Al Pd occorre una ricetta inclusiva e aperta, altro che divisioni

Focus

Si tratta di delineare e di riuscire a raccontare ai concittadini un’idea di Italia e di Europa, nel contesto della globalizzazione

Riprendo per un attimo l’immagine usata dal presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti – quella sui dettagli e sul quadro d’insieme – per dire che a parer mio entrambe le dimensioni andrebbero coltivate: occorre replicare agli atti dell’attuale maggioranza e avanzare punto per punto proposte concrete. Il fronte rispetto a cui il centrosinistra presenta le maggiori difficoltà, tuttavia, è proprio quello del “quadro”.

Spesso ho richiamato anch’io l’idea dell’alleanza del merito e del bisogno, emersa in occasione della Conferenza programmatica di Rimini del Psi dell’ormai lontano 1982. Si è trattato di un cambio di paradigma. Ancor prima, però, e forse da sempre l’idea-forza della sinistra era di unire soggetti in apparenza eterogenei. Di unire, ad esempio, gli ultimi con i penultimi. Nell’epoca della frammentazione, sembrerebbe quasi un miraggio: eppure si tratta ancor oggi della strada maestra (da qui il notevole valore, materiale e simbolico, della tavolata organizzata giorni fa dal sindaco di Milano Beppe Sala).

A volte, quando si evoca l’esigenza di proporre una narrazione all’altezza dei tempi e delle sfide, si pensa a una sorta di spot pubblicitario o a una serie di spot. Come se fosse solo una questione di immagine e di propaganda. No: si tratta di delineare e di riuscire a raccontare ai concittadini un’idea di Italia e di Europa, nel contesto della globalizzazione. Un’idea che sappia tener conto delle difficoltà (talora della disperazione) che caratterizzano la vita di molti, di troppi di noi.

A tal fine occorre saper leggere i segni dei tempi. Ricordo a tal proposito che Ugo Vetere, già sindaco di Roma, dinanzi a un pesante arretramento elettorale del Pci, nel 1987, faceva il paragone con ciò che era accaduto al “Fronte popolare” nel 1948: nell’immediato dopoguerra la sconfitta era stata vissuta come un momento tattico, pensando di continuare ad avere dalla propria parte “il vento della storia”. Quella dell’ ’87 aveva invece tutta l’aria di una sconfitta strategica, se non di una disfatta (non a caso due anni dopo sarebbe crollato il Muro di Berlino).

Ecco; oggi, più che dividersi su formule ed espressioni astruse e poco comprensibili, si tratterebbe di rispondere alle domande di benessere e di sicurezza con una “ricetta” inclusiva, aperta, capace di ridestare la fiducia reciproca, tratteggiando un’alternativa chiara rispetto a coloro che mirano ad accentuare tensioni, solchi, linee di frattura.

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