Assemblea Pd, il giorno di Zingaretti: “Dateci fiducia, cambieremo tutto”

Focus

L’assise di circa 1500 delegati eleggerà il Presidente del partito, il vicesegretario, il tesoriere e la direzione nazionale

Oggi 17 marzo si riunisce all’Ergife di Roma la nuova Assemblea del Partito democratico (su Democratica potete seguirla in diretta con liveblog, interviste e approfondimenti). E’ la giornata di Nicola Zingaretti, ma sono tante le questioni che i delegati dovranno affrontare.

Il liveblog

Ore 15.30 – L’Assemblea approva la composizione della Commissione di garanzia con 5 astenuti. Con la votazione si concludono i lavori dell’assise.

Ore 15.25 – L’Assemblea approva la lista dei 120 membri della Direzione nazionale con 6 astenuti.

Ore 15.15 –  Il presidente Paolo Gentiloni legge l’elenco delle proposte dei nuovi membri di diritto per la Direzione: “Coordinatrice delle donne, presidente della commissione nazionale del congresso, il presidente uscente commissione garanzia, i rappresentanti delle mozione alle primarie, i presidenti di regione iscritti al Pd, i sindaci delle città metropolitane iscritti Pd, gli ex segretari iscritti al Pd, gli ex presidenti del consiglio iscritti al Pd, i componenti della segreteria, i candidati alle primarie, il presidente della Bicamerale Copasir, gli invitati permamenti alla commissione di garanzia”. L’assemblea approva con 5 astenuti e nessun voto contrario.

Ore 14.52 – “Noi abbiamo bisogno di tutti, perché come ha detto Maurizio il nostro nemico è fuori da questa stanza. Noi abbiamo bisogno di ricorrere al meglio che c’è tra noi per essere valorizzati. L’unità si fonderà su due elementi: il riconoscimento delle ragioni degli altri, anche di chi non è d’accordo. Non la condivisione dell’idea di chi non è d’accordo, ma il riconoscimento, che fa parte della discussione politica. Questo non vale solo a Roma, ma in tutte le federazioni. A me ha fatto male, anche dal punto di vista umano, in questi lunghi anni dove nella mia regione ci sono state sconfitte drammatiche ma anche grandi vittorie, che il Lazio non venisse mai citato quando nel partito si facevano esempi di modelli amministrativi, forse perché ero io il protagonista… E voglio dire a Roberto Giachetti, se mi convincerai delle tue ragioni, io sarò il primo ad essere contento e a darti ragione. Perché questo è il modo di stare insieme. Io chiedo a tutti di non considerarsi di per se minoranza a prescindere. C’è stato un Congresso, ma poi c’è la vita del Paese. Quindi non indossiamo giacche predefinite”.

Ore 14.48 – “Io non ho dubbio alcuno, sono contento ed orgoglioso dell’esperienza dei nostri governi, e chi vi parla ha visto, da amministratore, molteplici governi. Quello che è utile è capire dove occorre innovazione e cambiamento rispetto a quelle esperienza. Io voglio l’innovazione verso il futuro, non con l’ossessione di distruggere quello che è stato fatto in passato. Vogliamo valorizzare tutti, perché noi siamo un partito pluralista, perché riconosciamo nel pluralismo una ricchezza”.

Ore 14.45 – Prende la parola Nicola Zingaretti per la replica. Al termine del suo intervento l’Assemblea voterà per approvare i nomi scelti a far parte della direzione nazionale.

Ore 14.10 – Sarebbe stata trovata la quadra per quanto riguarda la composizione della nuova direzione. Secondo alcune fonti parlamentari su circa 200 membri totali, 130 dovrebbero essere quelli riferibili alla maggioranza interna di Nicola Zingaretti, 33 farebbero riferimento all’area Lotti-Guerini, 21 all’ex segretario Maurizio Martina e 15 a Roberto Giachetti. Dei circa 200 membri totali, sono 120 quelli proporzionali alle tre mozioni, 20 sono scelti dal segretario, circa 50 sono membri “di diritto” (i segretari regionali, i capigruppo, gli ex segretari).

Ore 13.33 – Dopo l’intervento dei due candidati che hanno battagliato alle primarie con Nicola Zingaretti, inizia il dibattito.

