Altro che “60 milioni”, ecco l’Italia che si ribella a Salvini

Focus

Dai bagnanti di Castellaneta ai cittadini di Treviso, agli Alpini alla “protesta degli arancini”: si moltiplicano i casi di italiani non disponibili a seguire la propaganda del ministro dell’Interno

Non solo buonisti e radical chic, non solo rosiconi di sinistra e globalisti amici di Soros, non solo “poteri forti” e magistrati, non solo il Pd, Saviano o Rolling Stone: c’è un’Italia profonda, radicata e variegata, che si ribella a Matteo Salvini, ai suoi metodi smaccatamente (quanto spesso fintamente) autoritari, alla sua propaganda fatta sulla pelle dei disperati, alla sua campagna elettorale permanente, mirata unicamente alla distrazione di massa, alla creazione di emergenze inesistenti e all’incremento del consenso personale.

Nelle ultime settimane, si sono moltiplicati i casi di disobbedienza civile (mai termine fu più appropriato) nei confronti dell’uomo che dovrebbe ricoprire la carica di vicepremier e ministro dell’Interno e che invece passa le giornate a inventare campagne d’odio sui social network, bellamente immortalato a panza all’aria (a proposito di “pacchia”) dal Trentino alla Sicilia.

E proprio in una località del sud, a Castellaneta Marina, in Puglia, i bagnanti hanno cacciato dalla spiaggia la ronda dei salviniani, guidati dal parlamentare Rossano Sasso, scesi in battigia per dare la caccia ad un pericoloso ambulante abusivo. “Nessuno vi ha chiesto di venire qui a rovinare la domenica ai bagnanti, quindi ve ne potete pure andare”. E i leghisti si sono così accomodati all’uscita, coperti dalle urla “fascisti” e “squadristi” dei cittadini che volevano solo godersi una giornata di mare. Forse, come hanno suggerito in tanti (tra cui noi), il ministro dell’Interno, invece che scagliarsi contro i vucumprà, dovrebbe porre la sua attenzione su questioni un tantino più importanti, come i regolamenti di conti tra clan della ‘ndrangheta che si sparano in spiaggia in pieno giorno, come successo a Nicotera Marina quest’estate.

Il caso simbolo della politica (se così vogliamo chiamarla) agostana di Salvini è stato sicuramente quello della nave Diciotti e il sequestro di 150 migranti eritrei costretti a rimanere in mare aperto sulla nave della Marina militare italiana per giorni. Qui, oltre ai parlamentare del Pd, impegnati a testimoniare direttamente la disgustosa azione propagandistica di Salvini, si sono mossi i cittadini, scesi in piazza per la protesta già ribattezzata “degli arancini”. E non solo: l’azione del capo leghista ha smosso le coscienze di molte personalità in vista in Sicilia, da Pippo Baudo all’ultraberlusconiano Gianfranco Micciché, che gli ha dato, senza troppi giri di parole, dello “stronzo”.

Ci sono poi altri casi. Come quello della sezione milanese degli Alpini che ha scritto al presidente nazionale per esprimere la sua “indignazione” dovuta al fatto che il vicepremier ha indossato la maglietta degli Alpini con i simboli dell’Adunata del Centenario – regalatagli dalla ditta che ha in concessione il marchio – in alcune occasioni pubbliche. “Ne va – scrive il presidente della sezione Luigi Boffi – della nostra credibilità, della nostra autonomia, della nostra serietà”. Oppure quello dei cittadini trevigiani che hanno denunciato il ministro dell’Interno per “istigazione all’odio razziale”. O ancora il Tweet di Don Cristiano Mauri, rettore del collegio Volta di Lecco, che ha commentato così un (dubbio) sondaggio pubblicato dal quotidiano Libero: “L’85% dei cattolici è fedele a Salvini? La buona notizia è che un buon 15% è rimasto fedele al Vangelo”. Il prossimo appuntamento è quello, già annunciato, della maxi-protesta a Milano contro la visita del campione liberticida (idolo del felpato) Viktor Orban.

Sono flash, fotografie di un’Italia che non si piega davanti all’arroganza di chi ha il coraggio di parlare “a nome di 60 milioni di italiani”, dimenticandosi che Lega e Cinque Stelle alle ultime elezioni hanno ottenuto, insieme, 16 milioni di voti. E che ci sono 44 milioni di cittadini che non si sentono rappresentati da questi partiti e dai loro leader. Salvini farebbe bene a tenere presente questi numeri, perché presto i cittadini potrebbero presentare il conto di tanto odio.

 

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