E’ ancora caos manovra. Bagarre in aula

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La legge di Bilancio si avvicina a rapidi passi al traguardo finale, ma le polemiche non mancano

Ancora di corsa, ancora nessuna discussione, ancora polemiche e proteste. Mentre è in corso la conferenza stampa di fine anno del presidente del consiglio Giuseppe Conte, alla Camera si scatena la bagarre.

Le opposizioni, sostanzialmente all’unisono, hanno chiesto al presidente Roberto Fico di sospendere la seduta per la discussione generale sulla manovra, denunciando che la Costituzione è stata calpestata. Di fronte alla decisione di Fico di mettere ai voti la richiesta di sospensione, Emanuele Fiano e Renato Brunetta hanno protestato con veemenza. A quel punto Fico ha sospeso la seduta per dieci minuti e convocato la conferenza dei capigruppo. Ma le opposizioni, dopo pochi minuti hanno abbandonato la conferenza in segno di protesta.

La seduta d’aula è ripresa poco dopo con la risposta di Fico alle opposizioni. “Io non posso entrare fino in fondo nei lavori della commissione pur auspicando che si svolga un dibattito vero, sostanziale”, dice Fico alle minoranze che lamentano di non aver potuto discutere nemmeno un emendamento della manovra e chiedono una discussione generale più distesa.

Non c’è nulla di trasparente e di deciso dal parlamento, è in sintesi l’accusa che viene mossa rispetto alla manovra e al percorso che sta compiendo.

“Una manovra che – come certificato dall’ufficio parlamentare di bilancio – alza la pressione fiscale e diminuisce gli investimenti – commenta Luigi Marattin, capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera -. E che per giunta nasce sei giorni fa e viene approvata senza che i due rami del Parlamento abbiano potuto esaminarla. Direi un capolavoro, sia nel merito che nel metodo”.

I continui botta e risposta tra esponenti dell’esecutivo e opposizioni hanno travolto ancora il Ministro dell’Economia che si ieri è scontrato anche con il suo stesso predecessore.

“Mi avete massacrato per un’ora e non mi fate parlare, mi avete criticato per un’ora potrò rispondere alle critiche o no?”, ha gridato il titolare del Mef dopo una disputa con il suo predecessore, Pier Carlo Padoan, il quale aveva attaccato Tria e, per estensione, l’attuale esecutivo italliano: “Siete stati bravi a non entrare in una procedura con debito in maggio – ha detto il ministro Tria – cercando un occhio benevolo della Commissione europea. Quello stesso occhio benevolo, in un certo senso, lo abbiamo ottenuto anche noi. Ma è chiaro che la situazione non è facile: dovremo lavorare a lungo. Non cadiamo dalle nuvole”.

La verità è che i due provvedimenti bandiera del governo gialloverde: il reddito di cittadinanza di Luigi Di Maio e la riforma della legge Fornero, con il varo di quota 100 del leader della Lega, vedranno la luce solo a gennaio, con due distinti decreti. E  fino all’ultimo saranno un incognita, ciò che è chiaro è che gli originari obiettivi sono stati modificati.

In mattinata il Pd presenterà in una conferenza stampa alla Camera il ricorso alla Consulta sulla legge di Bilancio. E sicuramente anche la giornata di oggi risulterà campale per le sorti della manovra. La corsa contro il tempo per evitare l’esercizio provvisorio è ufficialmente entrata nel vivo.

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