Alfano, bye-bye Pd (ma resta al governo)

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Guerra totale Alfano-Renzi. Richetti :”Abbiamo dieci volte i voti di Ap”

“Riteniamo conclusa la nostra collaborazione con il Pd”, così parlò Angelino Alfano in una conferenza stampa nella sede del suo partito, Alleanza Popolare. Questa frase che sa così di definitivo, di divorzio, di minimi termini, il leader centrista la dice dopo averne detta un’altra, in direzione quasi opposta: “Continua il nostro sostegno al governo Gentiloni”.

La doppietta del ministro degli Esteri merita il tweet di Roberto Giachetti: “A leggere in sequenza le dichiarazioni di Alfano di oggi si capisce che l’estate è arrivata in anticipo. #tropposole”.

Certo, è un po’ strano sentir dire dall’alleato di maggioranza che il rapporto con il partito che esprime il presidente del Consiglio finisce ma che questo non prefigura una crisi di governo perché la lealtà a Gentiloni non è in discussione.

Non è però questa la sola stranezza del giorno dalle parti degli alfaniani. Era stato il deputato Sergio Pizzolante a lanciare un durissimo j’accuse a Renzi: “Ha la smania di prendersi la rivincita della sconfitta sonora del referendum dal 4 dicembre. Per questo è stato  Renzi stesso a febbraio a chiederci  di far fuori Gentiloni. In cambio ci ha detto: la legge elettorale scrivetevela voi”. Alfano rincara la dose :”Non smentisco le parole di Pizzolante”.

E’ arrivata subito la replica di Lorenzo Guerini: “Tutte falsità, il destino del Pd è legato a doppio filo a quello di Gentiloni: Alfano usi meglio le sue energie per costruire un cartello centrista che arrivi al 5%”. Ed è Matteo Richetti, il portavoce della nuova segreteria del Pd, oggi alla sua prima riunione, ad alzare il tiro contro Alfano: “Abbiamo dieci volte i suoi voti: avremmo avuto bisogno di Ap per far cadere il governo?”

 

 

Alfano parte dunque alla ricerca di una federazione dei centristi ed ha incaricato il capogruppo Maurizio Lupi di avviare le consultazioni in Parlamento: si guarda all’Udc, ai tosiani, ai totiani, in un’aggregazione tra moderati che secondo Ap “vale oltre il 10% “.

Intanto la guerriglia si sposta sugli emendamenti alla legge elettorale, che già vede slittare a martedì il suo approdo in aula, su cui sono in corso in queste ore trattative: cosa accadrebbe se qualcuno volesse emendare il tedescum per garantire le preferenze (già si è cominciato a gridare contro il nuovo Porcellum)  e in Senato venisse avanzata (e accolta) la richiesta di un voto segreto?


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