Quanto vale il partito di Landini

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Un'ipotetica forza a sinistra dei democratici con Civati e Vendola varrebbe il 5-6 per cento. Ma per gli elettori il leader più credibile sarebbe il segretario della Fiom

Tra il 5 e il 6 per cento: questo ciò che potrebbe valere, in termini di consensi elettorali, un partito che si ponga alla sinistra del Pd. Siamo nel campo delle supposizioni, è ovvio, delle divinazioni a bocce ferme, senza cioè che si possano stimare tutte le componenti aggiuntive, tutte le ripercussioni che la presenza di una nuova forza di questo tipo potrebbe avere nell’offerta politica complessiva.

Ma è comunque già un interessante punto di partenza su cui ragionare, su cui spendere le prime riflessioni per definire il quadro di riferimento in cui si inserirebbe un partito di “sinistra-sinistra”. Ora che il Pd di Renzi, a detta di chi vorrebbe costruire una forza a lui alternativa, si è decisamente spostato verso il centro dello schieramento politico, si dovrebbero aprire ampi spazi di consenso per ripristinare la vera anima del Partito democratico.

Ma ci sono questi spazi? E se ci sono, gli elettori li vedono, ne sono consapevoli, e potrebbero prendere in considerazione questa eventualità, nel loro prossimo comportamento di voto? Tante domande che, per il momento, hanno solamente una risposta parziale e, per forza di cosa, unicamente ipotetica, legata ad un possibile scenario alternativo a quello attuale, dove alla costituzione e alla costruzione di questa nuova forza politica si possono elencare una serie di personaggi e leader che potrebbero entrare a farne parte.

Per gli elettori di quell’area potenziale, i protagonisti del Partito di sinistra (Pds?) dovrebbero essere, nell’ordine: Maurizio Landini, Pippo Civati e Nichi Vendola. In subordine, ma molto staccati, Stefano Fassina e Susanna Camusso. Civati e Landini si contendono lo spazio della leadership tra coloro che fuggirebbero dal Pd attuale, mentre Vendola subisce inaspettatamente una dura sconfitta proprio da coloro che voterebbero oggi Sel, che gli preferiscono in maniera quasi plebiscitaria lo stesso segretario della Fiom. Landini come leader del nuovo Pds ottiene i maggiori consensi anche tra gli attuali indecisi, tra chi lascerebbe il Movimento 5 stelle e tra i (pochi) fuorusciti dalla Lega.

È dunque proprio il leader dei metalmeccanici della Cgil la figura che, più di ogni altra, viene associata all’eventuale nascita di una partito che si candida ad una proposta alternativa al Pd. È probabile che gli altri possibili personaggi politici vengano vissuti come troppo organici alle attuali forze in campo, non in grado quindi di presentarsi come rappresentanti realmente alternativi. Oltre tutto, per ottenere consensi sufficientemente elevati, molto meglio figurare come totalmente estraneo ai consolidati giochi politici. Per questo Landini viene valutato positivamente anche da una parte, sebbene minoritaria, di chi non si colloca sulla sinistra dello schieramento, come gli attuali votanti del M5s e della stessa Lega.

Già, ma quali potrebbero essere le quote di elettori provenienti dai diversi partiti, che abbandonerebbero le proprio scelte odierne per entrare tra le fila di questo novello Pds? La percentuale relativamente maggiore di consensi giunge da chi oggi si riconosce in Sel (oltre il 50 per cento) e negli altri raggruppamenti di sinistra (Rifondazione e Verdi, per il 40 per cento); significativo anche l’appeal tra gli attuali votanti del M5s e tra gli indecisi (intorno al 10 per cento) e per una piccola tra chi oggi vota Lega (2-3 per cento).

Resta da raccontare il livello di appeal degli attuali elettori dello stesso Partito Democratico, appeal che non appare infine così elevato come molti dei discorsi dei “dissidenti” dalla linea-Renzi farebbero supporre: solo un piccolo 6 per cento di chi oggi dichiara il suo voto per il Pd sarebbe disposto a lasciarlo per un partito più radicalmente di sinistra, cui si aggiunge un altro 10 per cento che sarebbe comunque favorevole alla sua nascita, perché farebbe da necessario pungolo all’attuale Pd di Renzi.

In conclusione, questo nuovo Pds sarebbe una forza politica che probabilmente non riuscirà ad andare molto oltre i consueti consensi delle diverse formazioni che, negli ultimi anni, hanno popolato quell’area di riferimento (dalla Sinistra arcobaleno alla lista Tsipras). Ma che, tuttavia, se si presentasse con modalità inedite e senza i leader che oggi militano negli altri partiti, apporterebbe una interessante novità nel panorama politico italiano, e potrebbe diventare un interlocutore attendibile anche tra le attuali forze di governo, oltre che per una parte significativa degli elettori oggi non immediatamente appartenenti a quell’area.

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