L’agricoltura? Con questo governo non c’è più

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Negli ultimi cinque anni è stata centrale nello scenario politico nazionale, ora è improvvisamente scomparsa

L’agricoltura italiana è improvvisamente scomparsa dall’agenda politica nazionale. E non solo.

È scomparsa come notizie sui giornali, sulle televisioni, dalle discussioni e dai convegni.

Non c’è più una idea su cui confrontarsi, non c’è più una strategia che ci può dividere, non c’è una legge in preparazione, non ci sono provvedimenti all’orizzonte. L’agricoltura in questo governo non c’è più.

Eppure negli ultimi cinque anni è stata centrale nello scenario politico nazionale. Centrale nello scenario economico del nostro paese. Divenendo poi centrale per lo sviluppo e la crescita.

Non dimentichiamo che se l’ economia italiana si è ripresa, portando il Pil fuori dall’orbita della decrescita e dello zero su cui navigava da molto tempo, è anche merito del coraggio, dello spirito di innovazione, degli investimenti che hanno fatto i nostri imprenditori agricoli. Ed è, diciamocelo, grazie all’azione del parlamento e del governo, guidato da uomini del Pd, che hanno saputo mettere al centro della vita politica l’agricoltura e l’intero comparto agro alimentare, conquistando, dopo Expo 2015, tutti i mercati internazionali.

Oggi di tutto questo non si parla più. Anzi si parla di una sola cosa, di come aggiungere una “t”, si proprio una “t” alla sigla del ministero. Una “t”che significa turismo, perché questo ministro ha voluto caparbiamente insieme al suo partito trasportare il turismo dal ministero dei Beni culturali al ministero delle Politiche agricole.

Un atto che costerà molti soldi, perché dovranno essere ristampate tutte le insegne, tutte le indicazioni, tutte le etichette dei prodotti. Sembra una banalità e pure è il segno dei tempi.

Al ministero delle Politiche agricole si accontentano di aggiungere una letterina. Una “t”, perché non hanno nient’altro da aggiungere.

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