Altro che sbloccare i cantieri, questo governo li sta paralizzando

Focus

E’ il governo non il Codice degli Appalti il nemico delle opere pubbliche, degli investimenti, della crescita, della modernizzazione infrastrutturale del Paese

Alla fine, Salvini e Di Maio hanno resuscitato il modello Berlusconi. Non siamo proprio alla legge obiettivo del 2001 ma il principio della deregulation, vero pilastro del decreto cosiddetto sblocca cantieri, è il medesimo. Scelta naturale per Salvini il cui partito governava con Berlusconi e ne condivideva tutte le scelte. Totalmente incomprensibile per Di Maio ma, abbiamo visto in questo anno di governo gialloverde, è Salvini che detta la linea ed il suo partner si accoda. Le regole introdotte dal Codice degli appalti un orpello? Cancellate. I vincoli ai bandi o per le imprese che possono partecipare alle gare un inciampo? Eliminati. Si è presa a pugni la verità e a pretesto la volontà di semplificare – obiettivo condiviso su cui sarebbe stato possibile collaborare – per far rientrare dalla finestra le “mani libere” sugli appalti che il Codice, frutto delle direttive europee e del dialogo con le associazioni datoriali, le organizzazioni dei lavoratori, l’associazione dei comuni e i diversi attori del mercato delle opere pubbliche avevano cacciato dalla porta.

E’ stato detto da tutti gli operatori del settore e da tutte le autorità di garanzia e di controllo, da ultima giovedì l’Anac per bocca del suo presidente Raffaele Cantone, che il decreto contiene norme molto allarmanti sul versante della trasparenza, della corretta competizione tra aziende, della tutela dei diritti e della salute dei lavoratori e che facilita malaffare e apre la strada ad infiltrazioni criminali. Ma il governo ha mostrato una granitica unità che sarebbe stata degna di miglior causa. Si è detto che l’obiettivo del “fare” non equivale a “fare bene” ma, in questo caso, nemmeno il fine di “fare” verrà raggiunto perché disordine e incertezza, oltre ai mesi che occorreranno per stendere i regolamenti, faranno sentire i propri effetti sulle decisioni degli amministratori pubblici e sulle azioni delle imprese. Invece che sbloccare i cantieri questo decreto finirà per paralizzarli definitivamente e riportare verso giù la pubblicazione e l’aggiudicazione dei bandi di gara. Perché, a proposito di menzogne e della narrazione che vorrebbe il Codice degli Appalti varato dal governo Renzi nel 2016 come ragione dello stop degli investimenti e dei cantieri, i dati dimostrano l’esatto contrario. Nel 2018 il numero dei bandi pubblicati è aumentato del 28% rispetto all’anno precedente ed il valore del 26% ed il trend è continuato a crescere quest’anno con un 20% in più sui bandi nel primo quadrimestre sullo stesso periodo del 2018 mentre le aggiudicazioni sono salite del 48%: nel solo mese di marzo il valore delle opere messe a gara è cresciuto del 174% sullo stesso mese del 2018.

Non è il Codice il freno e, dunque, non è il cosiddetto sblocca cantieri la ricetta che anzi rischia di frenare il percorso di risalita degli appalti pubblici dopo gli anni bui della crisi.

Quello che impedisce gli investimenti e tiene i cancelli chiusi è il governo con la sua linea contraria alle infrastrutture, a cominciare dai corridoi europei, con la sua improvvisazione e con scelte ideologiche come quella alla base della sottrazione di quasi 2 miliardi all’Anas, per destinarli al finanziamento del reddito di cittadinanza che ha determinato il rinvio al prossimo biennio l’apertura di cantieri programmata per il 2019. Ma questo è solo uno dei casi. Torino-Lione, Terzo Valico, Brescia-Verona sono esempi di opere ferme o pesantemente rallentate che totalizzano insieme un valore mancato di 5,4 miliardi. Una indagine dell’Osservatorio territoriale sulle infrastrutture riferito al nord ovest, dove si concentra il 3,7% del pil europeo, ha concluso che il 93% delle opere monitorate risultava in sofferenza nel 2018 rispetto all’anno precedente in ragione della chiusura dei rubinetti finanziari. Non è un caso allora che mentre negli anni passati gli investimenti complessivi aumentavano del 3 – 4% quest’anno non ci sarà nessuna crescita e non è il Pd a dirlo ma c’è scritto nel Documento di economia e finanza firmato dall’esecutivo.

E’ il governo non il Codice degli Appalti il nemico delle opere pubbliche, degli investimenti, della crescita, della modernizzazione infrastrutturale del Paese ed anche delle regole a presidio della trasparenza, della legalità e della sicurezza dei lavoratori. Questa è la verità. Il resto è solo fake news.

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