Noi nel vento di Pawel Adamowicz

Focus

Noi sogniamo un partito che sappia gettare un seme come quello di Adamowicz. Un seme di speranza per chi vuole ponti e non muri

Pawel Adamowicz, il sindaco di Danzica barbaramente ucciso qualche settimana fa, era un uomo straordinario. Lo si capisce anche dal fatto che la comunità che ha governato lo amava a tal punto da riversare un enorme affetto, subito dopo la sua morte, su quell’European Solidarity Centre che proprio lui aveva pensato e voluto. Il governo – che aveva fatto di lui uno dei principali avversari politici – a pochi giorni dalla sua morte ha pensato bene di tagliare i finanziamenti a quell’istituto che ricorda la storia di Solidarność (il primo sindacato libero dei paesi del blocco sovietico) e ospita iniziative volte a riprenderne lo spirito. E allora migliaia di cittadini hanno prima partecipato a un crowdfunding che in poche ore ha rimediato al taglio dei fondi pubblici e poi hanno cominciato a visitare in massa l’European Solidarity Center.

Roberto Giachetti e io abbiamo pensato di inaugurare la serie d’iniziative pubbliche che ci porterà alle primarie del Partito Democratico, dopo la Convenzione Nazionale del 3 Febbraio, con un richiamo ideale che ha la forza della necessità, con un omaggio alla grandezza della politica che sa connettere le teste coi cuori.

Sabato 9 Febbraio siamo quindi stati a Danzica, nella città del patriota europeo Pawel Adamowicz. Al suo European Solidarity Center c’erano centinaia di persone, famiglie intere in fila per omaggiarne l’eredità: hanno perso Pawel, un trauma che non passerà. Ma la sua forza, le sue idee, la sua capacità di parlare alla gente sono un seme che porta frutto anche ora che lui non c’è più. Persino più di prima.

È stato sindaco per vent’anni. Conosciuto in tutto il Paese, impegnato nella costruzione di una rete di città, ma coi piedi e il cuore fermi nella sua Danzica che amava, riamato. Un fiero europeo che aveva scommesso sull’integrazione in un Paese che, governato dal populismo nazionalista della destra, è ormai diventato l’infausto paradigma delle “democrazie illiberali”. Adamowiccz era un uomo libero e coraggioso, un simbolo dell’Europa che vogliamo.

Io e Roberto Giachetti abbiamo deciso di venire fino a qui per portare dei fiori in sua memoria sotto il municipio che lo ha visto entrare migliaia di volte. Per ricordarlo e ringraziarlo.

Abbiamo iniziato da qui il nostro percorso verso le primarie. Perché è così che intendiamo la politica, così che vorremmo il Partito Democratico: europeista, coraggioso, vicino alla gente comune, capace di governare i problemi senza andar dietro alle balle spaziali dei populisti, soprattutto ambizioso. Noi sogniamo un partito che sappia gettare un seme come quello di Adamowicz. Un seme di speranza per chi vuole ponti e non muri. Anche oggi, soprattutto oggi.

Sempre Avanti, allora.

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