Quirinale, che cosa si aspettano gli italiani

Europa
Per il nuovo presidente gli italiani si dividono in parti uguali tra Emma Bonino e Romano Prodi. Se si passa, invece, alle risposte su chi alla fine prevarrà come sostituto di Napolitano aumentano di molto le scommesse su Veltroni

Per quelli che hanno più di quarant’anni, non c’è il minimo dubbio. Il prossimo presidente della repubblica dovrebbe assomigliare, meglio ancora se potesse rinascere proprio lui, al mitico Sandro Pertini. Che univa calore umano, onestà, rigida correttezza del suo ruolo e senso dello Stato. Le qualità che la stragrande maggioranza degli italiani, testati in numerosi indagini, vorrebbe vedere nel successore di Giorgio Napolitano: una persona che sappia essere il garante delle istituzioni, senza immischiarsi troppo negli affari degli altri soggetti politici, ma nello stesso tempo capace di parlare a tutti con parole chiare e senza compromessi di potere.

Il candidato ideale, dunque, così come viene ricordato da coloro che lo videro gioire per la più bella vittoria italiana nel mondiali di calcio del 1982. Ma Pertini non c’è, e pare che nessuno degli attuali papabili si avvicini alla sua figura, che risulta ovviamente anche ingigantita dal ricordo, e dalle narrazioni fatte ai figli che non l’hanno conosciuto. Arridateci Sandro! è il grido di speranza di coloro che oggi non sanno più chi desiderare come capo dello Stato.

Perché questa è la vox populi diffusa nel nostro paese. Tanto che in cima alle classifiche, visto che non viene in mente nessuno altro, rimane ancora il vecchio Napolitano, benché si sappia bene l’impossibilità di una sua rielezione, o di un ulteriore prolungamento del sue secondo incarico: finirebbe ultranovantenne e, insomma, l’età non gioca certo a suo favore.

Nonostante il declino di immagine e di favore che Napolitano ha vissuto negli ultimi mesi, i giudizi positivi su di lui superano ancora di molto quelli negativi, soprattutto data la concreta possibilità di dimissioni nel breve periodo. Appena sarà sostituito, il ricordo della sua opera, a dispetto dei suoi più noti detrattori, lo farà emergere ancor di più come un presidente saggio, che ha salvato l’Italia da una possibile crisi politica quasi irreversibile.

Dietro Napolitano, gli italiani si dividono in parti uguali tra Emma Bonino e Romano Prodi. Il secondo menzionato soprattutto da elettori del Partito democratico, ancora delusi del triste gioco di cui è stato vittima lo scorso anno, con la famosa carica (contraria) dei 101. Lo reputano una persona saggia, uno che ci capisce di economia e anche ovviamente di politica, in grado di non prevaricare e con un profondo rispetto per le istituzioni. E non è nemmeno troppo inviso dagli elettori di centrodestra, al contrario di ciò che argomentano i leader di quell’area politica.

Emma Bonino è invece particolarmente indicata dalle donne e dagli elettori non apertamente schierati, che vedono maturi i tempi per una scelta di campo a favore dell’altra metà del cielo. La vedono combattiva per i diritti umani, per quelli dei più deboli, non avvezza a compromessi politici, con una personalità forte e definita che, nonostante l’esilità del suo fisico, è in grado di non farsi metter sotto da nessuno. E la sua lunga esperienza internazionale, dice chi la vorrebbe come presidente, le permetterebbe di avere buoni rapporti con i capi di stato esteri e con i problemi dei mondi in ascesa, non ultimi i paesi arabi.

Dietro questi tre nomi c’è poco altro di quantitativamente significativo; pochi riescono a sfondare il tetto del 5 per cento delle citazioni, quando queste non sono molto ridotte e, quindi, artificialmente pilotate.

Diverso il discorso se si considerano le risposte su chi, secondo gli italiani, finirà per prevalere come sostituto di Napolitano. In questo caso aumentano, e di molto, le scommesse soprattutto su Walter Veltroni, giudicato come un leader sufficientemente benvoluto (o quanto meno, non molto mal-voluto) da quasi tutte le aree politiche del nostro parlamento. Dato che alla fine saranno gli accordi tra i diversi partiti a portare ad un nome condiviso, il primo segretario del neonato Partito democratico è considerato uno dei pochi a non dover soffrire per i veti incrociati. Che abbiano ragione gli italiani, nelle loro profezie?

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