Sui 49 milioni Salvini mente sapendo di mentire

Focus

A supportare le tesi dei giudici ci sono i documenti che confermano le dichiarazioni di Belsito e che inchiodano la Lega, di ieri e di oggi, alle responsabilità di una vicenda molto grave

Il Tribunale di Genova, il 24 luglio 2017 ha pronunciato la sentenza di condanna per il vecchio Segretario della Lega Umberto Bossi, per il suo tesoriere Francesco Belsito e per altri tre ex revisori dei conti del partito. Per Bossi 2 e 6 mesi di reclusione e per Belsito 4 anni e 10 mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato per la percezione fraudolenta di rimborsi elettorali, con la relativa confisca e la condanna alla restituzione di circa 49 milioni di Euro.

Il 12 aprile scorso la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Genova, in merito ai 48 milioni 969 mila euro di cui il Tribunale di Genova ne aveva ordinato la confisca.

Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione si dispone che “ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord – su conti bancari, libretti, depositi – deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro.

Di fronte a ciò la Lega ha cominciato a rilasciare dichiarazioni surreali e temerarie. Giulio Centemero, deputato della Lega e amministratore del partito, ha così commentato la notizia del sequestro dei fondi: “Forse l’efficacia dell’azione di governo della Lega da’ fastidio a qualcuno, ma non ci fermeranno certo cosi”. Salvini si è permesso di dichiarare: “È un processo politico, che riguarda soldi che io non ho mai visto. Se qualcuno dieci anni fa ha speso in maniera errata 300 mila euro e verrà condannato in via definitiva, di quei 300 mila euro, anche se non c’entro nulla, sono personalmente disposto a farmi carico” e per questa ragione ha chiesto che il Capo dello Stato intervenga per impedire questo presunto sfregio democratico.

Purtroppo come si insegna ai bambini, il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi.Ma questo la Lega e Salvini forse non lo sanno e quindi, dalla pentola comincia ad uscire di tutto.

Francesco Belsito, commentando la sua sentenza di condanna del Tribunale di Genova, a suo tempo, aveva testualmente affermato: “Avevo rapporti con tutti i maggiori dirigenti del Carroccio quando ero tesoriere, anche quelli che fanno finta di non avermi mai incontrato. Certo anche con Matteo Salvini”. In queste ore sul La Stampa, per chi avesse ancora qualche dubbio, chiarisce con una chiarezza devastante “Salvini come europarlamentare si occupava di Radio Padania ed era molto attento a ricevere i fondi. In via Bellerio tutti sapevano (dei versamenti in nero ai collaboratori) Salvini e Maroni, anche Giorgetti, Calderoli”.

Ora spuntano però anche i documenti che confermano le dichiarazioni di Belsito e che inchiodano la Lega, di ieri e di oggi, alle responsabilità di una vicenda tanto grave, quanto squallida.

L’Espresso ha pubblicato un articolo e documenti che non devono essere commentati, ma semplicemente letti.

Ecco un estratto:

“Il primo di luglio Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’ex governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. A Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento. A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo avrà così ricevuto 12,9 milioni di euro in nome della Lega. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato. Che cosa cambia quando Salvini subentra a Maroni? Niente, se non le cifre. A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti, e a giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio: i magistrati chiedono il processo per Bossi.

Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820 mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Lo dimostrano i mastrini, i registri contabili del partito che L’Espresso è riuscito a ottenere. Perché allora il segretario della Lega continua a sostenere che lui quei soldi non li ha mai visti? E come poteva non sapere che erano frutto di truffa? Due mesi dopo aver incassato gli oltre 800 mila euro, Salvini e la Lega si costituiscono infatti parte civile contro i compagni di partito. Si sentono vittime di un imbroglio, di una truffa che ha sfregiato il vessillo padano. E vogliono essere risarciti. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010. Due giorni dopo l’ultimo prelievo, Salvini riceve persino una lettera (inviata anche al tesoriere Giulio Centemero) dall’allora avvocato di Bossi, Matteo Brigandì. “Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato”, si legge nella missiva con la quale la vecchia guardia lancia un messaggio chiaro al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato”.

Pertanto era, ed è, noto a tutti, anche a Bossi, Salvini e Maroni che:

  • i quattrini oggetto della confisca e del sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Genova erano e sono quelli che la sentenza di condanna del Tribunale di Genova definisce provento del reato di truffa aggravata per il conseguimento di rimborsi elettorali;
  • i suddetti quattrini, sono stati utilizzati dalla Lega Nord come se nulla fosse successo anche da Maroni e Salvini, anche per pagare in nero i propri collaboratori;
  • i suddetti quattrini sono miracolosamente spariti, benché nessuno sappia e dica come sia successo e dove siano finiti.

I soldi, il provento e il profitto di un reato, non vanno spesi o peggio celati o fatti sparire. Vanno conservati e restituiti. Chi avesse nascosto o fatto sparire quei soldi, chi li ha spesi nonostante sapesse che fossero provento e profitto di reato, per pagare campagne elettorali o collaboratori in nero, ha commesso reati gravissimi.

Sembra di essere in un film comico e grottesco. Chi ieri gridava “Roma Ladrona!”, oggi viene ricorso per restituire 49 milioni di euro arraffati agli italiani. E quelle stesse persone, anziché chiedere scusa e restituire il maltolto, si permettono persino di recitare la parte della vittima.

Caro Salvini non sono spariti 300 mila euro, ma 49 milioni di euro: la Lega e Salvini quindi mentono sapendo di mentire e lo fanno pure male.

In che cosa consisterebbe l’attacco alla democrazia di cui vaneggiano? Nel fatto che la Magistratura sta facendo il proprio lavoro?

La smettano di  chiedere che i Giudici vengano fermati, così sfregiando le Istituzioni e il ruolo del Capo dello Stato. I Giudici stanno facendo solo il loro lavoro: lo scandalo sarebbe se i Giudici non ricorressero, in Italia e all’estero, i truffatori e i soldi spariti. Se proprio devono chiedere l’incontro con qualcuno, non pensino a Mattarella, ma si presentino dai magistrati genovesi per spiegare che fine hanno fatto i soldi spariti dai conti della Lega.

Inizino a dire la verità e non menzogne.

La piantino di pugnalare alle spalle i loro compari politici nel tentativo puerile di uscirne puliti. I documenti rinvenuti che confermano le dichiarazioni di Belsito sono una sentenza politica di condanna senza appello, che pesa come un macigno. Ma forse è per una paura tanto più grande quanto reale, che qualcuno sbraita ed è in pieno stato confusionale.

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