Ore 13.17 – Prende la parola Maurizio Martina: “Sono contento di stare in un partito e non certo in una baracca. Questo è un partito che vive di pluralità, questa è una comunità, riconosciamolo. Voglio fare un grande in bocca al lupo a Nicola, e condivido il tracciato che ha posto davanti a noi. Credo che siamo in buone mani. Io ho sempre pensato che l’unità sia fondamentale per battere la destra. Noi nel partito faremo un’iniziativa di minoranza, non di opposizione. Non lascerei mai la battaglia del salario minimo a questa maggioranza di governo. Il mio avversario è questa destra, non è dentro questa sala. Il Pd se vuole essere grande deve essere plurale”.

Ore 13.03 – Prende la parola Roberto Giachetti: “Voglio dire a Nicola che noi saremo ventre a terra per aiutare i candidati nei prossimi appuntamenti elettorali. Saremo una minoranza leale, e a differenza delle passate minoranze non spareremo sulla dirigenza. Noi rimarremo in minoranza, abbiamo rinunciato a qualsiasi impegno in segreteria perché penso sia necessario un elemento di coerenza rispetto a quello che abbiamo detto in campagna elettorale. Per quanto ci riguarda abbiamo apprezzato che tu non abbia esultato all’annuncio di Elisa Simoni di iscriversi al Pd. Non siamo d’accordo con Nicola ad esempio sull’abolizione dell’unione delle cariche di segretario e candidato premier e spero che chi ha fatto battaglia politica contro di noi se ne stia a casa, preoccupiamoci di chi se n’è andato (gli elettori, ndr) perché gli abbiamo fatto la guerra. Siamo contenti che sia finita l’ipotesi di alleanza con M5S e che sia tornata la parola riformismo, ancorché progressista”.
Dall’assemblea sale qualche mugugno per i toni polemici. Parte un ‘basta’. “Fino a che c’è una minoranza, parla. E’ vero che uno degli ideologi di questa nostra baracca ha sostenuto che se in fondo Renzi e i suoi se ne vanno, ci fa pure piacere, segnalo che questa non è la prospettiva del PD come lo abbiamo voluto nel 2008..”.

Ore 13.00 – Paolo Gentiloni nomina Anna Ascani e Debora Serracchiani vice-presidenti dell’Assemblea. Il nuovo ufficio di presidenza è formato da Paolo Gentiloni, Luigi Zanda, Debora Serracchiani, Anna Ascani, oltre ai capigruppo di Camera, Senato, Eurodeputati e del segretario Nicola Zingaretti.

Ore 12.57 – Luigi Zanda è eletto tesoriere con 86 astenuti.

Ore 12.54 – “Non è un ‘assemblea di reduci o di scampati a un naufragio. Abbiamo avuto le nostre sconfitte ma questa è un’assemblea consapevole di avere sulle proprie spalle la responsabilità di un nuovo inizio. Questa non è un’assemblea di reduci o di scampati a un naufragio. Certo abbiamo avuto le nostre sconfitte, ma siamo consapevoli di avere sulle nostre spalle la responsabilità di un nuovo inizio. Il Pd non si accingerà a questo sforzo in base al mito di Sisifo per cui tra qualche mese o qualche anno ci richiameranno a prendere ‘sto masso del governo e riportarlo sulla montagna. Lo faremo con un’alleanza nuova e con una nuova visione della nostra società e del futuro dell’Italia. Abbiamo di fronte a noi una cruna dell’ago che sono le elezioni del 26 maggio. E già in quell’occasione potremo competere con Salvini. Ma ognuno deve avere chiaro che si fa un partito per il paese non per guadagnare posizioni personali o mettere in evidenza posizioni personali. C’e’ una squadra e si fa in modo che questa squadra possa tornare a vincere”. Paolo Gentiloni, nuovo presidente del Partito democratico interviene durante l’assemblea.

Ore 12.50 – Paolo Gentiloni viene eletto Presidente del Partito democratico con solo 86 astenuti.

Ore 12.47 – Si conclude l’intervento del segretario sulle note di Learn to Fly.

Ore 12.45 – “Propongo come presidente di questa assemblea Paolo Gentiloni. Propongo che ci sia un vicesegretario indicato anche da chi non ha vinto il congresso. Io fra pochi minuti andrò via e poi tornerò. Perché voglio che il mio primo atto da segretario sia andare a Porta San Paolo a portare una corona, luogo d’inizio della resistenza romana. E domani il mio impegno è andare in Basilicata per vincere”.

