Nel mondo di Jane. De Simone racconta la Austen e se stessa

Focus

Il delizioso libretto della giovane scrittrice, un percorso “virgiliano” fra le pagine di Orgoglio e pregiudizio

“E’ ormai cosa risaputa che a uno scapolo in possesso di un’ingente fortuna manchi soltanto una moglie”. Uno degli incipit più famosi, questo di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, in cui attraverso una manciata di sillabe già si respira quell’aura di – come chiamarla? – saggezza che pervade tutta l’opera della grande scrittrice ottocentesca inglese. Già, pensando al romanzo suo più famoso già citato, o a Emma o forse ancor di più a Persuasione, si rintraccia sempre una cifra inconfondibile che ti fa dire subito: sto leggendo Jane Austen, vestale di quella “saggezza” che informa, o dovrebbe informare, i comportamenti umani.

E’ una delizia, pertanto, imbattersi nel volumetto di Annalisa De Simone, giovane scrittrice già apprezzata soprattutto per due romanzi (Non adesso per favore e Le mie ragioni te le ho dette), dedicato con amore infinito proprio alla Austen e alle sue eroine: si intitola Le amiche di Jane (sopravvivere all’innamoramento con Orgoglio e pregiudizio) (Marsilio) ed è davvero lettura gradevolissima non solo per chi già ammira Jane ma anche per chi non conosce questa grande scrittrice e magari leggendo questo libro può accostarvisi.

Il fascino del libro sta innanzi tutto nella esegesi – tutt’altro che dottrinaria ma appassionata – dei romanzi della Austen, Orgoglio e pregiudizio soprattutto, con il passaggio in rassegna di momenti chiave spiegati alla luce della psicologia di Jane, in modo da rischiarare le passioni e le mentalità dei grandi personaggi austeniani, Elisabeth, Darcy, Wickham, Emma, Anne e le altre/gli altri, còlti nel loro armeggiare intellettuale, nel loro battagliare con i sentimenti. E già questa piccola impresa “virgiliana”, in grado cioè di condurci nel mondo della Austen, è prezioso titolo di merito.

A fronte di quella che abbiamo chiamato la “saggezza” della scrittrice inglese e dei suoi personaggi (da cui scaturisce – ma non sempre – il lieto fine) c’è poi lei, Annalisa, che scrive di sé, come nei suoi romanzi precedenti, con tratto dolente e inevitabilmente autoreferenziale, intriso di una certo inappagamento forse morale e comunque bel lontano dalla ragion pura di un’Elisabeth Bennet, l’eroina di Orgoglio e pregiudizio.

Il mescolarsi dunque di “saggistica” e romanzo tendenzialmente autobiografico risulta una buona trovata editorale che inaugura un “genere” (ci pare sia questo l’intento di questa nuova collana della Marsilio): far scrivere uno scrittore di oggi di uno scrittore di ieri, scartavetrando nella psicologia dell’uno e dell’altro.

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