I 100 passi di Peppino Impastato contro la mafia

Focus

Nel giorno della memoria ricordiamo il sacrificio dell’anima di Radio Out

Peppino Impastato aveva trent’anni quando  il 9 maggio del 1978, venne trovato morto, dilaniato da 4 kg di tritolo sui binari della linea Palermo-Trapani, dove il suo corpo fu portato già privo di vita.

Peppino era l’anima di Radio Aut, l’emittente che da Cinisi, il paese del boss Gaetano Badalamenti, denunciava a voce alta la potente mafia locale, quella che all’epoca si nutriva soprattutto di omertà, sbeffeggiandola e rivelandone crimini, soprusi e affari illeciti.

Ma Peppino era anche un militante di Democrazia proletaria – era tra i candidati al consiglio comunale alle elezioni che si sarebbero svolte di lì a una settimana -. E tanto bastò agli inquirenti che si occuparono del caso, il maggiore dei carabinieri Antonio Subranni – oggi condannato nel processo sulla trattativa Stato-mafia – e il maresciallo Alfonso Travali, per archiviare quella morte come un fallito attentato, o al massimo un suicidio.

Che poi in quel tragico giorno di maggio di Peppino si parlò poco o niente, perché proprio quella mattina fu ritrovato in via Caetani il corpo di Aldo Moro. Una vicenda talmente grande per la storia d’Italia da far cadere in un cono d’ombra tutto il resto.

A nulla valsero le voci della famiglia e degli amici, che subito da Cinisi si alzarono per gridare che no, Peppino non aveva architettato nessun attentato, che Peppino era stato ucciso dalla mafia. La “verità” rimase incagliata su quella inverosimile ricostruzione, tra inchieste aperte e chiuse, commissioni parlamentari e depistaggi, fino al 2002, quando la Corte d’assise riconobbe finalmente Gaetano Badalamenti come mandante dell’omicidio di Peppino, condannandolo  all’ergastolo.

Tanto c’è voluto a Peppino, e a chi non ha smesso di lottare per la sua memoria, per percorrere quei cento passi che separavano la sua vita, felice , pulita e allegra, da quell’altra, quella oscura e dal forte puzzo di morte del boss. Quel boss che trovava intollerabili le prese in giro del giovane Impastato, tanto da ordinarne una morte che lo uccidesse due volte, fisicamente e nel ricordo.

Non è riuscito nel suo intento, don Tano. La voce di Peppino, in questi anni, non ha smesso un attimo di farsi sentire. E anche quest’anno, come ogni 9 maggio da quarant’anni in qua, migliaia di giovani si ritroveranno a Cinisi per dare ancora una volta voce e gambe alle sue parole. 

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