Allarme, perduti 21mila km² di Italia

Focus

A livello europeo, l’Italia è tra i paesi più esposti agli eventi di origine naturale, seconda solo alla Grecia

Sono 10.297 i beni culturali situati in zone a forte rischio sismico in Italia e il 28% dei Siti italiani UNESCO è situato in zone ad alta sismicità. Non solo, ben il 66% delle frane censite in Europa avviene nel nostro paese. Sono solo alcuni dei dati che emergono dall’edizione 2016 dell’Annuario dei dati ambientali dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), presentato ieri a Roma. Un racconto, in cifre, dello stato di salute dell’ambiente che, attraverso un set di indicatori, fornisce dati e approfondimenti su alcuni settori ritenuti prioritari in materia ambientale.

Grazie a questi dati possiamo confrontare il nostro paese con il resto d’Europa sotto molti aspetti: biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, qualità delle acque, suolo, rifiuti, solo per citarne alcuni. Il rapporto traccia la fotografia di un’Italia e di un’Europa che hanno compiuto progressi nella riduzione di alcune pressioni ambientali significative, anche se le prospettive a lungo termine sono spesso meno positive rispetto a quanto potrebbero suggerire gli scenari attuali.

A livello europeo, l’Italia è tra i paesi più esposti agli eventi di origine naturale, seconda solo alla Grecia, dal punto di vista della sismicità: eventi sismici, eruzioni vulcaniche, dissesto idrogeologico che in un paese densamente popolato come il nostro rappresentano una minaccia costante per la sicurezza dei cittadini e per l’economia nazionale.

Le zone maggiormente critiche le conosciamo: dalla Calabria tirrenica alla Sicilia orientale, lungo la catena appenninica fino al Friuli Venezia Giulia. E poi ci sono i vulcani, sono infatti 3.064 i beni situati in aree interessate da attività vulcaniche e nel corso del 2015, il solo Etna è stato interessato da tre momenti ad elevata criticità. L’allarme più significativo di quest’anno arriva però dal fronte dei cambiamenti climatici: l’aumento della temperatura registrato negli ultimi 30 anni nel nostro Paese, è stato quasi sempre superiore a quello medio globale, con il record del 2015 che è stato l’anno più caldo dal 1961.

E c’è di più: l’anomalia della temperatura media (+1,58 °C) è stata superiore a quella globale sulla terraferma (+1,23°C) e rappresenta il ventiquattresimo valore annuale positivo consecutivo. Nonostante la progressiva riduzione delle emissioni il nostro paese continua a scaldarsi. In Italia, nel 2014, le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 4,6% rispetto all’anno precedente e del 19,8% rispetto all’anno base (1990). L’andamento complessivo dei gas serra prodotti nel nostro paese è determinato principalmente dal settore energetico che rappresenta oltre l’81% delle emissioni totali.

La riduzione, riscontrata in particolare dal 2008, è figlia della crisi economica, conseguenza del calo dei consumi energetici e delle produzioni industriali e, parallelamente, della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili e dell’incremento dell’efficienza energetica. Il clima in trasformazione mette a dura prova un territorio, che secondo i dati dell’Ispra, è sempre più fragile: nel 2015 sono state 12 le vittime di eventi franosi, con ben 271 episodi e danni alla rete stradale e ferroviaria. Altra nota dolente è il consumo di suolo che In Italia non accenna a diminuire, si è passati dal 2,7% di suolo consumato negli anni 50, al 7% nel 2015.

L’Italia è al primo posto in Europa, nel 2015 sono stati irreversibilmente consumati circa 21.000 km2, sebbene la velocità di trasformazione si sia abbassata nell’ultimo biennio 2013-2015. Le buone notizie arrivano per la qualità delle nostre acque, in particolar modo sotterranee, che si confermano di buonissima qualità nonostante l’Italia sia il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, di sostanze chimiche. Le rivelazioni offrono ottimi riscontri: a novembre 2016 lo stato chimico e quantitativo del 59% dei 1.053 corpi idrici sotterranei identificati viene classificato come “buono”.

Per quanto riguarda le acque superficiali invece, il 43% dei fiumi raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico mentre il 75% per lo stato chimico; per i laghi, l’obiettivo di qualità è raggiunto dal 21% per lo stato ecologico e dal 47% per lo stato chimico. Anche le nostre acque costiere godono di ottima salute, e questa è una buona notizia per tutti noi e per la nostra economia nazionale. Lo stato qualitativo del 90% delle nostre acque costiere di balneazione risulta essere eccellente ed il 4,8% buona. Il quadro tracciato dall’Ispra è quello di un paese fragile, dove le ricchezze e le bellezze culturali e naturali sono quotidianamente esposte alle conseguenze del clima che cambia. L’inversione di tendenza degli ultimi anni comincia a mostrare i primi risultati ma per preservare e valorizzare l’immenso patrimonio ambientale del nostro paese c’è ancora molto da fare.

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