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“Con la legge sul fine vita più certezza delle nostre libertà. Ora l’eutanasia”. Parla Filomena Gallo

Un decreto che destini alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei ad una gravidanza, un cambio di rotta su Ogm e modifica genetica verde, risorse per i disabili, figli a coppie gay ed eutanasia.

Sono solo alcune delle proposte che gli iscritti all’Associazione Luca Coscioni – più di 2000 – lanceranno al governo Conte il 5, 6 e 7 ottobre prossimi nel corso del XV congresso in programma all’Università di Milano e che avrà come tema “Le libertà in persona”.

Ne parliamo con Filomena Gallo, segretario politico dell’Associazione, che subito spiega: “Abbiamo scelto questo titolo perché la libertà è indispensabile alla vita. Viviamo nell’era delle paure e persino la libertà è presentata come un pericolo dal quale difendersi. Le proibizioni contro la ricerca scientifica e la libera scelta sul nostro corpo tolgono salute e speranza, rafforzando l’arbitrio del potere. L’Associazione Luca Coscioni è lo strumento per chi ha fiducia in una libertà, che è responsabilità e conoscenza, vissuta e condivisa per migliorare la qualità della vita e della democrazia. Quello di ottobre sarà il congresso del movimento per le libertà civili, l’alternativa alla politica della paura, un’occasione per ascoltare la voce dei ricercatori, delle persone malate e con disabilità e di tutti gli altri cittadini che si vogliono unire per conquistare nuove riforme laiche, dal corpo dei malati al cuore della politica. Ma diventerà anche un momento di riflessione su quanto fatto nei due Governi di centrosinistra, da cui, nonostante i grandi passi in avanti sul fine vita e le unioni civili, ci aspettavamo qualcosa di più, e sulle battaglie future”.

Partiamo dalla legge sul fine vita. L’attuale governo destinerà più risorse?
La legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento non prevede aumenti di spesa, ma la legge di bilancio 2018 ha stanziato 2 milioni di euro per la realizzazione di una Banca dati nazionale delle DAT. Di fatto tale somma deve essere utilizzata per questo scopo e speriamo in tempi brevissimi. Il ministro Grillo si sta attivando. Ricordo che i Cinque Stelle hanno votato compatti per l’approvazione delle DAT. Sarebbe un controsenso ostacolare l’effettiva applicazione della legge su tutto il territorio. Abbiamo chiesto, però, che sia inserita la notizia delle DAT nella carta sanitaria regionale.

Rispetto alla legge gli ospedali si sono attrezzati in modo adeguato?
La legge, come tutte le leggi, avrà bisogno di un breve periodo per l’adeguamento delle strutture utili a ricevere le DAT e a renderle conoscibili. La legge parte da principi base, fondamentali e cioè che nessuna persona, capace di intendere e volere, può essere costretta a sottoporsi a cure che non vuole. L’articolo 32 della Costituzione prevede il diritto alla cura per tutti, ma anche il diritto al rifiuto delle cure. La libertà personale è inviolabile, secondo l’articolo 13 della Costituzione. In questi anni sono stati i Tribunali ad affermare questi diritti. Oggi con una legge abbiamo più certezza delle nostre libertà. Aggiungo, però, che manca una campagna informativa, che dia informazioni base su tutto il territorio nazionale: come fare le DAT, dove depositarle, cosa fare in caso di rifiuto. Noi, come Associazione Luca Coscioni, cerchiamo di fornire tutte queste informazioni, anche sul nostro sito. Ripeto, una campagna informativa del governo, in particolare del ministero della Salute, sarebbe necessaria.

La legge non prevede l’eutanasia. Pensate di andare avanti su questo punto?
L’eutanasia rimane un reato. Fornire assistenza a chi ricorre al suicidio assistito è punito con la reclusione da 5 e 12 anni. L’associazione Luca Coscioni ha redatto una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia. Con altre associazioni e i Radicali Italiani abbiamo raccolto 67 mila firme, che sono state depositate nel 2013 alla Camera dei deputati. Si è arrivati ad una sottoscrizione sulla Rete di 103 mila persone. Sono trascorsi cinque anni, siamo alla seconda legislatura dal deposito e non si è ancora avviata una discussione. Nel programma di governo leggiamo che si vuole dare piena applicazione alle iniziative popolari. Dai programmi scritti bisogna passare ai fatti. Cosa si aspetta? Per questo motivo, il 13 settembre prossimo, anniversario dei cinque anni di deposito, abbiamo convocato una manifestazione presso Montecitorio dalle 11 alle 13. Abbiamo anche convocato una riunione dell’intergruppo parlamentare sul fine vita alla Camera. Dopo il 13 settembre riprenderemo a raccogliere firme fino a quando il Parlamento non si farà vivo. Questa legge servirà ad abrogare quei divieti previsti dal codice penale per cui oggi Marco Cappato e Mina Welby sono sotto processo, rischiando condanne dai 5 ai 12 anni di carcere. Divieti scritti nel codice Rocco del 1930, che non tengono conto del concetto di libertà di scelta, previsto dalla Carta Costituzionale del 1948. Il tema non è nel programma di questo governo. Ma dopo i primi 100 giorni c’è una scelta da fare. Si va in fondo o si fa finta di non vedere l’urgenza di queste materie. Con l’eutanasia ci sono altri temi su cui chiederemo attenzione.

