Aprirsi significa uscire dalla bolla autoreferenziale

Focus

Gli iscritti, tutti, provino a raccogliere idee dalle persone, per fare in modo che i cittadini trovino nei circoli un punto di riferimento, di mediazione e incontro continuo tra le proprie domande e i rappresentanti in Parlamento ed in Regione

Ripartiamo da noi, ripartiamo dai territori. In questi 5 anni il PD ha portato avanti battaglie per un’Italia più giusta ma qualcosa evidentemente lo abbiamo sbagliato.

Andare insieme verso il futuro significa certamente prendere consapevolezza degli errori fatti in passato e progettare nuovi spazi per la buona politica.

Ma per rappresentare chi? È un’Italia divisa in tre, quella che ci restituisce il voto: un’Italia divisa tra chi nelle regioni del nord ha scelto di votare chi prometteva la flat tax, il rimpatrio dei migranti e l’abolizione della legge Fornero, e chi al sud ha scelto chi ha promesso il reddito di cittadinanza. E poi emerge un’Italia divisa in due, tra centro e periferia, dove la periferia non è solo geografica ma sociale e culturale.

Dunque, da lì dobbiamo ripartire, dalle periferie, dall’essere accanto agli ultimi, ascoltandone le paure invece di giudicarle o deriderle o derubricarle a frutto di scarsa conoscenza. Perché se esiste un problema di non conoscenza dei meccanismi delle istituzioni, la responsabilità è anche di chi non ha dato a quei cittadini gli strumenti adeguati, per cui in ultima analisi della politica tutta e delle scelte compiute negli ultimi decenni: scelte che spesso hanno messo in primo piano l’uomo come consumatore rispetto al suo essere cittadino, e più in generale l’individualismo invece della comunità.

Proviamo invece a farci carico dei bisogni di quelle persone. Ad avere più serietà nella rappresentanza e a meglio coniugare la visione di futuro sul medio-lungo periodo con i bisogni contingenti dei cittadini. Vale per il tema migranti, molto sentito in Lombardia, ma anche per chi ha scelto una risposta semplificata di fronte alla complessità della vita: la comunità che vogliamo ricostruire deve sentire la propria classe dirigente al suo fianco.

Ridare valore alla democrazia, in questa fase storica in cui a livello europeo e mondiale si presenta fragile, deve passare attraverso la consapevolezza che c’è un cambiamento culturale in atto e che la politica deve guidare i cittadini nel cambiamento, ma per fare questo deve avere autorevolezza, e in questo momenti siamo ai minimi storici: i cittadini non si sentono rappresentati e pensano alla politica come un inutile orpello da cui si può prescindere, dimenticando le lotte portate avanti solo poche generazioni fa da chi ha dato la vita per garantire all’Italia e all’Europa un futuro come quello che possiamo vivere noi.

Una società sempre più parcellizzata e composta di tante micro-categorie, necessita di forme nuove di rappresentanza perché i corpi intermedi, così come pensati in passato, non sono più efficaci. Ripartiamo dunque dai nostri punti di forza, dalla passione dei militanti, dai circoli anche e soprattutto innovando il partito nelle sue forme, in modo che chi ha tempo e passione da dedicare alla buona politica trovi sempre uno spazio adeguato: tornare ad intendere i circoli come momenti di aggregazione e di incontro con i cittadini, trovare nuove modalità di coinvolgimento della base e fare assemblee aperte con maggiore frequenza, per ascoltare e informare su quanto fatto.

Quanti incontri abbiamo organizzato, a quanti incontri abbiamo partecipato in cui il pubblico era composto sempre dalle solite persone? Ecco, aprirsi significa anche uscire dalla nostra bolla autoreferenziale e provare a dialogare con persone nuove, e per farlo abbiamo bisogno di modalità nuove, e di una maggiore partecipazione dei militanti.

Un attivismo e una responsabilità, di tutti gli iscritti, di provare a raccogliere le idee delle persone e riportarle al partito e fare in modo che i cittadini trovino nei propri circoli un punto di riferimento, di mediazione e incontro continuo tra le proprie domande e i rappresentanti in Parlamento ed in Regione. Perché la democrazia riparta dalla partecipazione, attiva, ciascuno nei propri modi e nei propri mezzi, alla vita politica del Paese.

(L’autrice è membro del direttivo del circolo Pd di Vimercate)

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