Senza più elettori? Gli indizi c’erano tutti

Europa
La vera cifra di questo periodo elettorale è che vengono sostanzialmente premiati solo coloro che mandano segnali di profondo mutamento: Renzi, Grillo e Salvini

Finalmente l’hanno scoperto. Molti dei quotidiani commenti di queste ore sono riusciti alla fine a comprendere che esiste qualcosa che non funziona più nel rapporto tra cittadini e politica: Houston, abbiamo un problema!

Perfino Bersani ha ufficialmente dichiarato che gli elettori italiani (emiliani, in questo caso) vivono con un certo disamore il loro rapporto con i partiti e con la politica. Meglio tardi che mai, si potrebbe aggiungere.

Non erano bastati i risultati delle decine di consultazioni precedenti, per far accendere una lucina rossa di pericolo. Non aveva messo sufficientemente in allarme, in ordine di tempo, la scarsa affluenza alle regionali in Sicilia (47%), Sardegna (52%), Friuli (50%), Trentino (62%), con cali generalizzati di almeno 10-15 punti rispetto al passato più recente.

Non era bastato lo straordinario successo del Movimento 5 stelle alle politiche dello scorso anno, e alle europee di pochi mesi fa, per accorgersi dell’incremento del malessere e della riluttanza nei confronti della classe politica, nazionale o locale che fosse. E non è bastato nemmeno il favore di cui era circondato Renzi nelle sue prime vesti di rottamatore.

Tutti indizi abbastanza chiari, mi pare. Ma si è preferito disdegnarli, non dar loro troppo peso, salvo accorgersi ora, dopo l’astensione monstre della vecchia regione rossa, che c’è del marcio anche qui da noi. E il principale imputato, non si sa per quale motivo, dovrebbe essere lo stesso Renzi.

Il ragionamento sarebbe questo: il popolo emiliano e romagnolo, accortosi che il Pd renziano assomiglia troppo alla destra, non si è recato alle urne per punire lui e la sua politica. Tanto è vero che, rispetto alle regionali del 2010, il partito ha perso ben 300mila voti.

Questa la tesi di fondo. Che potrebbe aver anche delle sue ragioni; chi siamo noi per poter indovinare gli stati d’animo dei cittadini non votanti? Però, ci sono altri dati che forse andrebbero tenuti presente.

Innanzitutto, se proprio voleva punire il premier, il popolo rosso non poteva pensarci prima, alle europee, invece di dargli un consenso esagerato, più di 300mila voti in più del Pd di Bersani? Se invece voleva punirlo oggi, dopo il tanto vituperato jobs act, non poteva recarsi in massa a sostenere chi quella legge la detesta, cioè la sinistra più radicale, che invece non riesce nemmeno a superare il 4% dei consensi?

Inoltre, se il Pd piange, il centro-destra certo non ride. La riduzione dei consensi per quell’area, dal 2010 ad oggi, è stata infatti quasi doppia di quella del Pd: la coalizione formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia ha perso quasi mezzo milione di voti dalle ultime regionali, con una minore decrescita della Lega (-50mila) ed una debacle dell’ex-Pdl (-400mila).

Nemmeno il movimento di Grillo sta molto meglio, sebbene siano note le sue difficoltà locali, non avendo tanti piccoli Grilli a guidare le campagne sul territorio. E quindi il suo successo in elezioni a carattere nazionale non viene immediatamente replicato anche in ambito amministrativo.

Ma, a ben vedere, è proprio il Movimento 5 Stelle l’unica forza politica che riesce ad incrementare i propri consensi in valore assoluto (di 30mila voti), rispetto alle precedenti regionali, oltre che a raddoppiare le sue percentuali sui validi.

Ecco, questa rappresenta forse la vera cifra di questo periodo elettorale, caratterizzato da un rapporto tra cittadini e politica in cui vengono sostanzialmente premiati solo coloro che mandano segnali di profondo mutamento, dalla volontà di mandare a quel paese tutte le caste politiche, centrali o locali.

Grillo, Renzi, Salvini: gli unici che negli ultimi due anni, comunque la si pensi, sono riusciti a volte ad avere un buon successo elettorale.
E infine, ma non da ultimo, c’è il caso specifico dell’Emilia-Romagna, una regione dove la passata classe dirigente politica non pareva brillare per comportamenti adamantini, quasi nessuno escluso. Non certo il miglior viatico per una grande affluenza.

Oltretutto da mesi era già noto, senza alcuna possibile alternativa, il vincitore, che non ha peraltro le fattezze del trascinatore di popolo. Sommando tutti questi fattori, ve l’immaginate che voglia potessero avere i tanti elettori che sono restati a casa di partecipare ad una competizione dove non c’erano nemmeno dubbi sul risultato finale? È già tanto che quasi un milione e mezzo di cittadini si sia scomodato. Renzi o non Renzi.

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