La primavera algerina

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Algeria proteste

Ogni venerdì in Algeria scendono in strada migliaia di persone per chiedere un deciso cambiamento politico nel paese nordafricano.

Non sono i gilet gialli che da settimane mettono a ferro e fuoco Parigi, non sono neanche una ripetizione delle ‘primavere arabe’ del 2011 anche se già è stata denominata la “primavera algerina”: quello che accade ogni venerdì (giorno festivo nei paesi islamici) dal 22 febbraio in Algeria è un movimento che ha peculiarità tutte sue.

Anche oggi nelle strade di Algeri sono scese migliaia di persone per chiedere un deciso cambiamento politico nel paese, governato dal 1999 dal presidente Abdelaziz Bouteflika, 82 anni, che sempre più raramente si fa vedere in pubblico, da quando nel 2013 fu colpito da un ictus che gli ha provocato una paralisi costringendolo in carrozzina.

L’emittente televisiva Ennahar ha riferito di “milioni di algerini scesi nelle piazze oggi in cortei pacifici”, mentre il portale web “Tsa”, vicino all’opposizione, ha scritto di “centinaia di migliaia di persone” che hanno sfilato nel centro di Algeri, malgrado la pioggia e il freddo, ma proteste si sono registrate anche a Orano, Costantina, Bejaia e in quasi tutte le 48 province del paese.

Come riportano le agenzie di stampa, un corteo compatto ha riempito le strade che portano verso le Grande-Poste, l’edificio simbolo della capitale algerina che è anche diventato il centro della protesta. Dall’incrocio delle Grande-Poste il corteo è risalito per più di 2 chilometri lungo una delle arterie principali, al suono dei darabouka, mentre la folla urlava slogan come “No all’estensione del mandato”, “No a soluzioni fuori dalla costituzione” e il “Popolo algerino e musulmano”.

La protesta è talmente sentita da mettere in discussione la passione algerina per il calcio. La partita di questa sera, infatti, tra la nazionale algerina e quella del Gambia, valida per la Coppa d’Africa, è stata clamorosamente boicottata dai tifosi, dopo gli appelli sui social: su 22 mila biglietti in vendita, solo 150 quelli venduti al momento.

Il paese nordafricano è di fatto governato da un gruppo di potere dove si mescolano affari e politica e Bouteflika è più che altro un nome che costituisce una sorta di paravento dietro al quale chi muove i fili sono affaristi, politici e militari.
Di fronte alla possibilità di una quinta ricandidatura di Bouteflika, una parte di algerini è scesa in piazza.

Lo scorso 11 marzo, però, l’ottuagenario presidente ha annunciato una sorta di road map di fine potere. Le tappe indicate sono lo svolgimento di una conferenza nazionale, l’approvazione di una nuova Costituzione e l’elezione democratica di un nuovo presidente.
Ma all’interno dell’oligarchia algerina ci sono stati evidentemente alcuni contrasti, se subito dopo l’annuncio del presidente, le libere elezioni – messe in calendario per il 18 aprile – sono state rinviate sine die, prorogando il mandato di Bouteflika.

E così le proteste continuano, ma ci sono segnali contrastanti anche nei partiti al governo e perfino nell’esercito. Quelli che sostenevano con forza il quinto mandato del capo dello Stato, ora sembrano fare marcia indietro, mentre il potente generale Ahmed Gaid Salah, a capo delle forze armate, ha dichiarato che durante le manifestazioni contro il presidente la popolazione ha espresso “obiettivi nobili”.

Forse non è un caso che le proteste di oggi sono state tenute sotto controllo dalle forze dell’ordine che erano in divisa o in abiti civili, e non in tenuta antisommossa come era avvenuto nei precedenti venerdì.

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