Imu e Tasi in scadenza: chi deve pagare e quando

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I proprietari di seconde case hanno tempo fino al 16 giugno per saldare l’acconto delle imposte

L’Imu e la Tasi sulla casa principale (a meno che non sia una casa di lusso) non si pagano più. Ma se si è in possesso di una seconda casa ci sono delle scadenze all’orizzonte: infatti entro il 16 giugno si dovrà versare un acconto, mentre il saldo dovrà essere versato entro il 16 dicembre (è possibile saldare tutto l’importo in una sola volta, a giugno).

Non ci sono novità rispetto allo scorso anno ma è necessario ricordare che sono state introdotti delle agevolazioni, per venire incontro alle esigenze dei contribuenti.

Prima fra tutti la riduzione del 50% per gli immobili concessi in comodato gratuito, si tratta di un contratto, legalmente registrato, con il quale un soggetto (comodante) dà in uso gratuitamente un immobile a un altro soggetto (comodatario), spesso questo avviene tra genitori e figli. Occorre però sapere che, per avere questo tipo di sconto, ci sono delle condizioni rigide da rispettare: il comodatario (il figlio) deve stabilire la propria residenza nell’abitazione in questione. Inoltre il comodante (il genitore) deve risiedere nello stesso Comune in cui si trova la casa data in comodato. In più, quest’ultimo, deve possedere soltanto un’altra abitazione in quello stesso Comune che deve essere la casa in cui risiede.

Da questo anno si applica anche lo sconto del 25% per le seconde case date in affitto con canone concordato. Oltre ai contratti liberi (4+4) esiste la formula del canone concordato (3+2) che dà diritto a uno sconto del 25% su Imu e Tasi. I proprietari dovranno quindi corrispondere solo il 75% dell’imposta e questo a prescindere dell’aliquota decisa dal Comune.

Come si calcola l’acconto? E’ un calcolo standardizzato, potrete trovare un aiuto da molti siti che agevolano nei calcoli, come https://www.altroconsumo.it/soldi/imposte-e-tasse/speciali/imu-tasi.

Come primo passo bisogna rivalutare del 5% il valore della rendita catastale della casa, cioè moltiplicare per 1,05. Occorre poi applicare il moltiplicatore a questa rendita catastale maggiorata. Questo moltiplicatore cambia a seconda della tipologia dell’immobile, ossia la categoria catastale. Per le abitazioni (categoria catastale da A/1 ad A/9), il moltiplicatore è 160. Quindi per una rendita catastale rivalutata pari a 1.050 in categoria A/1 si farà 1.050 X 160. Il risultato (168mila) è l’imponibile al quale va applicata l’aliquota Imu. A questo punto alla base imponibile va applicata l’aliquota del proprio Comune. Se è il 7,6 per mille si moltiplica per 0,0076. Il dato finale andrà rapportato alle quote e ai mesi di possesso dell’immobile.

 


 
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