Nonostante Salvini, la nave Alan Kurdi verso Lampedusa

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Alan Kurdi

Salvini attacca ogni giorno le Ong, ma gli sbarchi continuano e il flusso di migranti verso l’Italia non si è mai interrotto.

Sarà una lunga estate in compagnia di ong, migranti, governi che si rimpallano le responsabilità, scafisti che fanno affari, disperati che tentano la traversata, ministri che fanno propaganda sulla pelle dei disperati. Anche oggi, come ieri del resto, l’affaire migranti tiene banco.
Stamattina anche la nave Alan Kurdi della ong tedesca Sea-Eye sfida il governo, dopo il precedente della Sea Watch guidata dalla ormai famosa Capitana.

Alan Kurdi: Lampedusa è il porto più sicuro

Venerdì Matteo Salvini aveva vietato, inutilmente, l’accesso all’imbarcazione nei porti italiani. Oggi a disobbedire ci riprova la Alan Kurdi. Poco fa una motovedetta della Guardia di finanza ha notificato al comandante della nave il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane. Ma su Twitter la Ong ribatte: “Con 65 migranti soccorsi a bordo ci stiamo dirigendo verso Lampedusa“. E aggiunge: “Non siamo intimiditi da un ministro dell’Interno, siamo diretti verso il più vicino porto sicuro“.

Ong Mediterranea: Garantire incolumità migranti ed equipaggio

Altro caso aperto è quello della nave Alex della ong italiana Mediterranea Saving Humans: “Non è vero che abbiamo rifiutato Malta e non cerchiamo impunità – scrivono su Facebook quelli della ong – Non è vero che Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare“.

Prosegue il post: “Quello che abbiamo chiesto sono però delle garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la nostra, tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso, perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela. Abbiamo chiesto inoltre di potere sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza“.

Di Maio ammette: gli sbarchi continuano

La battaglia tra Salvini e le Ong è tutta costruita fra due protagonisti che si accusano reciprocamente, ma la realtà, quella taciuta dai mezzi di informazione, è che il flusso di migranti verso l’Italia non si è mai interrotto e certo il grosso non passa attraverso le navi delle Ong. Nella sfida tutta interna al governo fra Salvini e Di Maio, che si attaccano e si punzecchiano ogni ora, arriva la dichiarazione del vice premier grillino al Corriere della Sera che smentisce il suo alleato Salvini sul presunto stop degli sbarchi: “Mettiamo le cose in chiaro – afferma Di Maio – le Ong sono una parte del problema, mentre ieri si discuteva della Mediterranea ne arrivavano altri 70 con piccole imbarcazioni. Poi in questi giorni ci sono stati altri sbarchi anche in Sardegna. Nell’ultimo mese sono arrivati 300 irregolari in Italia e nessuno ne parla“.

Gentiloni su Repubblica: io accuso Salvini

Intanto, su Repubblica – dopo la lettera di Matteo Renzi in cui ammetteva l’errore di non aver spinto abbastanza sullo ius soli e attaccava la posizione di Gentiloni e Minniti, quando erano rispettivamente presidente del Consiglio e ministro dell’Interno – interviene oggi il presidente del Pd Paolo Gentiloni: “Io accuso Salvini. Lo accuso perché sta cancellando l’immagine di un’Italia che sull’immigrazione aveva “salvato l’onore dell’Europa“.

Accuso Salvini – spiega Gentiloni – per il danno che sta facendo alla funzione stessa del ministro dell’Interno. Il responsabile della sicurezza di noi tutti non può trascorrere le proprie giornate tra comizi, selfie e addirittura attacchi sguaiati alla Magistratura. E soprattutto non può mettere in scena una strategia della tensione sulla pelle di poche decine di migranti“.

Gentiloni risponde anche alle critiche di Renzi e si rammarica per non essere riuscito a far approvare la legge sullo ius soli, per mancanza di numeri, “non certo di coraggio o di volontà. Coraggio o volontà – aggiunge – che semmai ci mancarono tra il 2015 e il 2016, quando i numeri c’erano eccome ma Governo e Pd decisero di non procedere“.
Limiti ed errori, anche con il suo esecutivo “comunque ci sono stati. Ma i crolli di consensi al Pd nel voto del 2018 non dipendono certo dalle politiche migratorie di Minniti. Al contrario, garantire sicurezza e protezione è compito irrinunciabile di qualsiasi governo progressista“.

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