Oggi l’assemblea Pd, i dem in campo per rilanciare l’alternativa

Focus

Il lavoro di riorganizzazione interna del Pd si sposerà con il lavoro di costruzione dell’alternativa di governo

Uno sguardo rivolto alle regole interne e tanti occhi spalancati su ciò che succede nel Paese e in Europa. La parola chiave è ‘apertura’. Per riportare il Pd tra la gente e la gente verso i dem. Ruota attorno a questa impostazione il progetto che Nicola Zingaretti sta portando avanti e di cui parlerà oggi all’assemblea nazionale all’Ergife. Una sfida doppia per ‘aprire’ il Pd.

All’interno con la riforma dello Statuto che si lega anche alla ‘Costituente delle Idee’ che si terrà in autunno. E all’esterno coinvolgendo associazioni, categorie, cittadini nella costruzione del programma. Insomma sarà un’assemblea in cui si parlerà molto di questioni interne al Pd anche se, nella relazione del segretario, non mancheranno i riferimenti all’attualità a partire dalla ‘questione russa’ di Matteo Salvini.

Saranno queste le linee guida della giornata. L’appuntamento per le 10.30 serve innanzitutto a rilanciare nuovamente  il “Piano per l’Italia”, il programma economico del partito, frutto anche del confronto con le parti sociali.

Un progetto che fa il paio con il “Viaggio per l’Italia” che Zingaretti ha intrapreso con l’obiettivo di aprire una fase di “ascolto” sul quale i dem stanno già lavorando con un attenzione speciale ai temi economici. Imprese, scuola, sanità, sicurezza e infrastrutture sono i temi su cui si dovrà “aprire una stagione di crescita per il Paese” grazie allo sforzo collettivo per costruire un piano per l’alternativa assieme alle forze migliori dei territori e voltare pagina, è in sintesi la strada tracciata.

In questo percorso non mancherà anche l’attenzione alle dinamiche interne. Tra i temi della giornata infatti ci sarà anche uno spazio dedicato alla discussione sulle modifiche dello statuto e alla riforma del partito. Dalle primarie al doppio ruolo segretario-candidato premier, i democratici si confronteranno, ma l’unico passo formale sarà quello dell’insediamento della Commissione di riforma del partito, un organismo collegiale che rispetterà pienamente il pluralismo interno  grazie alla presenza dei membri ( da 11 a 15) a cui si affiancheranno anche degli esperti. Nei giorni scorsi si erano fatti i nomi di Mauro Calise, docente di Scienze politiche, Michele Sorice, professore di Sociologia, e dalla presidente dell’Arci, Francesca Chiavacci. Ma potrebbero anche essere chiamati altri contributi esterni. La commissione prenderà quindi avvio da domani (sebbene l’ordine del giorno dell’assemblea dem sia centrato sul completamento degli organismi interni con i vari Forum tematici). Il percorso sarà lungo e a decidere sulle proposte di modifica dello Statuto saranno anche i territori e gli iscritti che verranno coinvolti nel processo. Il come è ancora da decidere.

“Il tema di fondo è come stiamo nella società. Come affrontiamo i nuovi fronti del radicamento sociale, territoriale e tecnologico per essere alternativi a forze come Lega e Cinque Stelle” ha detto l’ex segretario Pd Maurizio Martina che presiederà la commissione e che in un intervista aveva lanciato il superamento dell’automatismo segretario-candidato premier.  “Dobbiamo evitare di ragionare sempre e solo nella logica interna di posizionamento. Non basta più a nessuno. Rilanciare la vocazione del Pd significa rilanciarne il ruolo indispensabile per l’alternativa a questa destra nel paese. E uno strumento come le primarie per me non e’ affatto in discussione, anzi. Ne va rilanciato proprio il senso e il significato aperto, anche in ragione della legge elettorale che abbiamo oggi. Con questo spirito penso che potremo fare un buon lavoro tutti per rafforzare il Pd” aggiunge Martina.

“Ascolteremo la proposta di lavoro del segretario e ci confronteremo” dice invece Lorenzo Guerini, punto di riferimento di Base Riformista che ha già dichiarato di ritenere errata per il partito la separazione dei ruoli.

Anche Sempre Avanti, l’area che fa capo a Roberto Giachetti, è contraria alla separazione dei ruoli. “La nostra posizione è sempre la stessa. Siamo in minoranza – dice Luciano Nobili – perchè la pensiamo diversamente. Abbiamo fatto un congresso cercando di far emergere questo grande pericolo per la nostra idea di Partito Democratico: la coincidenza tra il segretario e il candidato premier è il Dna del nostro partito, ci ha permesso di cambiare la politica italiana, di fare finalmente come avviene nelle altre democrazie occidentali e di coinvolgere i nostri elettori delegando a loro la scelta con le primarie, che altrimenti perdono il loro senso”, argomenta Nobili.

Comunque oltre al tema del rinnovamento del progetto e della forma organizzativa, le energie si concentreranno su quell’unità da tempo invocata dal corpo del partito, indicando con chiarezza quello che è il vero avversario, e cioè la destra al governo guidata da un Salvini sempre più forte, e da un Movimento Cinque stelle in caduta libera.

In quest’ottica sarà molto atteso anche l’intervento di David Sassoli,  neo Presidente del Parlamento Ue. L’elezione dell’ex giornalista Rai è il punto di partenza da cui combattere l’isolamento in cui l’Italia è finita: “Il Pd c’è e conta, al servizio delle Istituzioni e del nostro Paese” aveva twittato Zingaretti. E ora più che mai per il Pd e l’Italia il sentiero da seguire è chiaro.

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