8 marzo, mobilitazioni e scioperi per una parità sempre lontana

Focus

Tutto il mondo in piazza per la Giornata internazionale delle donne, ma i numeri su violenza di genere, gender gap salariale e rappresentanza non sono incoraggianti

L’8 marzo, la Giornata internazionale della donna, è nata quasi un secolo fa con l’intento di ricordare e rinnovare l’impegno per le conquiste sociali, economiche e politiche e per le rivendicazioni lavorative e parità salariale dell’“altra parte del cielo”, ma soprattutto a partire dal nuovo millennio, il significato delle celebrazioni si è allargato fino ad abbracciare l’altro tema esploso in questi anni con particolare clamore, quello della violenza e delle molestie.

Cortei in tutta Italia

Milano, Bologna, Cagliari, Roma, Napoli. Tante le città che oggi vedono sfilare i cortei in occasione della Giornata internazionale della donna. A organizzare le manifestazioni il movimento Non una di meno. “La marea femminista torna nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne – hanno reso noto le organizzatrici lanciando l’iniziativa – Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether. Sarà sciopero femminista perché pretendiamo una trasformazione radicale della società”. Nella capitale presente anche l’attrice Asia Argento. A Bologna, una piazza Maggiore tinta di rosa ha accolto i manifestanti al corteo contro tutte le forme di violenza di genere.

L’8 marzo di #metoo

Soprattutto questo del 2018 verrà probabilmente ricordato come l’8 marzo di #metoo, il movimento nato negli Usa su impulso delle attrici Asia Argento e Rose McGowan, che dopo la denuncia delle molestie del produttore Harvey Weinstein hanno dato il via a un moto di protesta e rivendicazione diventato mondiale, e che ha messo al centro un tema fino a quel momento sottaciuto, quello della violenza sui luoghi di lavoro.

Per l’8 marzo #metoo è diventato #wetoogether, con la convocazione di uno “sciopero globale delle donne” che ha interessato varie città in tutto il mondo.

I numeri della violenza di genere in Italia

Allargando lo sguardo più in generale alla piaga del femminicidio, a cinque anni dall’introduzione in Italia del reato specifico i dati Istat e del ministero dell’Interno consegnano un quadro sconfortante, con una donna uccisa in Italia ogni due giorni e quasi sette milioni vittime di qualche forma di abuso nel corso della vita, dallo stalking, allo stupro, all’insulto verbale.

Numeri che più delle parole richiamano alla necessità, non retorica, di tenere alta l’attenzione sul fenomeno sempre, e non solo in occasione di celebrazioni e tragedie.

I numeri del “gender gap” in chiaroscuro

E sul fronte economico, lavorativo e di rappresentanza di genere, le cose vanno meglio? Se guardiamo ai dati del “gender gap” in Italia – la differenza salariale tra donne e uomini – la situazione è in chiaroscuro: l’ultima rilevazione effettuata da OD&M Consulting parla di un gap che è aumentato per dirigenti e impiegati (con un differenziale tra uomini e donne rispettivamente dell’11,8% e del 13,6%), e che pur essendo diminuito per quadri e operai resta pur sempre all’8,3% per i primi e all’8,1% per i secondi. Un dato che per l’Eurostat raggiunge una media del 16,3% di differenza salariale in tutti i Paesi della Ue.

La parità nella rappresentanza ancora lontana

Concludendo con uno sguardo alla rappresentanza, il dato più fresco – e significativo – è quello consegnato dal voto del 4 marzo in Italia: nonostante la norma sull’equilibrio di genere introdotta dal Rosatellum, che prevedeva almeno il 40% di candidature femminili, il combinato disposto tra collegi uninominali “sicuri” dati per lo più agli uomini e pluricandidature, ha consegnato un Parlamento in cui la rappresentanza femminile è di appena un terzo tra Camera e Senato.

Insomma ancora una volta alle buone intenzioni non hanno fatto seguito i fatti. La dimostrazione che quello della parità di genere, per qualcuno la prima misura della civiltà di una società, è un tema sul quale non sono concessi cali di attenzione.

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