Massa, dove la crisi ha battuto più forte

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Non ci sono solo Salvini e la Lega dietro la tempesta che ha sconvolto la Toscana

Non ci sono solo Salvini e la Lega dietro la tempesta che ha sconvolto la Toscana. Certo, il vento della rabbia, dell’insicurezza e la voglia di ordine e rigore ha spirato forte e sicuramente ha fatto la differenza. Credo, però, ci siano aspetti che riguardano specificatamente quelle realtà interessate al voto del 10 e del 24 giugno. Massa, Pisa e Siena, tre bandiere che da settant’anni sventolavano, seppure con alterni risultati, pagano anche altro. Massa è la mia città ed è quella che conosco meglio anche se credo che ci siano tratti comuni o comunque delle similitudini tra i tre capoluoghi toscani:

1) la nostra capacità di governo;
2) la politica delle alleanze;
3) la questione costa (dalla Liguria fino a Fiumicino);
4) il Governo regionale.

A noi toscani “governare bene” ci è riuscito per molto tempo; i partiti riuscivano a formare classe dirigente, il rapporto politico sinergico tra partito e amministrazione rendeva le scelte amministrative più partecipate e perciò condivise. Ma la stagione dei grandi amministratori è finita, il partito non è più luogo di formazione o di elaborazione, di confronto e di relazione con le varie articolazioni della società.

In molti posti, anche a Massa, il partito è stato un non luogo, schiacciato e acritico sull’amministrazione, incapace di essere momento puntuale di confronto, anzi spesso è stato palestra di scontro. Pertanto in assenza costante della possibilità di costruire posizioni, proposte da portare in consiglio comunale – il tutto delegato al sindaco e alla compagine di Giunta – il risultato è presto dato: lo scontro avviene pubblicamente accentuando il fenomeno della litigiosità e delle tensioni che paralizzano da una parte il ruolo degli organismi dirigenti e dall’altro provocano contrapposizioni e fratture con la nascita di liste civiche e la netta separazione dagli stessi corpi sociali intermedi.

E vengo al punto quattro che è strettamente legato al primo. La regione Toscana prende da troppo tempo decisioni sulla testa dei territori; il governatore in un rapporto diretto gestisce le relazioni con i singoli portatori di interessi, facendo un’operazione duplice: da un lato accentrando competenze e dall’altro scavalcando i territori.

Insomma, noi non riusciamo più ad esercitare una relazione di comunità, non viviamo un luogo di discussione e di elaborazione delle proposte di governo, che in quanto nostre saremo pronti a difendere e ad interconnetterle in maniera tale da contaminare positivamente il rapporto fra i comuni e la Regione. Anche qui il tutto è delegato ai singoli.

Ad oggi, purtroppo, è finito il tempo dei grandi amministratori. E allora fortuna cercasi? In politica e soprattutto nella pubblica attività di governo ciò non è dato. A Massa dal 1994 si è sempre votato in concomitanza con le politiche o comunque, come questa volta a pochi mesi di distanza e nonostante spesso i risultati elettorali delle politiche fossero a noi non favorevoli, quindi sulla carta, le nostre città fossero contendibili, alle comunali abbiamo sempre vinto perché ci veniva riconosciuta una capacità di governo e una qualità del personale politico.

Infine il tema delle alleanze. È una questione generale che riguarda il paese e che a maggior ragione dobbiamo porci con grande urgenza e determinazione. La frattura è tale che il centrosinistra si è presentato diviso quasi ovunque. Credo che i sostegni, richiesti fra l’altro a bassa voce e in extremis per i ballottaggi, non siano arrivati nella giusta dimensione, perché minati da lacerazioni profonde.

Con amarezza costatiamo che in tutti i capoluoghi toscani della costa non governiamo più. Qui è dove la crisi ha battuto più forte, dove le vocazioni dei territori non hanno saputo trovare una nuova dimensione. A maggior ragione ci viene chiesto di ricostruire nuove energie umane per un partito che provi a riannodare i fili.

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