A Roma serve un riformismo civico

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La sindaca non ama sentir parlare di incapacità, ma di fronte al disastro non esiste termine più adeguato per definire la sua esperienza da primo cittadino

La Capitale non ha una guida e lo spettacolo offerto in questi tre anni dalla giunta guidata da Virginia Raggi è stato deprimente. La sindaca non ama sentir parlare di incapacità, ma di fronte alle strade ridotte a colabrodo, alle montagne di spazzatura che invadono ogni quartiere, all’inefficienza del trasporto pubblico e allo stato di degrado che è sotto gli occhi di romani e turisti, non esiste termine più adeguato per definire la sua esperienza di primo cittadino.

Questo pensiero è ormai condiviso dalla maggioranza dei cittadini che vivono ogni giorno i disagi di una città non amministrata, dove chi aveva il dovere di risolvere i problemi ha passato il suo tempo dividendosi tra la sterile propaganda e una girandola interminabile di nomine di assessori, di incarichi nelle aziende, di dirigenti. Ciò ha portato a uno stallo dell’azione amministrativa, uno stallo dovuto principalmente al fatto che non si è mai formata una vera squadra capace di parlare alla città e alle forze produttive.

Il tanto decantato civismo e la trasparenza del Movimento 5 Stelle si sono tradotti in un’amministrazione chiusa e settaria, gestita da dilettanti allo sbaraglio che hanno bloccato una macchina amministrativa già complessa e su cui ancora sanguinavano le ferite aperte dai cinque anni di malgoverno della destra di Alemanno. L’alibi, sin dall’inizio, è stato il debito, argomento mai adeguatamente approfondito utilizzato come un totem per giustificare lassismo e incompetenza di una classe dirigente priva di storia, di visione, di capacità e in alcuni casi – lo dicono le cronache giudiziarie – anche di onestà.

C’è chi afferma che Roma sia una città ingovernabile ma anche questo è un alibi utilizzato a convenienza da chi non ha le capacità per governarla o da chi – come la Lega di Salvini – è contro la Capitale e vorrebbe renderla sempre più marginale. Esiste certamente un problema di governance: siamo di fronte all’unica grande capitale europea che non è dotata di strumenti amministrativi e di risorse economiche dedicate a investimenti e servizi, risorse fondamentali per assolvere al meglio al suo ruolo di rappresentanza. Come ho più volte sostenuto, urge una fase costituente che abbia come punto di arrivo quello di dare a Roma il peso politico ed economico di Londra, Berlino, Parigi e delle altre grandi aree urbane del Continente.

Bisogna avviare un percorso virtuoso che parta da un riformismo civico che vada oltre i partiti e che raccolga e organizzi il grande fermento che c’è nella città: dalle esperienze reali, appassionate, di capacità e professionalità che esistono e che oggi sono tarpate e umiliate. Il Partito Democratico ha il dovere di farsi promotore di questo processo, dialogando con le forze vive presenti sui territori, soprattutto con quelle che vogliono lavorare mantenendo la loro indipendenza e la loro missione civica. Roma si può riformare solo mettendo in circolo le energie migliori, con una spinta dal basso che sostenga un’azione riformatrice.

Serve poi un personale politico in grado di tradurre la spinta in un progetto amministrativo di ampio respiro che abbia una visione chiara dello sviluppo della città nei prossimi decenni, una vera classe dirigente come quella delle grandi giunte di centrosinistra che cambiarono il volto di Roma rendendola orgoglio del Paese.

Non è più tempo di esperimenti o di slogan accattivanti, servono uomini e donne dalle comprovate capacità che conoscano il funzionamento di una macchina amministrativa complessa. La “sfida capitale” che abbiamo davanti sarà quella di scavare tra le macerie della disastrosa esperienza di governo di Virginia Raggi e del Movimento 5 Stelle riportando alla luce e valorizzando ciò che di buono giace inerte sotto quelle macerie. Se non saremo in grado di farlo, il rischio sarà quello che a raccogliere il malcontento della comunità sia una destra a guida leghista ancora oggi nemica di Roma. Per la Capitale sarebbe il colpo di grazia.

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