Quarant’anni di Ant, la fondazione che ha rivoluzionato il concetto di cura

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Nata per iniziativa dell’oncologo Franco Pannuti, è la più ampia realtà no profit in Italia per l’assistenza specialistica gratuita domiciliare ai malati di tumore e i progetti di prevenzione oncologica

Quaranta anni per l’Ant. Tanti ne compie la fondazione, nata per iniziativa dell’oncologo Franco Pannuti, oggi la più ampia realtà no profit in Italia per l’assistenza specialistica gratuita domiciliare ai malati di tumore e i progetti di prevenzione oncologica. Una realtà che ha come missione l’Eubiosia, dal greco antico la buona vita, perché, come ripeteva Pannuti, “la dignità della vita sia preservata in ogni delicata fase della malattia e sino all’ultimo istante di vita”.

Ma come sono trascorsi questi quaranta anni e quali sono le idee per il futuro della Fondazione che dal 1985 ha portato gratuitamente nelle case di 125mila malati di tumore in 10 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Basilicata, Puglia, Umbria) un’assistenza socio-sanitaria completa, continuativa e integrata e che continua a supportare ogni anno 10mila malati, grazie ad un modello apprezzato anche a livello internazionale?

Risponde Raffaella Pannuti (Bologna, ’73), figlia del fondatore, laureata in chimica industriale e presidente della fondazione da maggio 2011, che ricorda come sia nato il progetto. “Era il 1978. Il primo malato di tumore assistito è stato mio nonno, che abbiamo curato a casa. Lo abbiamo preso per mano e condotto fino alla fine, senza grandi sofferenze. L’avevamo fatto per lui, perché non dovevamo continuare a farlo per altri? Da lì siamo partiti. Oggi in Italia ci sono altre realtà che operano nel settore dell’assistenza specialistica ai malati di tumore e delle cure palliative, ma Ant è, forse, la più ampia per numero di assistiti ogni anno e diffusione sul territorio nazionale”.

In Ant lavorano 520 professionisti retribuiti – medici, infermieri, psicologi, operatori e fundraiser – cui si affiancano 2000 volontari impegnati nella raccolta fondi, nella logistica e organizzati in 170 sedi.

“Abbiamo aperto due sedi a cui teniamo molto – aggiunge Raffaella – a Rimini, con una équipe multidisciplinare e a Milano, per ora con l’assistenza psicologica per malati e familiari. Per aprire nuove sedi serve una solida rete di volontari che ne possano supportare il costo economico con la raccolta fondi. Sin dall’inizio Ant si è basata sull’idea innovativa del suo fondatore: assistenza medica gratuita domiciliare ai malati oncologici, organizzazione professionale della struttura e trasparenza nei conti. Far capire che il servizio è gestito da specialisti retribuiti era ed è, però, complicato. Organizzare e programmare le attività collaterali di volontariato è stata una delle tante sfide. Ma in tanti hanno creduto nella nostra attività. I primi sono stati i 12 volontari che con mio padre fecero nascere Ant. Poi c’è una persona che mi ha aiutato tanto in questi anni e ha contribuito alla mia formazione. Si tratta di un volontario storico, Oreste Baldassari, con il quale ancora oggi mi confronto e con cui ho affrontato le prime esperienze professionali nelle varie Delegazioni Ant in Italia. In questi quaranta anni siamo cresciuti in modo silenzioso grazie all’impegno di tanti, che hanno messo a disposizione il proprio tempo, e al sostegno dei donatori, aziende e cittadini, che hanno scelto, tramite noi, di dare un il proprio contributo alla comunità. Ma ad Ant serve altro: costruire con le istituzioni pubbliche un modello di assistenza universale e integrato, che tenga conto dell’apporto di un Terzo Settore maturo, come siamo noi”.

La Fondazione Ant è impegnata da anni in Europa nel progetto pilota European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing (EIP-AHA). Di recente è stata coinvolta nel progetto europeo SPAC, finanziato daErasmus Plus per la realizzazione di una piattaforma online che favorisca l’accesso di pazienti e caregiver alle informazioni sulla gestione della malattia. “Inoltre – fa sapere la presidente – siamo tra i partner di ORION, finanziato nell’ambito di Horizon 2020 e dedicato alle open sciences. Il 30 giugno prossimo scade Sprint4ideas, per cui sono in palio 50 mila euro. Per la prima volta, con questa idea Ant mette a disposizione fondi per soluzioni ad alto contenuto innovativo che ci consentano di migliorare ulteriormente la qualità della vita dei nostri pazienti. Cerchiamo tecnologie, servizi o prodotti inediti,anche non nati in modo specifico per l’assistenza domiciliare, ma integrabili con l’assistenza. La call è rivolta a makers, innovatori, startup già avviate, piccole e medie imprese, laboratori di ricerca industriale e reti d’impresa costituite”.

Il grande sogno di Raffaella? “Quaranta anni fa – risponde – non si parlava di assistenza domiciliare per i malati cronici, oggi questo approccio rientra nelle politiche sanitarie. La sfida per i prossimi anni sarà garantire a tutti i malati un modello assistenziale che permetta loro di essere curati nel modo più corretto e dignitoso. Noi crediamo che il modello di Ant sia quello più sostenibile e replicabile per questo obiettivo”.

L’assistenza ai pazienti oncologici è garantita da Ant 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, festività incluse. Per il maggior benessere del malato, al lavoro dei sanitari si affianca un servizio socio- assistenziale che prevede – sulla base delle risorse disponibili sul territorio – visite specialistiche domiciliari, cure igieniche, cambio biancheria, biblioteca e cineteca domiciliare e trasporto del paziente da casa all’ospedale per svolgere esami strumentali che non possono essere eseguiti a domicilio.

Ant, inoltre, porta avanti progetti di prevenzione oncologica per la diagnosi precoce del melanoma, delle neoplasie tiroidee, ginecologiche e mammarie. Dall’avvio dei vari progetti sono state visitate gratuitamente più di 170mila persone in 80 province italiane.

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