Atac, perché il trasporto a Roma è a rischio

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L’azienda alla disperata ricerca di una fideiussione che però nessuno vuole concederle

Due mesi. Sessanta giorni. È questo il tempo rimasto ad Atac, poi il servizio di trasporti di Roma potrebbe non essere più garantito. Cittadini a piedi e lavoratori disoccupati.

In questo lasso di tempo la partecipata del trasporto pubblico deve presentare una fideiussione da circa 12 milioni di euro che garantisca la tenuta dei requisiti di idoneità finanziaria.

Solo in questo modo Atac potrà essere nuovamente iscritta nel Ren (Registro elettronico nazionale), il registro delle imprese, evitando lo stop. La proroga di sei mesi concessa è già scaduta senza che l’amministrazione riuscisse a concludere nulla. Per questo la motorizzazione, in capo al ministero dei Trasporti, ha avviato come previsto dalla legge le procedure per la revoca di concessione del servizio di trasporto pubblico.

Quella della motorizzazione è una prassi, ma di certo la situazione non è buona. Tutt’altro. Atac in questi mesi non è riuscita a trovare una banca che le concedesse la fideiussione. E come dargli torto? Dopotutto la società ha un debito da capogiro – 1,3 miliardi di euro – ed è finita in tribunale per i suoi debiti con una serie di creditori. E durante la prossima udienza, prevista per il 30 maggio, il tribunale valuterà il piano di rientro presentato dall’azienda.

Per questo il Pd romano in assemblea ha chiesto un consiglio ad hoc su Atac, fissato per il 24 aprile. In quell’occasione il Pd vuole ascoltare “soggetti istituzionali non solo del Comune. Dobbiamo vederci chiaro”.

Nonostante tutto l’assessora ai Trasporti Linda Meleo è ottimista, anche se non spiega i motivi di tanta fiducia nel futuro. Per lei si tratta di una questione puramente “burocratica” e nulla più. Ma intanto è partita in Campidoglio la corsa contro il tempo dell’amministrazione alla disperata ricerca di una soluzione interna: l’ipotesi potrebbe essere quella di proporre lo stesso Campidoglio o una delle sue società partecipate come garante con le banche per ottenere la fideiussione.

L’ultima spiaggia potrebbe essere l’udienza del 30 maggio. Dopo la decisione della giunta Raggi di approvare il concordato preventivo, evitando la gara prevista per la fine del 2019 e prolungando il contratto di servizio fino al 2021, potrebbe essere quella la data cruciale per Atac. Quel giorno in tribunale, l’azienda dovrà fornire delle risposte convincenti ai rilievi dei giudici. Solo se riuscirà a convincere i giudici potrà eventualmente sperare in una fideiussione ed evitare lo stop definitivo, cioè il fallimento.

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