Ore 12.40 – “Raccogliamo l’appello lanciato da Romano Prodi per fare del 21 marzo una grande giornata di mobilitazione per l’Europa, esponendo le bandiere. L’Europa si salva se cambia. Noi ci saremo, nelle scuole, nelle università e nei mercati. Occorre un nuovo patriottismo europeo. L’Italia con questo governo si sta isolando dal contesto internazionale. Noi crediamo in un’Italia forte e decisiva per costruire una patria europea in grado di riparlare al mondo. Troveremo il modo di arginare i sovranisti già alle europee. Da Tsipras a Macron. Si’ siamo forze diverse, ma in quel Parlamento condurremo una battaglia comune a difesa dell’Europa e delle democrazie”.

Ore 12.35 – “Dobbiamo costruire una nuova ipotesi di governo che si radichi nelle coscienze italiane. Ringrazio carlo Calenda. Io voglio andare avanti e andremo avanti, è importante che il consenso attorno a quell’appello diventi un compagno di viaggio per le elezioni di maggio. Vogliamo una lista europeista e aperta. Dialogheremo e ci alleeremo con la società che si organizza contro il cambiamento climatico, coni giovani che non trovano lavoro, con uomini e donne di cultura e di scienza, con coloro che credono che la battaglia contro le mafie non è solo una battaglia italiana. Ci alleeremo con gli amministratori e con l’altra Italia che è apparsa all’improvviso la scorsa settimana con i cooperanti morti nel tragico incidente aereo. L’Italia delle Ong che per noi è importante. a nostra collocazione in Europa sarà nel gruppo dei Socialisti e dei Democratici grazie anche alla scelta che Matteo Renzi ha fatto. Da anni non ci chiamiamo più solo socialisti, ma anche democratici”.

Ore 12.31 – “Dico ai giornalisti: non fatemi più domande su accordi e alleanze. Noi faremo un’alleanza con la società italiana. E’ importante dare vita a un coordinamento di un nuovo possibile campo del centrosinistra. Non si tratta di rimettere indietro le lancette, a cominciare da chi è uscito dal Pd, a mio giudizio sbagliando, ma costruire un campo plurale nel quale ognuno deve fare la propria parte per riprendere un protagonismo nel Paese. Nessuno deve sentirsi solo, ma ciascuno utile. Dobbiamo costruire un campo democratico largo per impedire la salvinizzazione del Paese. Dobbiamo radicare un Pd più allargato e inclusivo, senza settarismi. Dobbiamo aprirci alle associazioni, ma io dico anche a forze liberali e moderate. Certo ci sarà competizione, ma il nostro compito è salvare la democrazia. Il governo non potrà reggere a lungo questo show di agglomerato confuso dell’antipolitica. La battaglia politica non è lontana”.

Ore 12.26 – “Già da domani avvierò le procedure per ricostituire la conferenza nazionale delle donne democratiche. Senza il protagonismo delle donne vediamo cosa accade: si aggirano in Italia e in Europa forze oscurantiste che rimettono indietro le lancette delle civiltà umana. A coloro che hanno organizzato la manifestazione di Verona diciamo che la comunità è comunità d’affetti: non è gerarchia, o politiche ideologiche, o autoritarie che mirano a costringere a casa le donne. Noi a Verona e in tutto il paese in quei giorni ci saremo, ma con le iniziative organizzate dalle femministe e dalle associazioni, per impedire regressione culturale e civile che non permetteremo mai si realizzi”.

Ore 12.23 – “Servono luoghi vivi, ci doteremo di una room data, una nuova piattaforma per costruire accanto alle strutture territoriali, le strutture del web, per aumentare la democrazia interna e il coinvolgimento delle persone. Dobbiamo tenere viva l’intelaiatura delle democrazia italiana. E poi un nuovo protagonismo dei giovani, dentro il partito e fuori: la protesta delle ragazze e dei ragazzi in tutta europa sul clima e’ un tema fondamentale. Non dobbiamo avere paura di averli vicino. E a tutti i ragazzi e le ragazze che sono nel Pd dico un enorme grazie per come avete resistito, per come avete combattuto. Grazie, perché so quanto è stato difficile per tutti”.