Quali?
La legalizzazione delle droghe, la ricerca sulle staminali embrionali. Ci auguriamo che l’esecutivo non si giri dall’altra parte. Ho sempre pensato che in materia di libertà civili vadano difesi non solo i diritti acquisiti con legge dello Stato, ma anche quelle libertà fondamentali lasciate ancora senza tutela. E sono tante.

Cosa  chiedete al Governo del cambiamento in materia di disabilità? Marco Gentili ha fatto precise richieste…
Intanto c’è un ministero della disabilità e l’appello di Marco Gentili, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, chiama il ministro e il governo a dare attuazione ad un esercizio pieno di diritti, che passano sempre in secondo piano nelle agende politiche. La Convenzione Onu sui diritti dei disabili deve essere attuata a 360 gradi. Questo è il nostro obiettivo. I temi vanno dalle barriere architettoniche, alla firma digitale, alle politiche per una vita indipendente, all’assistenza, che è sempre in contrattazione. Di priorità ce ne sono tante, tutte sullo stesso piano.

Uno dei vostri cavalli di battaglia è la libertà di ricerca scientifica, da quella sulle cellule staminali a quella sugli Ogm. Cosa vi aspettate da questo governo?
Un decreto che destini alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei ad una gravidanza. Un cambio di rotta su OGM e modifica genetica verde in assenza di evidenze scientifiche che facciano permanere divieti, secondo quanto motivato dalla Corte di Giustizia.

Qual è il suo giudizio complessivo sull’operato dei governi Renzi-Gentiloni su libertà e diritti individuali?
Avrebbero potuto fare di più. E’ questione di volontà politica. Ma non parlo solo di Renzi e Gentiloni, ma anche dei precedenti Governi. Un esempio? Dal 2004, la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita non è mai stata riformata. Eppure quanti governi, quante legislature si sono succedute? Sono state le persone, le nostre associazioni a battersi per difendere da questa legge diritti costituzionalmente garantiti. Ancora oggi abbiamo divieti da rimuovere e lavoriamo per rendere fruibili tecniche di procreazione medicalmente assistita non più vietate. Però, la politica introduce ostacoli per l’erogazione.

Altri esempi?
Sì. 1999-2001: queste le date a cui risalivano Lea (livelli essenziali di assistenza) e Nomenclatore tariffario degli ausili e delle protesi. Quante proposte e richieste abbiamo fatto per un aggiornamento di tali atti? Ad ogni cambio di Governo c’era una riforma pronta che non vedeva mai la luce. Nel 2017 abbiamo salutato l’aggiornamento, evidenziando delle criticità fin durante i lavori preparatori. Risultato? Problemi per l’erogazione di ausili e protesi in modo adeguato perché non tutti gli ausili e le protesi possono essere reperiti con bando di gara standard. Per alcuni tipi c’è bisogno che a sceglierli sia la persona che deve utilizzarli. Avevamo proposto uno stralcio di dodici ausili dalla modalità di acquisizione identificata dal Ministero. Anche la XII Commissione alla Camera aveva emanato un parere in tal senso. Basterebbe fare un repertorio come quello dei farmaceutici per questi ausili, e sarebbe tutto più semplice. I Lea per la prima volta vedono l’inserimento delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Magnifico! Ma l’ex ministra Lorenzin, da un lato, ha dimenticato le tecniche di diagnosi preimpianto, lecite nel nostro Paese, dall’altro, individua un limite per l’accesso a queste tecniche, identificato nell’età di 46 anni, mentre la legge parla di età potenzialmente fertile e dà al medico la verifica della potenziale fertilità. Inoltre le tariffe per queste tecniche sono totalmente inadeguate e, quindi, il fabbisogno dei pazienti è disatteso oggi come ieri.

Legge sulle unioni civili. Un bel traguardo, giusto?
Ottima legge. Ma perché impedire a coppie dello stesso sesso di fare famiglia con dei figli? So che per governare servono i numeri, ed è importante il compromesso, ma non si possono eliminare dei divieti e crearne altri. Ora servirà una nuova legge.

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