Sbatti Poletti in prima pagina

Europa
L'ex presidente della Lega delle cooperative appare insieme ad alcuni malfattori impigliati nell'inchiesta Mafia Capitale: ma è panna montata

 

Ci sono Buzzi e Casamonica e Alemanno. Bel ritrattino della Roma ladrona, mo’ ci vuole, “attovagliati”, come si dice in gergo dagospiesco, se magna e se beve. Un momento, ma quello non è Poletti? Ma sì, Poletti, il ministro del lavoro. La foto: micidiale arma, perchè dice tutto e non dice niente. Se la vedi così, e non sai nulla di quando è stata scattata, ti viene da dire: bravo ministro, vai a cena con quella risma di gente. Qualche anno fa si parlava di macchina del fango, oggi chissà perché è un’espressione che nessuno usa più, ma sempre quella è.

Lasciamo parlare Poletti: «Sto male nel vedere il mio nome messo vicino alle schifezze che ci sono. Sono indignato. Quelle cose non c’entrano nulla con il sottoscritto, sentire messa in discussione la propria reputazione è intollerabile. Sapevamo tutti che Salvatore Buzzi era stato condannato per omicidio. Ma noi, che viviamo in questi mondi, pensiamo che ci sia la possibilità di cambiare la propria vita».

Ancora: «Buzzi era apparso come una persona perbene, che da carcerato si era laureato, faceva una vita dove si impegnava perché le persone che uscivano dal carcere avessero un’altra possibilità. Scoprire quello che ha fatto è un paradosso. Non avrei mai immaginato che da un contesto come questo potessero uscire le cose che vediamo in questi giorni».

Eh sì, tentano di incastrarlo, Poletti. I giornali vivono di queste cose, specie alcuni: una persona seria, di cui naturalmente si possono non condividere idee e scelte, sbattuta in prima pagina. Quando il fango si tinge di bianco somiglia alla panna montata: sono i rischi che un uomo politico corre, anche quando è un galantuomo.

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