Ore 12.20 – “Accanto a una nuova piattaforma serve un nuovo partito, dobbiamo cambiare forse tutto e dobbiamo crederci tutti perché tutti saremo chiamati a dare il nostro contributo. Credo in un partito aperto, in relazione continua e viva con chi pratica altre forme di militanza. Tornino ad essere i nostri circoli i luoghi in cui gli altri si incontrano per fare associazionismo. Dobbiamo cambiare cultura politica e organizzazione. Provare ad abbattere almeno per un periodo l’idea di un partito fatto di tanti ‘io’ e provare ad essere un partito del ‘noi’. Il Pd non è una bad company. Noi possiamo cominciare da subito: per questo proverò nei prossimi giorni a costruire forum tematici accanto ai dipartimenti. Un partito nuovo con uno nuovo statuto che dovremo scrivere insieme. Abbiamo bisogno di un partito di differenze, non voglio un partito monocromatico. Bisogna costruire accanto alle nostre strutture, le strutture del web, per aumentare la partecipazione e la democrazia interna”.

Ore 12.15 – “L’Italia non funziona, anche per colpa del no al Referendum del 4 dicembre. Per questo dobbiamo rimetterci mano”.

Ore 12.12 – Io vedo 4 pilastri, il primo le infrastrutture materiali. Bisogna sbloccare le opere finanziate, ma non basta bisogna collegare tutta Italia. Non c’è solo il no sbagliato alla Tav, ma c’è il silenzio criminale sulla domanda di infrastrutture al Sud. Non è vero che le infrastrutture sono nemiche dell’ambiente, anzi il successo della transizione energetica passa da infrastrutture intelligenti. Ci sono poi le infrastrutture immateriali, che sono il secondo pilastro. Anche qui hanno bloccato tutto. Terza infrastruttura, che per noi è fondamentale, è la conoscenza. L’istruzione pubblica deve essere l’architrave di un’ampia operazione di crescita. Con scelte radicali a cominciare dalla prossima legge di bilancio: per chiedere l’aumento dei salari a tutti i maestri e le maestre e l’apertura a tempo pieno delle scuole del paese. Quarta infrastruttura, welfare e sanità. Noi non crediamo nella monetizzazione del welfare e su questo non daremo tregua. Occorre quota 10 sulla sanità, l’aumento cioè di almeno 10 miliardi del budget e l’assunzione di 100mila operatori sanitari nella sanità pubblica italiana. La vera priorità è il lavoro, in tutto il Paese, ma soprattutto nel Mezzogiorno. Il governo gialloverde non si occupa del Sud, quindi tocca a noi”.

Ore 12.05 – “Faccio una proposta: se il governo non li incontra, incontriamole noi, le grandi associazioni datoriali e sindacali, le associazioni di volontariato. E confrontiamoci con loro nei prossimi giorni. La Lega e i 5 stelle, entrambi pericolosi, sono tenuti insieme da un patto di potere. La destra di Salvini impone il suo umore nero al messaggio complessivo di governo. Lo fa con la volontà di spezzare l’Italia; il linguaggio rozzo nei confronti dell’Europa, di alleati storici come la Francia; l’esplicita consonanza con leader come Orban e Le Pen; fino a qualche intreccio illecito che sembra esserci con la Russia di Putin”

Ore 12.00 – “Noi siamo preoccupati, sapendo che la rabbia non rappresentata è la premessa di ogni totalitarismo e ogni tragedia nella storia del mondo. Parlo del passato perché bisogna conoscerlo, ma non per viverci. Noi dobbiamo abitare il futuro grazie al nostro passato del quale siamo orgogliosi. Noi non dobbiamo più nemmeno lambire una politica lontana dalla vita. Ecco la storia dalla quale non ci volgiamo allontanare. Mettiamo definitivamente alle spalle le contese sugli equilibri interni. Un ragazzo di Fridays for future neanche sa che cosa siano”.

