Addio a Cassini, la missione delle meraviglie

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Dopo vent’anni la sonda si schianta sulla superficie di Saturno, ma lascia un’eredità consistente

Alle 13,54, ora italiana, li segnale della sonda Cassini si è spento per sempre. Precipitata per volere del management di missione sulla superficie di Saturno, dopo aver esplorato il sistema del Signore degli Anelli come nessun altro mezzo umano prima d’ora. Un Gran Finale deciso molti mesi fa per concludere la ventennale missione con la raccolta di dati e di immagini spettacolari, catturati in una serie di 22 passaggi ravvicinati tra gli anelli di Saturno e intorno alle sue lune. Una performance mai tentata prima da nessun veicolo spaziale.

Lanciata da Cape Canaveral il 15 ottobre 1997 insieme al lander Huygens, in una missione congiunta NASA-ESA a cui ha partecipato attivamente anche l’Agenzia Spaziale Italiana, la sonda Cassini ha impiegato sette anni per coprire il miliardo e mezzo di chilometri circa che ci separa dal sistema di Saturno e le sue lune. A quel punto avrebbe dovuto cominciare una missione osservativa di quattro anni, superati abbondantemente, visto che oggi ci troviamo a celebrare il suo ventesimo anno di vita. E proprio di vita si deve parlare, anche se il sapore di questa giornata è agrodolce, perché l’eredità che la missione Cassini lascia è davvero enorme: “La scoperta che Titano e Encelado sono mondi oceanici–dichiara Thomas Zurbuchen, amministratore associato della Direzione Missioni scientifiche della Nasa – ha cambiato ogni cosa, ha scosso profondamente la nostra prospettiva su quali siano i luoghi sorprendenti in cui cercare la possibilità di vita extraterrestre”.

La scoperta dell’oceano sotterraneo con attività idrotermale sotto il manto ghiacciato di Encelado ha rivelato che quella luna di Saturno possiede alcuni degli ingredienti necessari a ospitare la vita. E altrettanto importante è stata la scoperta di mari di metano liquido sulla superficie e di molecole organiche nell’atmosfera di un’altra luna, Titano. La caduta controllata della sonda, giunta a fine missione, sulla superficie di Saturno voleva evitare anche di inquinare gli ambienti delle due lune, che potrebbero accogliere condizioni favorevoli alla vita.

Anche i dati raccolti da Cassini in queste ultime ore, prima di finire arrostito nell’atmosfera di Saturno, saranno elaborati nei prossimi mesi (e anni) dagli scienziati della missione, sicuri di trovare nuove informazioni che gettino luce sulle origini e l’evoluzione del pianeta, e sui processi che avvengono all’interno della sua atmosfera.

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