga dei cervelli». E non
sorriderà neppure il ministro dell’istruzione, Letizia Moratti,
chiamata in causa direttamente da Sergio Staino e alle prese con la
battaglia per palazzo Marino, la sfida delle sfide per la destra
sconfitta.
Mattia Feltri su la Stampa affianca Tremaglia
un altro campione della destra di governo, Roberto Calderoli.
«L’emigrante » e «il secessionista» sono accomunati «da due leggi e un
comune disastro» e sono in queste ore «la strana coppia di bergamaschi
sotto accusa per il crack». Quando si dice le affinità
elettive…


Cause giuste. Ma perse
Ormai ne sono
consapevoli anche gli irriducibili del Giornale di
famiglia che si consolano attaccando «gli irriducibili dello zero
virgola» cioè i vincitori dell’Unione. Ma il titolo di apertura del
quotidiano diretto da Maurizio Belpietro è molto più eloquente di tanti
editoriali e commenti: «Ci toccherà un prodino ». Nelle pagine interne
un’intervista a Tremaglia. Ministro si sente in colpa? «Non
scherziamo.
Che c’entro io? I
senatori all’estero sono solo sei… L’unico problema di questi sei è che nel
conteggio sono arrivati per ultimi. Altrimenti nessuno li avrebbe notati». Il
Giornale non infierisce, anzi conclude così la conversazione: «A sorreggere
Tremaglia una forza particolare: aver gustato per tutta una vita, con il voto
degli italiani lontani, il fascino delle cause giuste. Anche se sono perse».

di PANORAMIX

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