“A Pasqua non si deve lavorare”. Il primo sciopero del grande outlet

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Cortei e blocchi a Serravalle Scrivia. “Precariato e condizioni inaccettabili”, la denuncia dei sindacati

Qualcuno ha lasciato la macchina in paese e si è avviato fino al centro commerciale a piedi, passando in silenzio in mezzo a quel gruppo colorato di bandiere e striscioni che “presidiava” gli ingressi. Qualcun altro per avvicinarsi ai parcheggi è stato costretto ad evitare le due rotonde dove si erano concentrati i due cortei dei lavoratori che avevano bloccato la ex strada statale fra Novi e Serravalle rispondendo alla chiamata dei sindacati per il primo sciopero nella storia dell’outlet di Serravalle Scrivia, il più grande d’Italia e d’Europa.

Qualche insulto, molta rabbia, ma alla fine tutto è stato molto più tranquillo di quanto non si temesse dopo la decisione di incrociare le braccia per protestare contro la decisione della direzione e della proprietà, la multinazionale McArthurGlen, di restare aperti anche nel giorno di Pasqua (e poi anche a Santo Stefano) per la prima volta dal 2000 ad oggi.

«Mio marito lavora in un ipermercato, io sono obbligata ad essere in servizio per Pasqua e il 26 dicembre. E i nostri figli? Le nostre famiglie?», grida una delle donne in prima fila. Così, mentre per le stradine dell’outlet pochissimi clienti si aggiravano incuriositi, la direzione ha anche fatto portare caffè ai lavoratori in sit in per provare a stemperare la tensione del primo giorno di sciopero. I negozi chiusi si potevano contare sulle dita di una mano, qualche centinaio i lavoratori che hanno preso parte ai cortei, cinque o seimila in meno rispetto ad un normale sabato di shopping i clienti. Un successo comunque, considerando che fra i duemila lavoratori impiegati quelli iscritti al sindacato sono pochissimi.

E non sono mancate le pressioni, raccontano i rappresentanti dei lavoratori: negozi che hanno “avvertito”i propri commessi che non era il caso di non presentarsi regolarmente al lavoro e minacce di pesanti multe agli esercizi commerciali che non avessero alzato le serrande rispettando gli orari previsti dall’outlet.

Di sicuro Serravalle Scrivia, dove le sigle hanno indetto per oggi una seconda giornata di sciopero, è diventato comunque un caso per una mobilitazione che si è estesa in forme diversificate in molte regioni d’Italia. «Per noi è l’inizio di un percorso, non un punto di arrivo – spiega Fabio Favola, segretario provinciale Filcams Cgil -per ridare dignità al lavoro, per avere condizioni contrattuali migliori». «Il nostro intento – aggiunge Sergio Didier, segretario generale Cisl di Alessandria e Asti – è sensibilizzare le persone al tema del lavoro, non vietare l’ingresso alla clientela. Così come non riteniamo che sia vietato lavorare la domenica di Pasqua, ma riteniamo che debba essere oggetto di una discussione con i lavoratori che invece non c’è stata».

Ragioni che la McArthurGlen non ha voluto ascoltare in queste settimane, come ignorate sono rimaste anche le denunce dei sindacati sugli «orari di lavoro massacranti, contratti modesti, rapporti di lavoro precari, festivi non sempre pagati adeguatamente, part-time e liberalizzazione selvaggia». «Tutto questo si sarebbe potuto evitare», scuote la testa sconsolato il sindaco di Serravalle Alberto Carbone. «Sarebbe bastato il dialogo, ma è nato tutto male».

Il dialogo però, a sentire i sindacati, da queste parti è complicato se non addirittura assente. E tale resta anche dopo l’incontro fra una delegazione dei lavoratori in sciopero e la direttrice Daniela Bricola. «Abbiamo appena investito 115 milioni di euro su questo sito, con una ricaduta positiva di 400 assunzioni nelle aziende partner, in particolare giovani che trovano un’opportunità sul territorio al quale restano legati, scongiurando lo spopolamento – spiega la manager – Ci sono grandi benefici indiretti sul territorio per tutti i servizi collegati all’Outlet. Questa era una zona quasi depressa che il nostro centro commerciale ha rivitalizzato e proprio le sinergie con il territorio, il suo sviluppo sociale sono uno dei nostri obiettivi».

Comitive di turisti cinesi e del nord Europa sciamano fra le mura di cartapesta di questa cittadella dello shopping dove convivono marchi del lusso e catene “pop”. Dietro ai balconi posticci e alle scenografie di facciata, però, i sindacati denunciano una realtà invisibile fatta di precariato, paghe ben al di sotto del limite della decenza e una giungla di contratti in cui i diritti si perdono spesso. «Noi siamo qui a manifestare anche per i nostri colleghi che hanno contratti precari e non possono scioperare senza rischiare di essere cacciati», spiega Daniele che ha 52 anni ed un lavoro stabile. Un fortunato. «Le aziende che ospitiamo sono presenti in più centri e dovrebbero confrontarsi con una moltitudine di realtà. È un tema di cui occorrere discutere a livello nazionale», ribatte la direttrice. Oggi sarà ancora sciopero e l’outlet aprirà comunque i battenti dalle 12:00 alle 20. Con le promozioni studiate dalla direzione si spera di accogliere fra i 25 e i 40 mila clienti. Buona Pasqua.

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