Senza ricerca niente rivoluzione del sole

Europa
L’Italia può e deve avere un ruolo attivo in questa evoluzione dotandosi di un Istituto pubblico di ricerca e alta formazione

Candidato alle primarie del Pd del 2007, Enrico Letta si diceva sconcertato dalla mancanza di impianti solari in Sicilia, dove era venuto a presentarsi in una assolata giornata estiva. Sei anni dopo, la realtà siciliana ed italiana dell’energia è totalmente cambiata proprio grazie all’energia solare.

Gli incentivi varati nel febbraio di quell’anno, e poi a più riprese ridotti fino alla loro conclusione nello scorso luglio, hanno fatto dell’Italia il secondo Paese al mondo per potenza fotovoltaica installata. Molto più di Stati Uniti, Canada e Messico messi insieme: Qualcosa come 17 miliardi di watt, di cui oltre un miliardo proprio in Sicilia, pari ad oltre 80 milioni di pannelli distribuiti in oltre 500mila impianti su tutto il territorio nazionale.

Analogamente, sono decine di migliaia gli impianti solari termici sui tetti di aziende, case, impianti sportivi e strutture sanitarie.

Una crescita imponente che ha fatto sì che il solare, per anni schernito da tecnici e ingegneri come una fonte energetica insignificante e senza futuro, lo scorso mese abbia coperto il 10% del fabbisogno elettrico nazionale, producendo gran parte dell’elettricità proprio nel momento di massimo bisogno, cioè quando case, uffici ed ospedali richiedevano elettricità per raffrescare gli ambienti.

I black-out come quello che proprio dieci anni fa, nel 2003, lasciò al buio l’Italia sono ormai un ricordo. Le centrali solari non bisogna accenderle: Al sorgere del sole, la preziosa corrente in bassa tensione prodotta dai pannelli va ad alimentare gli edifici sui quali sono integrati i pannelli: ad esempio l’Aula “Paolo VI” a Roma; oppure viene trasformata ed immessa nella rete per viaggiare fino alle utenze dove va a sostituire l’elettricità di origine fossile.

Ma l’esito felice della gigantesca speculazione finanziaria del fotovoltaico in Italia, e ancora di più in Germania, è stato proprio quello voluto dal grande Hermann Scheer, che questi incentivi li inventò per la Germania oltre 15 anni fa. I pannelli non costano quasi più nulla: il loro prezzo è passato da 7 euro a meno di 35 centesimi per Watt.

Così in Bangladesh sono oltre 2 milioni le famiglie che oggi usano il solare per illuminare e cucinare, al posto del pericoloso e costoso kerosene. Mentre in Italia oggi una famiglia può acquistare il proprio impianto fotovoltaico al prezzo di uno scooter (meno di 5mila euro) e quello solare termico al costo di uno smartphone (meno di mille euro).

Con la fine degli incentivi e il crollo dei costi di queste tecnologie, alle famiglie e alle imprese italiane — per cogliere in modo ancora più diffuso i benefici offerti dalle tecnologie del solare e da quelle dell’efficienza energetica — serve un Istituto del Cnr articolato su base regionale che diffonda la cultura dell’energia solare e dello sviluppo sostenibile in modo diffuso ed efficace.

E’ sufficiente però digitare su Google “energia solare Cnr” per ottenere 115mila risultati, con gli esiti delle più disparate iniziative: dalle solari in film sottile in Emilia alle ricerche sulle celle solari a colorante in Puglia e in Sicilia, fino a quelle sul solare a concentrazione nel Lazio. La situazione è la stessa per quanto riguarda la formazione universitaria, dove non esistono cattedre in energia solare e l’offerta formativa si limita a quella, pure eccellente, dell’Università di Tor Vergata e del suo pregevole Polo Solare Organico.

Nel complesso, quindi, emerge chiaramente il frazionismo e l’estemporaneità dell’azione formativa e di ricerca pubblica. Eppure, furono proprio ricercatori del Cnr che individuarono e promossero le soluzioni legislative atte a sviluppare l’energia solare, prima; e a spiegare successivamente (anche alla prima Conferenza SuNEC nel 2011), a fronte delle furibonde polemiche sui conseguenti costi in bolletta, come in realtà gli incentivi pagati dagli utenti venivano riassorbiti dalla diminuzione del costo dell’elettricità generato dal fotovoltaico.

In Italia, il Cnr dispone di una rete di oltre 100 Istituti nei campi più disparati delle scienze; ma non ha, a 90 anni dalla fondazione, un Istituto per l’energia solare. La Germania ha fondato il proprio a Friburgo nel lontano 1981, ed è il Paese leader mondiale nel solare da oltre 30 anni.

La ragione per la quale il Cnr deve dotarsi rapidamente di un Istituto nel campo dell’ energia solare e dello sviluppo sostenibile è dunque semplice. L’ intero sistema produttivo si appresta ad essere rivoluzionato dall’uso di queste tecnologie: dall’agricoltura ai trasporti all’industria delle costruzioni, fino al riscaldamento domestico alla produzione distribuita dell’elettricità.

L’Italia può e deve avere un ruolo attivo in questa evoluzione, dotandosi di un Istituto pubblico di ricerca e alta formazione che consenta ai giovani, alle imprese e alle Pubbliche amministrazioni di cogliere i frutti di questa formidabile evoluzione.

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