Giù le mani dagli 80 euro

Focus

L’impressione è che per far quadrare i conti si useranno risorse e strumenti già messi in campo dal precedente governo

Ieri al Forum Ambrosetti di Cernobbio il ministro dell’Economia ha dichiarato che la prossima legge di Bilancio non conterrà alcuna scossa economica. Si tratta dell’ennesima conferma che nella nuova manovra non ci saranno affatto le tanto sbandierate promesse gialloverdi. O quantomeno che avranno un aspetto completamente ridimensionato rispetto a quanto raccontato nei mesi scorsi.

Tria ha parlato del pieno rispetto dei vincoli europei, così come hanno già fatto nei giorni scorsi i due leader di maggioranza.

E così, al posto della tanto bramata flat tax -che avrebbe portato al 15% le tasse per tutti – si parla ora di una semplice riduzione di un solo punto di aliquota Irpef (dal 23% al 22%) e di una riduzione leggermente maggiore per gli autonomi.

Con il timore, però, che vengano eliminati tout court gli 80 euro di Renzi – vista la nuova impostazione rigorista targata Lega-M5s – danneggiando di conseguenza il ceto medio-basso. Ipotesi, quest’ultima, bene evidenziata da un attento osservatore come Roberto Petrini, su Repubblica. E ribadita su Twitter dall’ex consigliere economico di Palazzo chigi, Marco Leonardi. Lo stesso ministro Tria (in una recente intervista) ha parlato di un eventuale riordino tecnico parlando del bonus Renzi.

Ma se davvero gli 80 euro venissero inglobati nella nuova impostazione fiscale ci troveremmo di fronte a una vera e propria disparità: togliere risorse al ceto medio-basso per spalmarle su una platea più ampia comprensiva anche degli autonomi. Un processo di redistribuzione al contrario, come denunciato da molti esponenti dem, che toglierebbe un importante sostegno alle famiglie più fragili.

Insomma l’impressione generale, parlando anche degli altri due temi fondamentali voluti da Lega e M5s (riforma Fornero e reddito di cittadinanza) è che per far quadrare i conti si useranno risorse e strumenti già messi in campo dal precedente governo.

L’abolizione della Fornero, seguendo tale ragionamento, diventerà una “quota cento” con il requisito di 36 anni di contributi, trasformandosi praticamente in un’ape social estesa (per molte categorie di lavoratori già oggi si può andare in pensione a 64 anni con 36 anni di contributi).

L’altro cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, si sta invece trasformando sempre più in un reddito di inclusione leggermente rafforzato, dato che si baserà soprattutto sulle risorse del Rei.

Con buona pace per coloro che attendevano, con ansia, un vero e proprio cambiamento.

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