LegaCoop, il congresso dell’autocoscienza

Europa
Dopo il caso Buzzi, il mondo della cooperazione si interroga sul tema della legalità. Oggi, alla giornata conclusiva, ha parlato anche Padoan

Il fantasma che si aggira per il congresso della LegaCoop ha il volto e il nome di Salvatore Buzzi: l’uomo della cooperativa romana “29 giugno”, arrestato con l’infamante accusa di associazione mafiosa nell’inchiesta Mafia Capitale. «Noi? Noi non c’entriamo nulla con tipi come lui. Voi giornalisti non potete fare di tutta l’erba un fascio», mi rimprovera una delegata in platea, mentre aspettiamo che salga sul palco il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, per chiudere la tre giorni iniziata martedì a Roma, all’auditorium della conciliazione.

Nessuno lo nega: lo scandalo romano, prima di ogni cosa, rischia di colpire l’immagine del movimento. Il primo a esserne consapevole è il presidente Mauro Lusetti, che nel suo discorso introduttivo ne ha parlato a viso aperto, prendendo le distanze da «chi usa le cooperative come un bancomat» e annunciando che «Legacoop si asterrà da qualsiasi tipo di finanziamento ai partiti politici e dà indicazioni alle cooperative di seguire lo stesso comportamento».

“Nessuno sconto a chi ruba”, “occhi aperti”, “guardia alta”: sono questi i concetti che risuonano di più negli interventi del 39esimo congresso, che era stato convocato per parlare d’altro, ma è stato costretto a mettere in cima alla lista il tema della legalità, trasformandosi in una sorta di seduta di autocscienza, senza istinti consolatori, ma con una buona dose d’orgoglio.

Sullo scandalo di Roma, ha rivendicato Lusetti, «noi abbiamo fatto la nostra parte, senza timidezze, con forza e determinazione. Abbiamo espulso, senza aspettare gli accertamenti giudiziari, chi con il suo comportamento ha tradito la fiducia dei suoi soci e cooperatori». E ancora: «Abbiamo deciso di restituire i contributi associativi frutto delle attività illecite: non vogliamo soldi provenienti da corruzione. Abbiano scelto di costituirci parte civile, perché siamo parte offesa, tutti noi, contro di loro».

Il ministro Padoan oggi ha parlato di euro, patto di stabilità, rigore. Non ha toccato il tema della legalità. L’argomento più sentito in platea. Il duro discorso del presidente è stato apprezzato. «Era la cosa giusta da fare per rispondere a quest’offensiva mediatica – mi confessa un delegato –. Non era scontata, questa reazione: potevano anche chiuderci in noi stessi e dire che non ci riguardava, invece non lo abbiamo fatto: ci siamo messi in discussione, e proprio per questo possiamo essere fieri dei nostri valori».

Ora: dopo averlo condannato, Buzzi, qui spiegano anche che bisogna tenere in mente le proporzioni. Nel Lazio, la fatturazione delle cooperative è di 4 miliardi di euro. La cooperativa di Buzzi fatturava 60 milioni.

La vera difficoltà delle cooperative e delle persone perbene, in realtà, è quella di riconoscere chi se ne approfitta e fa affari sporchi. Nessuno aveva capito chi era Buzzi. Nessuno, forse, lo poteva capire: se non quelli che gli stavano vicino e avrebbero dovuto fermarlo. È su questo che Lusetti batte: i soci delle cooperative dopo aver eletto i propri rappresentanti tra i migliori che hanno, devono controllarli come se fossero i peggiori. Per scongiurare altri scandali, per evitare che la colpa di uno si ripercuota su tutti gli altri. Dunque chissà se qualcuno s’accorgerà – prima che se ne accorga la magistratura – del prossimo che metterà le mani in pasta.

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