Accumoli, si torna a casa. Ad Amatrice intercettato l’imprenditore che ride

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Insieme ai segnali di ottimismo arrivano anche degli spaccati inquietanti.

“Sono molto contento oggi”. Poche parole condivise con i cronisti, non formali ma di sostanza, che ‘fotografano’ lo stato d’animo del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, questa mattina ad Accumoli per consegnare le prime soluzioni abitative di emergenza, le cosiddette ‘casette’.

Una cerimonia breve e senza fronzoli, la consegna delle prime 30 chiavi, un paese che ritorna a vivere. Sì, perché dopo il sisma del 24 agosto dello scorso anno, Accumoli non c’era più, i cittadini si erano spostati ed era cominciato il difficile lavoro della ricostruzione, dello smaltimento delle macerie e della realizzazione dei villaggi con le ‘casette’.

Un lavoro che oggi restituisce i primi risultati e che consentirà entro Ferragosto il rientro ad Accumoli di tutti gli abitanti. “Inizia il ritorno a casa anche per Accumoli, ad Amatrice avevamo cominciato qualche settimana fa” ha detto Zingaretti, aggiungendo appunto di confidare di riportare “per Ferragosto tutti i cittadini che sono sfollati negli alberghi o nelle altre sistemazioni nel loro territorio”.

Ma insieme ai segnali di ottimismo arrivano anche degli spaccati inquietanti. Anche il terremoto del Centro Italia del 2016, come quello dell’Aquila 7 anni prima, con Francesco Piscicelli, fa registrare un imprenditore che ride: si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura dell’Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica.

Giustino sta al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro – si legge nell’ ordinanza – gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: “Se ti posso essere utile, voi fate l’elenco, mo’ dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione”, racconta Santoro a Giustino, che ride più volte.

“Siamo strutturati, abbiamo una struttura potentissima e abbiamo bisogno di fare qualcosa per tenerci attivi. Abbiamo chiuso un po’ di cantieri e abbiamo diciamo una cinquantina di unita’ lavorative che non so dove c?o mandarle”. Come si legge nelle 183 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo le nuove scosse di terremoto “gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l’ Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari”.

Santoro, riassume il Gip, spiegava al suo datore di lavoro “che presso il Mibact era stata creata un’unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro – prosegue Gargarella – ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l’impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti, tanto più se l’appoggio di Piccinini e Marchetti (altri due arrestati, ndr), funzionari del Mibact e inseriti nell’unità di crisi, non sarebbe venuto meno”.

 

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