Ore 11.55 – “La lotta alla povertà è la condizione per stare meglio tutti. E’ difficile comprendere che la nostra ossessione nel chiedere investimenti è legata alla volontà di rendere le nostre imprese più competitive? Dovrebbe essere di tutti l’impegno sulla scuola, l’informazione, l’università e la ricerca e le imprese diventano più competitive se c’è la compartecipazione dei lavoratori. Il riequilibrio tra chi soffre troppo e chi vive nel lusso non è una questione di parte, interessa tutti, tranne i grandi affaristi e i grandi monopoli e da un paradiso fiscale, una mattina, scrivono una lettera con cui licenziano 550 lavoratori di una azienda. ”

Ore 11.53 – “Qualcuno prevede fuori di noi, negli editoriali che ho letto, che metteremo da parte il riformismo. Dico esattamente il contrario: serve più riformismo per affrontare il futuro. Ma il riformismo non si misura con le parole ma con il grado di giustizia sociale, migliorando la vita delle persone. Di questo riformismo abbiamo un disperato bisogno”.

Ore 11.50 – “E’ colpa della Lega se le aziende del Nord perdono terreno, ed è colpa del M5s se il tema del Sud è sparito dall’agenda del governo. Siamo noi che dobbiamo raccogliere questa sfida, ma per farlo dobbiamo cambiare per prima noi. Occorre un partito diverso, più aperto, più inclusivo. Occorre passare da un partito che rivendica le tante cose grandiose fatte al governo, un governo che ha salvato l’Italia, ad un partito che riprenda a fare politica, riconoscendo anche i propri errori e allargando lo sguardo a chi ci ha percepito lontani e indifferenti al disagio e al dolore della società italiana. Soprattutto occorre un Pd che ritorni al senso più profondo della sua missione. Rimettiamo al centro la persona umana, come ci insegnano bene le ragazze e i ragazzi di #fridayForFuture. Con loro la sintonia va ricostruita”.

Ore 11.45 – “Non è in atto uno scontro dentro le regole della democrazia liberale. Ho la netta sensazione che il salto di qualità sia proprio qui, nella messa in discussione della democrazia liberale stessa. Qualche indifferenza si sta svegliando, e soprattutto nell’elettorato del M5s qualcosa si sta svegliando. L’elattorato è insofferente, perché non si sena rappresentato da quella promessa di cambiamento che il M5s aveva raccolto. Il governo si sta salvinizzando”.

Ore 11.40 – “Questo è il governo dei nì. Nì sulla Tav, nì sul Venezuela, nì sull’accordo commerciale con la Cina. Un grande Paese come l’Italia non può essere governata dai nì, ma con decisioni chiare che facciono aumentare la fiducia e aumentino la credibilità del Paese”.

Ore 11.37 – “Questa cultura delle destre sta entrando dentro la nostra qualità di democrazia. Ci vogliono ridurre ad un’Italietta con una conflittualità tra municipi e territori. Ci stanno isolarsi, mentre l’Italia deve ambire ad un posto di primo piano. Dopo un anno di governo illiberale il Paese è bloccato e siamo in recessione tecnica”.

Ore 11.27 – “Qualcosa sta cambiando, sono segni forse impercettibili. Da qualche settimana abbiamo registrato un aumento costante nei sondaggi. Molto dei risultati della democrazia riprendono da noi. Questi risultati sono merito di tutti noi. E’ un merito dovuto anche grazie al clima unitario, non unanime. Perché il pluralismo e la battaglia delle idee è il centro del Partito democratico”.

Ore 11.25 – Prende la parola Nicola Zingaretti, che ricorda che il 17 marzo 1861 è stata proclamata l’unità d’Italia. Il neo segretario ringrazia gli sfidanti e tutti coloro che hanno votato per lui e per gli sfidanti.

Ore 11.23 – Gianni Dal Moro proclama Nicola Zingaretti segretario nazionale del Partito democratico.

Ore 11.20 – I risultati definitivi delle primarie Nicola Zingaretti 1.035.955 (66%) Maurizio Martina 345.318 (22%) Roberto Giachetti 188.355 (12%)

Ore 11.16 – Gianni Dal Moro ringrazia il 1.582.083 di votanti che domenica 3 marzo hanno votato alle primarie del Pd.

