Afrin, città simbolo del dramma siriano. Popolazione stremata dopo anni di guerra

Focus

La roccaforte curda nel nord della Siria è ormai un protettorato curdo. A Ghuta invece è l’esercito siriano ad assediare la città in mano ai ribelli

La città siriana ormai da giorni è diventato un protettorato turco in Siria. Dopo due mesi di cruenti combattimenti, con l’aviazione turca che ha costantemente bombardato la roccaforte curda in Siria i ribelli hanno conquistato la città ormai da cinque giorni.

L’attacco turco

Questi combattimenti oltre a un altissimo numero di vittime e feriti ha provocato l’esodo di oltre 150mila civili. Il “sultano” turco non ha intensione di fermarsi e ha già annunciato  di voler intervenire sulle altre città curde Kobane, Manbij, Ayn al-Arab, Ras al-Ayn e Qamishli. Una situazione drammatica che lascia sgomenti. I curdi del Pyd in Siria e il Pkk in Iraq dopo essere stati in prima linea contro i militanti dell’Isis ora sono costretti a difendersi dall’attacco turco. La reazione di Stati Uniti ed Europa c’è stata, anche se al momento abbastanza blanda.

Lo scontro verbale Merkel-Erdogan

La Cancelliera Angela Merkel mercoledì nel suo discorso al Bundestag ha criticato Erdogan: “Pur fra tutti i legittimi interessi di sicurezza della Turchia, è inaccettabile ciò che sta accadendo ad Afrin, dove migliaia e migliaia di civili vengono perseguitati, uccisi o costretti a fuggire”. Immediata è arrivata la risposta turca in una nota il ministero degli Esteri bolla come “inaccettabile l’infelice spiegazione” della Merkel nel suo intervento al Bundestag sulle operazioni ad Afrin. Poi prosegue: “Con l’operazione Ramoscello d’ulivo, la Turchia mira a garantire la sicurezza nazionale ricorrendo al diritto all’autodifesa e punta a consegnare Afrin ai suoi legittimi proprietari liberando la zona dalla presenza dei terroristi. L’operazione costituisce un esempio di come combattere il terrorismo senza colpire i civili.  Non ci sono pericoli per i cittadini di Afrin ad eccezione delle mine e degli esplosivi piazzati dal Pyd-Ypg”.

Il dramma dei profughi

La realtà, secondo le associazioni umanitarie, è ben diversa. I civili sono stremati da due mesi di bombardamenti e combattimenti. Le scorte alimentari e di acqua sono ormai finite. Situazione analoga stanno vivendo gli abitanti di Ghuta, città alle porte di Damasco in mano ai ribelli. Le truppe di Assad da giorni ormai assediano la città e si stima che in circa 25mila siano fuggiti.

Sette anni di guerra

Il popolo siriano è ormai allo stremo, da sette anni è ostaggio di una guerra civile a cui poi si è aggiunta la guerra contro i militanti dell’Isis e l’attacco turco alle roccaforti curde nel Nord del Paese. Era il 15 marzo del 2011 quando le prime proteste contro il regime di Assad davano inizio alla “primavera” siriana. Dal 2012 queste proteste sfociarono poi in una vera e propria guerra civile, in cui poi si inserì l’Isis. Tanti fronti e tanti protagonisti in battaglia tra loro, con le potenze mondiali che hanno esercitato la loro potenza politica e militare. La situazione sembra lontana da una soluzione, con la popolazione allo stremo e in fuga.

Matteo Renzi: “Afrin come Srebrenica”

L’immagine su cui apriamo questa enews è drammatica e tenerissima. Si tratta di un bimbo siriano, profugo come la sua famiglia. In marcia verso la salvezza. La vicenda siriana è molto complicata, come tutti sappiamo. Lasciatemi però spendere una parola per Afrin, città curda che per settimane è stata sotto assedio nel silenzio della comunità politica internazionale. Un silenzio vergognoso. I curdi che vengono massacrati ad Afrin sono lo stesso popolo che ha liberato Kobane dai tagliagole dell’ISIS. Un giorno la comunità internazionale dovrà giustificare il proprio silenzio su Afrin come ha provato a giustificare – invano – il silenzio di Srebrenica oltre vent’anni fa. Da presidente di turno dell’Unione Europea nell’agosto 2014 sono stato a Erbil a dire grazie a chi stava iniziando a combattere contro il Daesh dopo la disfatta di Mosul. Oggi mi piacerebbe sentire una parola più forte di condanna per ciò che sta accadendo. Garantisco: la vicenda di Afrin è molto più seria dell’elezione di un vicepresidente della Camera.

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