La forza impotente della Cgil dopo lo sciopero generale

Europa
La mobilitazione del 12 dicembre è riuscita e ha rinvigorito le organizzazioni sindacali, ma la loro capacità d'incidere nel concreto rimane ridotta

Sì, lo sciopero generale è riuscito. Più del sessanta per cento dei lavoratori vi ha partecipato, rinunciando a un giorno di stipendio per protestare contro le politiche del governo.

Sono numeri che solo pochi mesi fa sembravano impossibili da raggiungere, e che dimostrano – prima di tutto a se stesso – che il sindacato ha ancora una capacità di mobilitazione consistente. Il paradosso di questa forza, però, è che essa sembra impotente se misurata ai risultati concreti che può ottenere. La legge delega sul Jobs Act è stata già approvata dal parlamento e Matteo Renzi non sembra avere nessuna intenzione di modificare la legge di stablità, cioè i due obiettivi principlai della battaglia sindacale.

Come può allora incidere il sindacato?

È questa la domanda a cui Susanna Camusso e i suoi mercoledì e giovedì cercheranno di rispondere nella sede di Corso Italia, dove si terrà il direttivo della Cgil, la prima sede ufficiale in cui i dirigenti del sindacato si confronteranno sul tema di come proseguire la battaglia contro il governo. Il clima è teso. Il presidente del consiglio domenica all’assemblea del Pd aveva annunciato che il ministro del lavoro Giuliano Poletti avrebbe incontrato i sindacati il 19 dicembre per discutere con loro i decreti delegati. La notizia è stata accolta come un segnale di distensione. Oggi però il segretario della Cgil ha fatto presente che la convocazione «non è ancora arrivata». Non prendendolo come un buon segnale.

È logico che l’incontro con il governo di per sé significa poco. «La convocazione – ha detto Camusso – è un primo passo, ma poi ci vuole la disponibilità a discutere». Per discutere, la Cgil intende concordare con il governo le scelte chiave, cioè il contrario del metodo fin qui adottato e rivendicato da Matteo Renzi, che consiste nell’ascoltare tutti e poi prendere le decisioni autonomamente. Si torna così al punto: come far cambiare idea al presidente del consiglio?

Il vero problema del sindacato è che, celebrato lo sciopero generale, gli strumenti che ha a disposizione sono limitati. Maurizio Landini ha fatto sapere a Renzi e Confindustria che non si fermeranno: «Il governo può mettere tutti i voti di fiducia che vuole, anche uno al giorno: a noi non interessa, perché se non siamo d’accordo non ci fermiamo e la lotta nelle prossime settimane e mesi continuerà, forti di questa giornata e di questo sciopero». Non tutti nella Cgil, però, sono d’accordo con il capo dei metalmeccanici. E le prime diversità si vedranno proprio al direttivo di mercoledì e giovedì.

Certo, molto dipenderà anche dall’atteggiamento che terrà il governo. Se continuerà a sfidare a viso aperto il sindacato, oppure se smusserà alcune posizioni. Se sceglierà la prima strada, la battaglia sindacale proseguirà con manifestazioni, iniziative e – al limite più estremo – anche scioperi. Molto probabile è che la Cgil ponga una questione di costituzionalità in Italia e di rispetto delle nomrme dell’Unione in Europa. I tempi di una risposta però qui si allungano. Nel frattempo la battaglia si sposterà nei luoghi di lavoro, dove il Jobs Act dovrà essere applicato. In più, il prossimo anno scadranno molti dei contratti nazionali di lavoro in vigore. Ci sarà bisogno di ricontrattarli uno per uno. Facile immaginare che ogni trattativa, diventerà un campo di battaglia.

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