Ore 11.15 – Il presidente della Commissione congresso, Gianni Dal Moro,prima del suo intervento chiede un minuto di raccoglimento per i morti nell’attacco terroristico in Nuova Zelanda

Ore 11.11 – Inizia con l’inno europeo e l’inno italiano l’Assemblea nazionale del Partito democratico

Ore 11.00 – Boschi: “Voterò sì a Gentiloni presidente”
“Voterò Gentiloni presidente, non faccio parte di nessuna corrente. Ho votato convintamente Giachetti alle primarie, il mio voto rispetta anche il lavoro fatto insieme a Gentiloni al governo”. Lo ha detto la deputata del Pd ed ex ministro Maria Elena Boschi, arrivando all’assemblea nazionale del Pd.

Ore 10,57 – Area Lotti-Guerini voterà per Paolo Gentiloni presidente
“In nome dell’unità del partito” fonti parlamentari confermano che i delegati dell’area Lotti-Guerini voteranno per Gentiloni presidente.

Ore 10,17 – Giachetti: “Gentiloni un fratello, ma non lo voto come presidente”
“Paolo Gentiloni è un amico e un fratello, per me. Ma al congresso si è schierato apertamente con Zingaretti. Se fosse stato una personalità realmente terza, non avrei avuto difficoltà a votarlo. Ma oggi, dalla minoranza, non riterrei coerente farlo”. Lo ha detto Roberto Giachetti arrivando all’assemblea del Pd.

Ore 10,15 – Richetti: “No alla balcanizzazione del partito”
“Io credo che tutti, dal segretario a chi ha perso, siamo chiamati ad avere un atteggiamento di generosità, che significa rifiutare la balcanizzazione del partito”.

Ore 10,11 – Renzi: “Avanti tutta Nicola, buon lavoro!”
“Oggi Nicola Zingaretti inizia il suo lavoro come Segretario Nazionale del Pd. Un abbraccio a lui e a tutta la squadra che lavorerà con lui. L’Italia si aspetta dal Pduna risposta allo sfascio di Salvini e Di Maio, non più polemiche interne. Avanti tutta! Buon lavoro, Nicola”. Lo scrive su Facebook Matteo Renzi.

I numeri dell’Assemblea

L’Assemblea è composta dalle mille persone elette alle primarie in proporzione ai risultati delle tre mozioni che si sono contrapposte a cui si aggiungono i componenti di diritto come gli ex segretari (se iscritti ancora al Pd), i segretari dei partiti fondatori (se iscritti al Pd), gli ex premier, gli ex ministri, i titolari di cariche istituzionali e di quelle interne al partito i segretari regionali del partito, i 300 delegati regionali, i 100 delegati dai gruppi parlamentari (60 per la Camera dei deputati, 30 per il senato e 10 per l’Europarlamento), quelli delle mozioni non ammesse alle primarie. Un’assise di circa 1500 persone che avrà il compito di eleggere il Presidente del partito, il tesoriere, eventualmente i vicesegretari e i vicepresidenti,  i membri della direzione nazionale e della commissione di garanzia.

Cosa si voterà?

Il primo voto, dopo l’investitura di Zingaretti segretario, sarà per eleggere il Presidente del partito. Un voto a scrutinio segreto, per cui serve la maggioranza assoluta dei voti. Probabile l’elezione di Paolo Gentiloni. Subito dopo l’Assemblea eleggerà il tesoriere a maggioranza assoluta dei suoi componenti su proposta del segretario. E successivamente, sempre su proposta del segretario l’Assemblea procederà all’elezione di uno o due vicesegretari.

La Direzione nazionale

Ma non è tutto, perché sarà sempre compito dei delegati approvare la lista di 120 nomi suddivisi in maniera proporzionale rispetto ai risultati delle primarie del 3 marzo. Oltre ai 120 fanno parte della Direzione una serie di membri di diritto come il segretario, il presidente, i vicesegretari, il tesoriere, i capigruppo, i titolari di cariche istituzionali. A questi si possono aggiungere anche altri 20 personalità, con diritto di voto, del mondo della cultura, del lavoro, dell’associazionismo, delle imprese indicate dal segretario. Non sarà, invece, la giornata della segreteria che verrà indicata dal segretario in una riunione della Direzione convocata con specifico odg. Ma non solo, perché nel suo discorso all’Assemblea Nicola Zingaretti traccerà la linea che intende seguire, e la strada che prenderà il suo Pd.

Leggi anche: Paolo Gentiloni verso la presidenza del Partito democratico

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