Lo strappo più grande: Trump ritira gli Usa dall’accordo di Parigi

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Gli Stati Uniti non osserveranno i termini dell’Accordo di Parigi, ma a pagarne le conseguenze saremmo tutti

 L’America è tornata, e non accetterà più accordi che vanno contro i suoi interessi”. Parola di Donald Trump, che mantiene la parola data ai suoi elettori e annuncia il ritiro immediato degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Per la Casa Bianca quell’accordo non è in linea con il principio faro dell’amministrazione Trump, quello dell’‘America First’. E pazienza se gran parte del mondo imprenditoriale, da Wall Street alla Silicon Valley, non la pensa così, compresi i giganti petroliferi come Exxon Mobil, Chevron e Bp. Trump annuncia quindi lo stop dei fondi Usa al Green Climate Fund dell’Onu e chiarisce come lo strappo sul clima è solo l’inizio: “Assicureremo lo stesso trattamento a tutti quegli accordi, a partire da quelli commerciali, per noi ingiusti e che vanno contro gli interessi americani”.

Cos’è l’accordo di Parigi

Si tratta del più importante trattato degli ultimi anni per contrastare il riscaldamento globale riducendo sensibilmente le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali e più pericolosi gas serra. La decisione era stata anticipata dai media statunitensi fino da ieri, ma Trump aveva rimandato al suo annuncio ufficiale dalla Casa Bianca di oggi: la procedura per uscire dal trattato richiede quasi quattro anni per essere completata. L’accordo era stato sottoscritto appena due anni fa dalla precedente amministrazione Obama e da altri 195 paesi in giro per il mondo. Dopo anni di accordi falliti o inefficaci, Parigi è stata la prima vera occasione per creare una base comune su come affrontare il cambiamento climatico che ha messo d’accordo praticamente tutti. L’Accordo è stato criticato per non essere vincolante, ma come hanno dimostrato le analisi condotte finora, il fatto che le diplomazie dei singoli paesi si tengano sotto controllo a vicenda ha portato a comportamenti virtuosi, incentivando in alcuni casi l’adozione di politiche per l’energia pulita più radicali degli stessi impegni assunti due anni fa.

Le motivazione di Trump

Washington è pronta a negoziare una nuova intesa che sia giusta e non vada contro gli interessi americani: “Se ci riusciremo benissimo, altrimenti pazienza” ha detto Trump. Immediato, e altrettanto duro, il no da Roma, Parigi e Berlino, che definiscono l’intesa di Parigi “non rinegoziabile”. E’ lo strappo piu’ grande da quando il tycoon si è insediato alla Casa Bianca. Una sfida all’intera comunità internazionale – Cina ed Europa in primo luogo – e una rottura con l’eredità di Barack Obama. Una svolta dalle conseguenze imprevedibili, che potrebbe spingere altri Paesi – vedi India, Filippine Malesia e Indonesia – a seguire la stessa strada e, in un effetto domino, a dire addio a quegli impegni solennemente presi nel 2015 da 195 nazioni per tagliare drasticamente il livello delle emissioni inquinanti. Trump si è rivolto agli americani e al mondo intero dal Rose Garden della Casa Bianca, in un clima surreale in cui a intrattenere le decine di giornalisti presenti ci ha pensato un’orchestrina jazz. In prima fila tutti i piu’ stretti consiglieri del presidente americano, tranne la figlia Ivanka e il genero Jared Kushner. Ad applaudire c’era tutta quella West Wing fino a poche ore prima ancora divisa sulla necessità di rompere o meno col resto del mondo su un tema cruciale come quello della lotta ai cambiamenti climatici.

Le reazioni

Il ‘no’ di Trump, comunque, di per sé non basta a far saltare l’accordo raggiunto due anni fa sotto l’egida delle Nazioni Unite. La Cina, che proprio Obama aveva convinto ad aderire con entusiasmo, ha assicurato che andrà avanti con l’Europa sugli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Proprio dall’Ue arrivano le reazioni più veementi, con il presidente della Commissione Jean Claude Juncker che parla di populismo e avverte: “Non è un bene che gli Usa si ritirino dalla scena mondiale. Ma sia chiaro che il vuoto lasciato dagli Usa verrà riempito”. Angela Merkel, Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni sono ancora più chiari: “L’accordo di Parigi non e’ rinegoziabile in quanto è uno strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie”, spiegano la cancelliera tedesca, il presidente francese ed il premier italiano in una nota congiunta. Francia e Usa “non lavoreranno più insieme sul clima”, dice poi Macron a Trump per telefono. E la Merkel, sempre al telefono con il tycoon, esprime tutto il suo “rincrescimento”. Di diverso tenore le reazioni da Mosca: “La Russia dà grande importanza all’accordo sul clima ma va da sè che la sua efficacia viene ridotta senza i suoi attori chiave”, afferma il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov.

 

 


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