Al Senato è caos per la legge da 52 miliardi di Iva in più

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Dalla manovra spariscono gli incentivi per le assunzioni e investimenti. Critiche anche dai Vescovi

Non riescono nemmeno a gestire il passaggio in Senato della legge di bilancio. Nel caos, questo pomeriggio il Pd ha disertato i lavori della commissione mentre in Aula non si capisce bene cosa fare. Una situazione grottesca di una manovra che porterà a tutti una botta di tasse che arriverà agli italiani nel 2020. Salvini e Di Maio nelle loro dichiarazioni giornaliere negano qualsiasi ipotesi a riguardo, ma nella nuova manovra targata Lega-Cinque Stelle l’aumento è stato messo nero su bianco.

In particolare nella relazione tecnica che accompagna il maxi-emendamento alla legge di Bilancio sono state riviste le clausole di salvaguardia Iva per i prossimi anni e la decisione che è stata presa è la seguente: l’aliquota ridotta al 10% salirà al 13% nel 2020, mentre quella ordinaria – attualmente al 22% – aumenterà al 25,2 nel 2020 e al 26,5% nel 2021.
In sostanza si è difesa una manovra promettendo un aggravio fiscale di circa 52 miliardi (4-5 punti d’Iva) nel biennio successivo. Mettendo in atto la classica ricetta demagogica grillo-legista: rimandare pur di ottenere qualche voto in più alle prossime europee.

Ovviamente Di Maio stamani ha assicurato che fino a quando ci saranno loro governare le tasse non aumenteranno. Un po’ come “non arretreremo di un millimetro” quando parlava di non cedere alle pressioni Ue sul deficit al 2,4%. E seppure il leader grillino, per una volta, fosse coerente con le sue parole, ci si chiede come si possa disinnescare una mina così grande. È come se si facesse finta di non comprendere che sterilizzare 23 miliardi di aumenti d’Iva nel 2020 (e quasi 29 nel 2021) significa una cosa sola: che la prossima manovra sarà solo tagli e aumento delle entrate (tasse). Perché l’alternativa è semplice, lo scatto delle clausole con il conseguente via al nuovo salasso.

Un incremento, quello dell’Iva, che addirittura secondo il Codacons “produrrebbe una maxi-stangata da quasi 1.200 euro annui a famiglia, solo per costi diretti dovuti alla maggiore imposta”.

Per il presidente dell’associazione ci sarebbero effetti disastrosi per l’economia, “solo per costi diretti legati al rialzo dei prezzi e senza contare gli effetti indiretti che scateneranno rincari a cascata in tutti i settori”.

Dello stesso parere la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise: “Preoccupa che per ottenere l’ok di Bruxelles si faccia ricorso per l’ennesima volta al meccanismo delle clausole di salvaguardia, che prevede aumenti automatici di Iva e accise se non si raggiungono gli obiettivi di bilancio o, peggio, di crescita”. Oltre alla stangata sulle tasse, la Manovra crea malcontento anche dentro le mura del Vaticano. I vescovi sono preoccupati per la soppressione dell’aliquota ridotta Ires : “Se davvero il Parlamento procedesse con la cancellazione delle agevolazioni fiscali agli enti non commerciali – tuona il segretario monsignor Stefano Russo – verrebbero penalizzate fortemente tutte le attività di volontariato, di assistenza sociale, dell’istruzione e anche del mondo socio-sanitario”.

Per non parlare infine di tutto quello che sparisce dalla manovra, come ad esempio gli incentivi per le assunzioni e gli investimenti per ben 4 miliardi di euro. Investimenti che riguardano le Ferrovie, il finanziamento delle politiche comunitarie, il Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale, il Fondo per la produttività e la competitività.

In conclusione stiamo parlando di un ridimensionamento complessivo della manovra di 10 miliardi, non certo indolore. E alla luce di tutto ciò, parlando di tasse che aumenteranno, dei due provvedimenti di bandiera ridimensionati, di minori investimenti, davvero si ha il coraggio di continuare a definirla una manovra del popolo?

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