Appunti per il nuovo segretario

Focus

Il leader lunedì al Nazareno dovrà dare subito segnali di innovazione. Una nostra sottolineatura, il tema della comunicazione

Lunedì il nuovo segretario del Pd sarà nella sua stanza al secondo piano del Nazareno. Chiunque sarà, egli conosce benissimo la situazione del Pd, difficile sul piano politico, abbastanza da allarme rosso su quello organizzativo e finanziario.

Qui su Democratica vedete gli ultimi appelli al voto di Martina, Giachetti-Ascani e Zingaretti. Tutti e tre invitano a recarsi in massa ai gazebo e poi vinca il migliore.

Noi prevediamo che le primarie saranno un successo. I radical chic (quelli veri) le snobbano, le due destre (M5s e Lega) le imitano ridicolmente facendo numeri bassissimi. E invece sono un grande strumento di partecipazione. Aiutano a cambiare l’aria. Muovono decine di migliaia di iscritti, centinaia di migliaia di cittadini: è la democrazia che si organizza. In questi tempi di verticale crisi del rapporto fra politica e società non è davvero poco.

È per questo che il nuovo segretario partirà non diciamo in discesa ma nemmeno con le ruote sgonfie. Sa che c’è una domanda di sinistra di governo e che dunque bisogna costruire una corrispondente offerta.

Il nuovo leader dovrà dare subito dei segnali di innovazione. Riaccendere i motori di un gruppo dirigente da formare, senza il quale non si va da nessuna parte. Unitario, non unitario? Mah, l’importante è che sia autorevole, riconosciuto, disposto a girare l’Italia per ricostruire un tessuto organizzativo degno di questo nome.

Il gruppo dirigente dovrà presto elaborare una organica proposta di politica economica e dotare il Pd di munizioni più efficaci per contrastare il governo gialloverde con l’obiettivo costante di mandarlo a casa. Se le primarie hanno un difetto è quello di lasciare sempre sullo sfondo i famosi contenuti, le proposte programmatiche: è dopo che appunto bisogna recuperare. Da lunedì.

Il segretario dovrà ascoltare molto. Diremmo che soprattutto dovrà sondare mondi esterni al Pd. Esperti, intellettuali, gente che conosce i problemi. Ma poi: chi conosce i problemi meglio dei lavoratori, della gente semplice?

Abbiamo già sfiorato il tema della presenza sul territorio, dell’organizzazione. A cui va aggiunto quello della comunicazione che a noi di Democratica sta particolarmente a cuore. Non è più possibile che un grande partito non abbia un proprio adeguato strumento di informazione: noi nel nostro piccolo ci permetteremo di fare delle proposte. Ecco un terreno di lavoro.Da subito.

Ormai è chiaro che l’Italia sta entrando in una lunghissima campagna elettorale, di cui le Europee saranno il primo importante step. Ma poi verranno mesi caldissimi, non solo climaticamente, dato che il governo gialloverde appare palesemente non in grado di far fronte ad una crisi economica che esso stesso sta accentuando. Non sono in grado di decidere alcunché. L’Italia si è fermata, altro che navigator.

Un partito che ha saputo reggere la barra per cinque anni, e che ha compreso suoi limiti e ritardi, è ben più affidabile di questi qui. I governi Renzi e Gentiloni sono da rimpiangere a cospetto di Conte, Toninelli and friends. Il M5s già declina e non giureremmo neppure su una durevole fortuna di  Salvini: il vento fa il suo giro. Ma il Pd non è ancora pronto. Ecco, il nuovo segretario dovrà accelerare la costruzione di un’ipotesi alternativa di governo ai gialloverdi. Conferendo massima caratterizzazione al suo partito, con un programma chiaro e unitario. E poi alzi la mano chi vuole dare un contributo.

Un ultimo memento per il nuovo leader del Pd. Non si lasci invischiare in tutte quelle che Nanni Moretti definiva in Aprile “polemiche inutili”. A partire dalle recriminazioni su ciò che poteva essere e non è stato. Ci sono momenti nella vita in cui bisogna guardare avanti. Questo è proprio uno di quelli. In bocca al lupo a chi verrà.

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