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Aria di congresso. Zingaretti in campo, cercasi papa straniero

Qualcosa si muove. È come se i fischi più o meno organizzati di Genova avessero segnato un turning point. Ci si comincia a mobilitare (Catania in questi giorni, martedì a Milano in concomitanza del summit Salvini-Orban). Noi lo avevamo chiesto giorni fa qui su Democratica. In una intervista Matteo Renzi aveva parlato di “comitati civici” in ogni città contro questo governo e le sue politiche. Certo che a quasi 6 mesi dalla sconfitta elettorale sarebbe ora di muoversi.

Non è chiaro dove si va, è chiaro però che il tempo stringe. Si rompono gli indugi – non pienamente, non tutti – e si può dire che oramai ci si predispone alla battaglia congressuale. Sarà una corsa non brevissima ma neppure estenuante, visto che la previsione è che l’appuntamento sarà entro la primavera (una commissione è stata insediata per proporre modalità e tempi del congresso).

Il Governatore del Lazio in campo

Oggi Nicola Zingaretti è sceso formalmente in campo chiamando a una due giorni – il 6-7 ottobre a Roma – nella quale si candiderà a leader del Pd con una piattaforma che vuole essere molto innovativa per “ridare una speranza” di sinistra in un Paese ora governato “da dilettanti”. Scrive il Governatore del Lazio: “L’Italia in questi anni ha superato una crisi drammatica ma non siamo riusciti a tenere insieme una società coesa e solidale. Questo fa esplodere la rabbia. Sfruttare ai propri fini questa rabbia è immorale, assumere questo come il problema da risolvere è la nostra missione. Non saranno i partiti dell’egoismo e del rancore a ridare una prospettiva a questo grande Paese”. Invece, “serve un nuovo patto per tornare a crescere garantendo l’equità, la giustizia sociale e il senso di umanità. Serve un nuovo patto per ridurre le disuguaglianze e restituire il futuro alle giovani generazioni.  (Qui il suo intervento su Huffington post).

Il  Governatore respinge seccamente l’idea che gli viene attribuita di voler rifare i Ds un po’ più moderni. Certo, la rottura col renzismo in Zingaretti è chiara ma egli sembra voler aprire un discorso del tutto nuovo, forse fino a immaginare un nuovo contenitore e perché no un nuovo nome. Di certo tuttavia è che le componenti più di sinistra guardano a lui.

Si muove Calenda

Anche Carlo Calenda – un altro papabile – ritiene che a questo punto bisogna andare “oltre” l’esperienza del Pd. C’è attesa per il suo libro che uscirà a giorni, una sorta di manifesto politico probabilmente “buono” per caratterizzare una sua eventuale candidatura. Nell’ultima intervista a Repubblica l’ex ministro, a proposito della leadership, ha detto di aver pensato a Paolo Gentiloni ma ha fatto capire di non aver ricevuto risposte chiare. Una notazione, è parso di capire, che apre la strada a un suo diretto ingresso in campo.

Alla ricerca del papa straniero

ella ricerca ansiosa di nuove strade e nuove leadership non si può escludere poi l’arrivo di un “papa straniero”, una figura cioè del tutto estranea ai gruppi dirigenti di questi anni e pertanto immune da quel tasso di rancori e diffidenze che da anni caratterizza i rapporti tra i leader del partito. Si sa che diversi big, consci delle loro difficoltà, si stanno muovendo in più direzioni alla ricerca di un nome che simboleggi una fase del tutto nuova della vita del Pd (anche qui non escludendo un cambio del nome).

L’iniziativa di Martina

Mentre Maurizio Martina (che non esclude affatto di candidarsi alle primarie) gira instancabilmente l’Italia in lungo e in largo per ricucire un partito troppo spesso a brandelli e per “tenere la scena” come leader dell’opposizione contro Salvini e Di Maio, l’impressione negli ultimi giorni è che lo sport dello sparare alla Croce rossa-Pd stia lasciando spazio a riflessioni un po’ più costruttive. Ne è un esempio il pezzo di Luca Sofri sul suo blog.

Incognita Renzi, attesa per Franceschini

Si attendono nei prossimi giorni elementi nuovi. In questo senso, attenzione ai movimenti che vi saranno alla Festa dell’Unità di Ravenna (qui il programma) dove tutti i protagonisti, anche quelli più “coperti”, saranno presenti.

Certo, tutto (o molto) dipenderà dalle scelte di Matteo Renzi. Un Renzi che viene raccontato come assolutamente pronto a favorire una scelta unitaria – e in questo senso non si può escludere che egli stia sondando persone fuori dal gruppo dirigente – mentre altri renziani accreditano l’idea di una scesa in campo diretta o di un suo “fedele”. Attesa infine per quello che dirà un finora silente Dario Franceschini all’appuntamento di AreaDem a Cortona a fine mese.

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