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Addio all’ora legale? Il Pd dice No: “Pessima idea”

La Commissione europea proporrà di abolire l’ora legale in tutta l’Unione Europea. Lo ha annunciato oggi il presidente Jean-Claude Juncker, presentando i dati di un sondaggio che ha rivelato l’orientamento favorevole della pubblica opinione nell’Ue. “Milioni di cittadini hanno detto che non vogliono continuare a cambiare l’ora” ha sottolineato Juncker: “La Commissione farà quello che dicono”.

La proposta della Commissione sarà quindi quella di adottare l’ora legale per tutto l’anno, abbandonando il passaggio semestrale all’ora solare durante il periodo più freddo dell’anno. Per modificare le disposizioni sull’ora legale nell’Unione Europea, la Commissione dovrà prima convincere i governi dei 28 e l’Europarlamento, con una decisione adottata a maggioranza.

Il sondaggio

Una valanga di risposte, ben 4,6 milioni, il numero più alto mai ricevuto da una consultazione pubblica Ue. E’ il risultato del dibattito acceso a Bruxelles dai Paesi del Nord e Baltici sull’ora legale, che questi chiedono di abolire ritenendone superate le ragioni quale il risparmio energetico e adducendo anche motivi di sanità pubblica come i costi dei disturbi del sonno provocati dal cambiamento orario. I risultati, secondo indiscrezioni della stampa tedesca dove lo stop allo spostare le lancette è anche da mesi al centro del dibattito, vedrebbe una schiacciante maggioranza delle risposte, pari all’80%, favorevole all’abolizione dell’ora legale.

Allo stesso tempo però, i rispondenti, secondo altre fonti, sarebbero per quasi due terzi (3 milioni) solo tedeschi.

A cosa serve l’ora legale?

E’ stata istituita per sfruttare al massimo l’irradiazione della luce solare nel periodo che abbraccia la primavera, l’estate e metà dell’autunno. L’utilizzo della luce solare per più ore consente un risparmio energetico grazie al minore utilizzo dell’illuminazione elettrica. L’ora legale, prima di essere adottata definitivamente per legge nel 1966, in Italia fu utilizzata come misura di guerra nel 1916 e poi dal 1940 al 1942.

Secondo le rilevazioni della società che gestisce la rete elettrica nazionale, dal 26 marzo al 29 ottobre 2017 il nostro Paese ha risparmiato complessivamente 567 milioni di kilowattora (quanto il consumo medio annuo di elettricità di oltre 200 mila famiglie) e ha emesso in atmosfera 320mila tonnellate di CO2  in meno.

Nonostante il risparmio energetico ci sono Paesi in cui l’ora legale non è ben vista. Dal 2000 una direttiva comunitaria – quindi vincolante – obbliga gli Stati a introdurla fra il 25 e il 31 marzo di ogni anno e a rimuoverla fra il 25 e il 31 ottobre, per armonizzarne l’utilizzo in tutta la Ue. La richiesta di rinunciare all’ora solare è sostenuta da una parte importante dell’opinione pubblica dei Paesi nordici, che denunciano i danni per la salute del cambio di ora. Tra i governi dell’Ue, Finlandia, Svezia e alcuni Stati membri dell’Est si sono espressi per l’abolizione, ma non è stata registrata una maggioranza a favore. A febbraio, l’Europarlamento aveva bocciato l’ipotesi di abolire il cambio semestrale dell’ora.

Il Pd dice No

“L’ora legale non ha solo un valore economico importante per tanti Paesi meridionali della Ue, ma vi è di più: rappresenta anche uno spartiacque psicologico e incide tanto sulla nostra socialità che sui nostri ritmi di vita. E tuttavia l’abolizione dell’ora legale, che pare la Commissione Europea si accinga inopinatamente a proporre, non rappresenterebbe solo un danno economico e di costume, ma anche politico”. Lo affermano in una nota Ivan Scalfarotto componente commissione Esteri e Chiara Gribaudo, responsabile Lavoro Pd. “Si dimostrerebbero ancora una volta – aggiungono – le peggiori tesi euroscettiche: quelle che vedono l’Europa come una regolamentatrice minuziosa e pignola di aspetti minori delle nostre vite, come il famoso grado di curvatura dei cetrioli, e invece completamente assente su questioni centrali e strategiche come le crescita o il lavoro. Non si capisce davvero quale bisogno senta la Commissione di aprire un nuovo fronte di polemica sull’Europa, soprattutto nei Paesi meridionali dell’Unione, e per quale motivo poi si vogliano solleticare istinti anti-modernisti che già serpeggiano pericolosamente nelle nostre opinioni pubbliche. Non si può che augurarsi che questa balzana iniziativa si riveli essere soltanto il risultato del lavoro di un qualche zelante funzionario brussellese, preoccupato di giustificare la propria presenza in ufficio nel mese di agosto”, concludono i due esponenti dem.

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