Il killer di Manhattan istruito dall’Isis

Focus

Uzbeko, 30 anni, “agisco per l’Isis”

Un altro “lupo solitario” che agisce -per conto dell’Isis. E in effetti non solo nel suo computer sono stati trovati materiali del sedicente Stato islamico ma era stato istruito dai terroristi islamici. È lui che ieri ha seminato la morte a Manhattan, 8 vittime e diversi feriti. Si chiama Saypullo Saipov, 30 anni, uzbeko, era da tempo negli Usa ed era già comparso nei radar delle autorità federali. Ha detto: “Volevo uccidere ancora.

Negli ultimi due anni l’Fbi stava indagando su cinque uomini dell’Uzbekistan e uno del Kazakistan che stavano costituendo una cellula logistica dell’Isis. Non è ancora chiaro, però, se Saipov fosse uno di loro o un conoscente del gruppo.

Barba lunga, incolta, alla talebana, come impone una delle Hadith, le parole e le azioni attribuite a Maometto. Tra i documenti del killer gli agenti hanno trovato la Green card, il permesso di soggiorno permanente negli Stati Uniti, e un appunto che rivendica la strage nel nome dell’Isis.

Saipov è ora in ospedale, secondo gli inquirenti che lo hanno interrogato è “abbastanza collaborativo”.

Donald Trump ne ha parlato come un “debole di mente”.

Ecco i fatti di di ieri sera a Manhattan.

Alle 15 ocali (le 21 in Italia) un veicolo, un pick-up noleggiato da Home Depot, si è schiantato contro un gruppo di ciclisti su una ciclabile lungo l’Hudson per poi finire contro uno scuolabus della Stuyvesant High School nella zona meridionale di Manhattan. Siamo vicino a Ground zero, non lontano da Wall street, in un’ora di grande traffico anche perché é Halloween, festa molto sentita negli USA.

L’uomo alla guida è sceso armato di due pistole e ha aperto il fuoco, urlando “Allah akhbar”.

A bordo del furgone – dove è stato poi trovato un documento attestante la sua “fedeltà all’Isis” – ha lasciato la West Street, la strada che costeggia l’Hudson, e ha percorso per oltre un chilometro la ciclabile a tutta velocità, seminando morte. Sei persone sono morte investite, altre due hanno avuto un infarto e sono state dichiarate morte in ospedale. Dai tempi delle Torri Gemelle, questo è il primo attentato terroristico di rilievo a New York, cioè con un numero così alto di vittime. Nel pick up del terrorista, lo scritto in arabo: “Agisco in nome dell’Isis”.

Infatti l’uzbeko aveva aperto il fuoco, urlando “Allah akhbar” prima di essere raggiunto dai colpi dell’agente Nash, il primo a giungere sul posto. Quindi sono scattate le indagini. L’incubo di Manhattan è finito ma non è finita la paura. Ha detto il governatore Cuomo, insieme al sindaco Bill De Blasio: “La vigilanza si rafforzerà ma continuate ad essere newyorkesi”.

Le vittime sono, come detto, 8. Fra queste 5 cittadini argentini volanti a New Yorh per il viaggio della maturità, trent’anni dopo. Diego, Damien, Ariel, Hernan e Alejandro, cinque vite spezzate dal furgone che ieri è piombato sulla folla a New York. Arrivavano dall’Argentina, i cinque amici, insieme ad altri quattro ex compagni di scuola, tutti tra i 45 e i 50 anni. Avevano scelto la Grande Mela per celebrare quella ricorrenza così speciale: i 30 anni dal diploma all’Instituto Politecnico di Rosario, terza città argentina a 300 chilometri da Buenos Aires.

Inseparabili tra i banchi di scuola, gli ex ragazzi della classe 1987 avevano voluto concedersi una gita per ritrovarsi e per riunirsi con chi a New York si era trasferito. Arrivati da qualche giorno, nell’assolato pomeriggio di ieri avevano optato per una passeggiata in bici, per godere delle strade e dei luoghi più iconici di Lower Manhattan.

Una passeggiata in bicicletta, l’ultima.

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